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2015

Nadota adieu 
 
Nadota le 19 Janvier 2016
 
Chers fidèles de la Paroisse sainte Trinité chers amis,
 
Nous sommes de simples servants (Luc 17,10), et mon service est terminé. Après deux ans et trois mois, je considère la mission d’être le père fondateur accomplie, si bien que d’autres, avant  moi, ils ont solidement planté. A la moitié  de février une délégation provenant de Brescia, formée de p. Carlo, p. Marco, sr Paola et Claudio, donnera officiellement la Paroisse à Msg HOUNDEKON. Je vous dis  toute simplement deux choses : la première c’est  que l’on cherche tous de faire la volonté de Dieu. La deuxième, c’est que je vous ai beaucoup aimés. Je n’ai pas l’habitude de me tourner en arrière, j’ai plus d’espérances que de nostalgies. Néanmoins je vous porterai tous dans mon cœur et je garderai avec une jalousie divine,  les dons d’amour et d’amitié  que vous m’avez faits, parfois sans le savoir. Quant aux contacts je considère presque inutile de me chercher, cependant je ne vais pas disparaitre dans le vent; par la grâce de Dieu mon service à l’église va continuer.
Je vous recommande  une chose importante: gardez l’Unité de la Foi et de la Charité, en Communion avec Jésus, entre vous, avec le Curé, l’Evêque et le Pape. Mille activités ne font pas un Acte d’amour et de Communion au service des autres. Comme le dit Jésus même: il y a plus de joie à donner qu’à recevoir. (Acte 24,10)  Je vous prie de vivre ce mois, avant mon départ fixé pour le jour 7 mars, dans une active normalité. Ma présidence dans la charité continue jusqu’au moment dans lequel je consignerai les clés au vice-président de la Paroisse, Mr. Coco, et au Conseil Pastoral Paroissial. Tous les biens accumulés sont censés et restent comme des instruments utiles à la vie future de la communauté. Vous tous vous avez compris que Je représente un Diocèse, des associations, et plusieurs amis très sensibles et généreux aussi que vous. Gardez-les dans votre prière et votre action de grâce. 
 
Enfin j’ai prié l’Evêque d’attendre mon départ avant de nominer le successeur.  Dieu est amour … l’amour n’aurait jamais fin.                                                                
 
p. Mario Neva
 
 
traduzione
 
 
Lettera inviata ai fedeli di Nadota
 
Siamo dei semplici servitori,
 
... e il mio servizio è terminato; dopo  due anni e tre mesi, considero la missione di essere il padre fondatore come compiuta, sebbene altri abbiano solidamente piantato. A metà febbraio una delegazione proveniente da Brescia, formata da don Carlo, don Marco, sr Paola e Claudio, donerà ufficialmente la Parrocchia a M. Houndekon. Vi dico semplicemente due cose: la prima à che si cerca tutti di fare la volontà di Dio. La seconda è che vi ho voluto molto bene.  Non ho l’abitudine di girarmi indietro, ho più speranze che nostalgie. Ciononostante vi portero’ tutti nel cuore e custordiro’ con una gelosia divina i doni di amore e d’amicizia che mi avete fatto, talvolta senza saperlo.  Quanto ai contatti è del tutto inutile cercarmi, tuttavia  non scommpariro’ nel vento. Per grazia di Dio il mio servizio ecclesiale è destinato a continuare.
Vi raccomando una cosa importante: custodite l’Unità della Fede e della Carità, in comunione con Gesù, tra di voi, con il vostro Parroco, il Vescovo e il Papa. Mille attività non equivalgono a un atto di amore e di comunione a servizio degli altri. Come Gesu’ stesso dice, c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Vi prego di vivere questo mese, prima della mia partenza, fissata per il giorno 7 marzo, in una attiva normalità. La mia presidenza nella carità continua fino al momento nel quale consegnero’ le chiavi al vice-presidente della Parrocchia, Signor Coco, e al Consiglio Pastorale. 
Tutti i beni accumulati sono censiti e restano come strumenti utili alla vita futura della comunità. Tutti avete compreso che rappresento una Diocesi, alcune associazioni, e tanti amici, molto sensibili e generosi, come voi. Portateli nella vostra preghiera e nella vostra gratitudine.
 
Infine ho pregato M Vescovo di attendere la mia partenza prima di nominare il successore. Dio è Amore e l’Amore non avrà mai fine.   
 
mn

 
Misericordia e suicidio
 
Alberto Stasi si costituisce e varca le porte di Bollate proprio di fronte alla zona dell’EXPO. Non essendo tuttologo non voglio discettare sulla sentenza. Altri casi  di dominio pubblico attendono una sentenza definitiva: Yara Ganbirasio, il piccolo Lorys. Essi hanno in comune il crimine inequivocabile. Le tracce avvicinano il colpevole, quasi lo toccano; manca la ripresa della telecamera, la registrazione, soprattutto manca la confessione. Del resto I presunti colpevoli in modi diversi non riescono a produrre sufficienti motivazioni per essere scagionati. Nei tre casi avremo una condanna. So di dire una cosa ovvia, ma il peso del delitto, che io penso preterintenzionale, nei tre casi è schiacciante. Voglio dire che i tre hanno ucciso in modo disordinato, come mi pare tipico di chi non è abituato ad uccidere. Uno scatto d’ira, la perdita dell’aurocontrollo, un risentimento, la paura di essere scoperti, ecc. 
Non si puo’ certo pensare di mettere sotto sorveglianza il mondo intero. Ad Orwell anni fa era venuta una idea simile. Non aveva certamente previsto il contrario, e cioé che nella loro stupidità gli uomini amano farsi spiare e vedere, come nel grande fratello 1,2,3,4 e seguenti. Alcuni regimi totalitari hanno cercato di farlo ma il risultato più sicuro che è stato ottenuto è il controllo dei controllori: ad un certo punto tutti diventano spie e chi sa troppo viene eliminato. Il controllo quando ci vuole ci vuole... certamente fa’  impressione vedere i mafiosi baciarsi sulla fronte e sentire il ‘profeta’ che canta ‘volare’, mentre i sicari uccidono l’ex collaboratore a colpi di pistola. Ci si chiede pero’ a quale scopo le inchieste in corso vengano rese pubbliche, fuori e dentro il vaticano, quando ai cittadini onesti e non morbosi, forse una minoranza, la sentenza basterebbe. 16 anni dunque ad Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. 
Le cose che ho scritto naturalmente sono un pretesto. Essendo abituato a maneggiare la Scrittura e la Filosofia mantengo un sostanziale sospetto sui tribunali umani, che pur reputo importanti, se non necessari. Non entro dunque nella questione tutta attuale sui rapporti dei giudici con la politica, con la massoneria od altre entità nascoste o palesi. Il discorso è più vasto, riguarda la facilità con cui si sbaglia giudizio. So di dire un paradosso ma i casi più fortunati sono i casi più gravi e pubblici, quando, di fronte all’evidenza del crimine, i giudici e gli avvocati devono rendere conto ad una opinione pubblica informatissima, che segue passo passo le indagini e i processi. Negli altri casi questo non succede, il grado di approssimazione é alto. Ancora una volta quando il crimine é certo l’approssimazione diventa minima, ma in tutti gli altri casi sapremo solo alla fine che cosa sia veramente successo. Esiste certamente una percentuale di giudici e di magistrati che comprende la cosa e cerca di esplorare costantemente la propria coscienza, rispondendo a Dio e agli uomini della propria attività. Ma non facciamoci illusioni, non è sufficiente paludarsi all’inizio dell’anno giudiziario e sviluppare la retorica del diritto per ben giudicare.   
Era solo per dire che Alberto a Bollate incontra Battista. Se tutto va male i due resteranno in carcere insieme ancora dodici anni. Il confronto é utile. Con Battista il crimine non c’è. La piccola Aurora Fortunati, ora maggiorenne, non ha subito alcuna violenza sessuale. L’ansia di sua madre (non è un crimine) ha radici personali e famigliari. La neuroipsicologa Pagani dopo aver gettato il sasso in uno stagno infido si è defilata subito, incarnando un tratto tipico della moralità bresciana; ci resta allora da spiegare come, da un fatto inesistente, i magistrati Alessandra Chiavegatti ed Elisabetta Pierazz,i abbiano potuto inventare addirittura  una banda di pedofili, usando di fatto una violenza inaudita nei confronti di Battista. (leggi la biografia di Battista nel sito casoabbabrescia.blogspot.com) Praticamente hanno messo in moto la macchina giudiziaria senza verificare la realtà o meno dei fatti. Aggiungo che non potevano arrivare a tale verità perchè entrambe si erano dedicate, sebbene  in modo diverso, al tema pedofilia, attraverso tesi dottorale, pubblicazioni e interventi pubblici. Voglio dire che é stato Il tema a portarle e non la verità dei fatti. Succede a tutti quelli che studiano senza avere contatto con la realtà. A questo punto chiediamo loro di riconoscere l’errore, sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Nello stagno c’erano tante altre persone che si sono mosse al lancio della prima pietra. Ne è nata una epidemia colossale al punto che, molti tra coloro che accusano, non sanno di essere stati inquisiti. 
A suo tempo ho pubblicato, su richiesta, un libro sul suicidio[1] una riflessione e una ricerca dolorosa ma importante. Il caso Brescia ha provocato una vasta tentazione al suicidio, come del resto è avvenuto in Francia per un caso analogo. Solo la grazia di Dio ha fermato la triste risoluzione e ha ridato speranza e forza a chi ingiustamente è stato trascinatto in tribunale e in prigione. Ma Brescia non puo’ pensare di avere saldato il conto sbattendo un innocente in carcere. Certamente la misericordia prevale sul giudizio. Il Papa ha concesso l’indulgenza ai carcerati per i mali da loro commessi. (Misericordiae vultus) La porta santa é la porta della Cappella della prigione, in mancanza della Cappella, tutte le volte che entrqno ed escono dalla cella  varcano una porta santa.
Che ne dite?: Una sera in pizzeria con Aurora Fortunati, la mamma; i magistrati Chiavegatti e Pierazzi per decidere come liberare Battista ed evitare il suicidio morale di una intera città.

 
Inter Mirifica
 
Contro i mali del mondo, che ogni epoca considera estremi, è sempre valida la sentenza degli antichi filosofi, ripresa da Cartesio: correggere se stessi piuttosto che pretendere di cambiare il nondo.In questo modo la filosofia si avvicina discreta e provvisoria all’annuncio del Vangelo: salvezza vuol dire astenersi dal male, come insegna il Battista, ultimo dei profeti; con Gesù la prospettiva è nuova, del tutto nuova: Gesù opera un cambiamento radicale (metanoia) la cui conseguenza prima è il cambiamento del mondo e la prospettiva ultima la resurrezione, la vita aterna; naturalmente occorre spiegare perchè una prospettiva cosi ovvia e normale appaia ogni giorno di più démodée se non addirittura medioevale. Leggendo con fede le cose che dice Papa Francesco scopro che almeno la  testa è sulla buona strada. 
Rifletto su tutto questo e avverto che il mondo è sottoposto ad una forte tensione negativa che non permette rosee previsioni sul futuro nazionale e mondiale; occorre anche dire che la realtà è attraversata da una violenta pressione mediatica al punto che la situazione, a mio sommesso avviso,  si puo riassumere cosi: un pluralismo addirittura selvaggio, che in pratica vuol dire confusione di idee e che, paradossalmente, produce il pensiero unico ... su questo paradosso occorre riflettere. In questo posso dire di appartenere ad una stagione fortunata, nel senso che questo dominio pluralistico dei media indirizzato al pensiero unico o all’ uomo a una dimensione è stato previsto e profetizzato senza bisogno di sfere magiche o di visionari alla Socci. In poche parole ci siamo preparati: Dio ci ha donato la fede senza alcun merito, abbiamo anche imparato a pensare. Questo ci permette di scrivere al dimissionario Ezio Mauro, direttore di Repubblica, lodando alcuni articoli per il rigore dell’analisi, chiedendogli pure in modo pressante chi è lo scalzacani che nel giornale dirige la campagna a favore dei gay ed ora a favore dell’utero in affitto, che giustamente qualcuno ha definito abominevole. Ma non è da meno la laicissima Francia entrata in un vortice storico e tematico a dir poco drammatico che proclama ad alta voce il vuoto di contenuto di un laicismo che è buono solo per accompagnare la Marseillese e non viceversa. E perchè tacere che i metals chic del Bataclan cantavano kiss the devil on the tongue al momento della strage... e perchè non dire che il leader del gruppo è un ex prete? 
Per capire almeno in parte occorre leggere i documenti del Concilio. I mezzi sono straordinari, inter mirifica, ma l’uso è ambivalente...in pratica nulla si sottrae al tema etico del bene e del male. Lo stesso discorso vale per la scienza e per la tecnologia. Non si sottovaluti la cosa, è una chiave per capire eventi di portata mondiale, in questa ambiguita' della scienza e della tecnica colta nella sua radice morale è contenuto il nostro futuro.
Da una settimana non uso il computer; uno spam è entrato con un programma che cripta e rende inagibile tutto cio che trova. L’unico modo per uscirne è pagare il programma per decriptare a cinquecento euro; non sanno, i malfattori, che gli avari e gli idealisti sono disposti a tornare alle incisioni rupestri pur di non scucire i cinquecento euro. Io perdo solo una quarantina di lezioni di scuola  corredate di diapositive ed immagini, un abbozzo di un corso di filosofia del linguaggio e una ragguardevole biblioteca virtuale. La lezione è utile per riflettere, anche nel Vangelo il ladro serve solo a riflettere e a svegliarsi. Se passiamo dagli imbroglioni informatici alla pornografia, ci troviamo dinanzi ad un flagello dalle proporzioni colossali. Il caso estremo è la pedofilia online ma non meno grave il fatto che migliaia di giovani donne provenienti da tutti i popoli si espongano senza scrupoli sulle chat online al solo scopo di guadagnare denaro; naturalmente non hanno idea di prostituirsi, ma di guadagnare ... le avvisaglie di questa perdita irreparabile di umanita’ le abbiamo colte puntualmente vent’anni fa sulle strade alle periferie della nostra città.
Ma in tutto questo miscuglio caotico di bene e di male in che cosa consiste il pensiero unico? Naturalmente spero di aprire un dibattito costruttivo; altrimenti se usiamo il termine come una formula finiamo noi pure per far parte del detto pensiero. L’impresssione chiara e forte è che si sia perso il senso dell’origine e del valore delle cose, precipitati in un  approssimazione caotica tra realta’ virtuale e realta’ di fatto; è chiara ed accettabile anche la posizione opposta, forse non abbiamo perso, più semplicemente non stiamo cercando il senso e l’origine. Paradosso del paradosso, espressioni di vita apparentemente all’opposto confluiscono nello stesso clima di pensiero unico. Ora non è mia intenzione pianificare e uniformare cié che solo la nascita a la morte pianificano. Nondimeno, in questa prospettiva che cerca di necessità l’origine delle cose non c’è una grande distanza tra abortire i bambini e inquinare la terra, affittare l’utero e prostituirsi, costruire armi,  e usarle contro chi le ha costruite... sto affermando in poche parole che le manifestazioni estreme e anche diaboliche del male, che danno spettacolo di sè, piantano le loro radici in un mondo che ha perduto e non cerca il valore delle cose. 
Per manifestazioni etreme intendo dire certamente  il terrorismo islamico, ma, trovo ideologico e stancamente laico, cercare sia di dissociare l’Islam dal terrorismo, sia identificare il terrorismo con l’islam. Evidentemente c’è una complessità che va raccontata e che il pensiero unico rifiuta.
Ascoltando alcuni interventi dei nuovi politici formati ed assemblati via internet... si resta colpiti dal vuoto di idee. Vivere in funzione delle idee più o meno sbagliate degli altri, o come alternativa moralizzatrice è il déja’ vu ... è una forma di parassitismo ideologico, simile ai volatili che puliscono naso ed orecchie agli ippopotami immersi nel fiume. Come si puo' governare se non si conosce la differenza tra vero e falso, tra buono e cattivo?
Dunque, che cosa fare da grandi? Nessun dubbio: annunciare il Vangelo e aprire percorsi di filosofia; magari con un orto biologico davanti alla porta di casa e una piccola Chiesa per celebrare il mistero delle origini.

 
 

Carissimi amici di Brescia Benin,

 

                la Parrocchia Sainte Trinité de Nadota compie oggi due anni. E’ vero che a due anni un bambino ha più che mai bisogno della mamma e del papà, con i fratelli gli zii e i nonni, ma, è altrettanto vero che, a due anni, un bambino cammina da solo e parla da solo. Faccio notare che qui i bambini sono molto più numerosi degli adulti. Viene dunque il momento del distacco, già premeditato e pensato lungo il corso dei due anni, non stiamo infatti lavorando per noi stessi. Il termine di questa piccola impresa bresciana missionaria è fissato per il giorno 15 febbraio festa dei nostri patroni. La diocesi di Abomey riceverà in dono tutta la struttura e anche lo sforzo quotidiano di fare comunione con Gesù, di evangelizzare e creare iniziative aperte al futuro. Una esperienza davvero esaltante nella sua assoluta semplicità. Lascio ad altri i grandi discorsi sulla situazione del mondo, sulla  cooperazione, sull’immigrazione … tra di noi ormai sono più gli esperti che quelli che lavorano, come si addice a tutte le ‘decadenze’. Nadota, grazie a Dio, è una piccola dimostrazione della forza prorompente del Vangelo … è il Vangelo che ti dona le ragioni piene per vivere su questa terra in prospettiva della vita eterna. Una comunità di salvati scopre il dono della comunione e, dunque, tutto diventa, se non facile, certamente gioioso e pieno di vita. Nadota è fatta di persone, di sguardi, di sorrisi, di storie individuali e collettive, anche di povertà e di lacrime Per quanto riguarda la vita pastorale i fratelli africani hanno una attitudine spiccata alla relazione diretta ed intensa con il Signore, disturbata e talvolta mortificata dal supermercato delle devozioni importato dall’Europa, ho trovato addirittura la rosa mistica di Montichiari, dall’eccessiva pratica dell’esorcismo, dalla facilità di trasformare ogni cosa in un mercato all’aperto, e all’insistenza ossessiva per le raccolte denaro. Tutto questo non ci ha impedito di seguire una linea sobria dove si è parlato di Gesù come nella Chiesa delle origini, Gesù che ci viene dato dalla Vergine Maria per l’azione dello Spirito. Gesù incontrato nella lettura dei vangeli, della parola, e soprattutto nella celebrazione eucaristica, e infine nella adorazione. Per almeno quattro mesi su dodici siamo entrati direttamente nelle case per celebrare, leggere la parola, cantare insieme, sotto i palmizi e sotto gli alberi di mango. Bambini ovunque, ovunque la gioia. Praticamente abbiamo creato un oratorio.

Il gruppo di fedeli di circa 250-300 persone, molto coeso, ha accettato tutte le iniziative proposte con intelligenza. Qui le strategie e le organizzazioni sono sempre difficili ma l’esito va sempre oltre le previsioni. Questo implica una grande pazienza e che non si perda mai il filo dell’amicizia. Ci siamo avventurati dunque nel credito delle donne, nel giardinaggio a livello produttivo, nella informatica, nella musica, nell’alfabetizzazione, nella cinematografia. E’ il vangelo che ci dona l’idea, la motivazione per la quale vivere, è il rispetto e l’amore per la legge di Dio, che garantisce la libertà  dalla corruzione, ovunque diffusa.

Eccomi dunque alla fine di questa ennesima esperienza che va oltre la mia povera immaginazione. L’Africa non ci è propizia per il clima. Restano alcune cose importanti da fare.

Colgo dunque l’occasione per ringraziare tutti quelli che hanno aiutato e sostenuto l’impresa, cominciando dal nostro Vescovo, da don Carlo e da tutti gli straordinari amici che ci hanno accompagnato con la loro continua generosità. Mi sto organizzando per predisporre il futuro di alcune situazioni di povertà estrema che abbiamo accompagnato in questi anni, il completamento degli studi di alcuni ragazzi e ragazze meritevoli, il sostegno con progetti di autonomia per ragazze madri di cui sono stato il papa in questi anni; l’impegno a facilitare il lavoro ad alcuni giovani e l’accesso al matrimonio … il sostegno ad alcuni villaggi molto poveri soprattutto per le bambine e i bambini … insomma, contrariamente alla mia abituale discrezione, vi chiedo un ultimo aiuto a servizio dei più poveri che il Signore ci ha concesso di amare in terra d’Africa. Vi terrò aggiornati.   donmarioneva


 

 
Kiss the Devil
 
Devo confessare una colpa: appena ho saputo della strage del Bataclan  di Parigi e il nome del complesso, sono andato subito istintivamente a cercare il testo della canzone che stavano cantando; non avendolo trovato al primo colpo ho avuto subito la netta impressione che fosse stato occultato e che la nostra stampa franco-italiano-laica volesse evitare la questione inevitabile. Solo gli stupidi infatti non sanno che la metal music è orientata da anni e fin dalle origini al satanismo e dunque, di passaggio, è immersa nella droga e nella trasgressione estrema. Un po’ per intenderci quello che è successo con Charlie Hebdo: avendo fatto passare le vignette, non solo quelle su Maometto, io non sono affatto Charlie … volgarità, calunnia e sarcasmo, offendono l’uomo e la libertà.  Naturalmente tutto questo non autorizza alcuno a compiere massacri, piuttosto avvalora la tesi secondo cui i mussulmani fanatici stanno scaricando una loro crisi epocale su un occidente che al contrario sta consumando la sua crisi epocale. In sintesi io non sono né ‘Allah u Akbar’, uccidere nel nome di Dio è un peccato contro lo Spirito Santo, un peccato diabolico, ma non sono neanche un imbecille che da i baci al diavolo (questo il titolo e il contenuto del testo prima della sparatoria come ricavo dalla lettura di un sito internet). 
 
Lo scenario è surreale, se volete apocalittico, degno di uno scritto di  Bulgakov:
 
a)      tesi spontanea baciata da Ferrara e da Giovanardi: gli amici cantavano e ascoltavano sul diavolo e il diavolo puntuale è arrivato, con il suo bacio di morte … è tipica tesi causa ed effetto … sottende la diabolicità del terrorismo e della cultura trasgressiva. In poche parole i terroristi cercavano e gli altri se la sono cercata … un incontro.
 
b)      seconda tesi: i terroristi mussulmani cercavano  i luoghi della ‘blasfemia’ e ne hanno scelto uno fra i tanti possibili. Senza capire, ignoranti come sono, che ciascuno può farsi i ‘diavoli suoi’ senza per questo venire  ucciso … tesi mezzana, diremmo noi, infatti comunque  il diavolo lo stavano baciando, seppure in modo simbolico …
 
c)       terza tesi: è stata una casualità, come avviene spesso nella vita … la stupidità comune spiega più cose che il ricorso ad entità e a motivazioni extra umane …. Questa terza tesi piace ai laici illuminati, costretti a rimuovere troppi eventi della storia umana, che riesce ben difficile banalizzare …
 
d)      Mi limito solo ad osservare che il sottoscritto, per rivelazione divina comune a tutti i credenti, afferma  che il diavolo esiste e che lo si scopre nella misura in cui si riconosce nella fede il suo vero antagonista che è solo Gesù.
 
Aggiungo anche che sulla questione l’Islam porta più che una incertezza (poveri mussulmani); lo stesso Dai Lama che ci ha richiamati tutti all’illuminismo più puro, dovrebbe piuttosto dirci qualcosa sulle attività dei demoni tibetani scambiati per spiriti propizi. In sintesi non basta essere perseguitati per avere qualcosa di importante da dire a tutta l’umanità. Sto dicendo che il solo che può dominare la questione e rispondere ai quesiti è Gesù.
Giovanardi ha perfettamente ragione sulla questione gay e, Ferrara, ammiratore di Paolo VI e amico del nostro Tarantini, sbaglia a criticare Papa Francesco. Personaggi certamente non simpatici, ma l’occasione per me è stata buona, per leggere le Whatsapps (si scrive così?) dell’ex abate di Montecassino. Quanto basta per capire che la crisi epocale morde la Chiesa con la stessa virulenza del mondo laico e del mondo mussulmano. La nobile fisionomia dell’Abate, potere soldi omosessualità e droga, è facilmente rintracciabile in tutte le latitudini della Chiesa. Dico questo con la responsabilità di chi sa che il cristianesimo è la vera religione e che esercita il suo potere sugli uomini  se i cristiani si convertono. Quindi niente paura e soprattutto niente ipocrisie … siamo tutti nella stessa barca, se vi piace, nella stessa Chiesa e nella stessa umanità. Piuttosto riguardo alla Chiesa mi pare che, accanto all'evidente carisma del Papa, occorre una partecipazione più profonda dei vescovi, del clero e dei laici. Per ora non ci siamo affatto. Troppo facile considerarlo un 'uomo simpatico e spontaneo...E’ una occasione davvero epocale di cambiamento, una rinnovata riforma. Leggendo un ennesimo articolo di Socci scopro che il nostro ipercattolico prende ispirazione dalle apparizioni mariane e dalle visioni delle sante mistiche nordiche … la previsione è dunque apocalittica. Gli eventi e gli sconvolgimenti dentro e fuori la Chiesa saranno drammatici.
Io lascio volentieri Socci e i ‘soccini’ ai loro spaventi. Gesù mi offre ad ogni istante la possibilità di parargli insieme. Per  causa mia il dialogo diventa talvolta un po’ difficile, ma comunque ci si intende abbastanza bene, Lui è morto per me, lui mi dona la sua vita, con lui celebro la Divina Eucaristia. Gesù è Dio. Abbastanza per tenere il diavolo a bada ed avere compassione per lo schifo di chi lo bacia, per l’odio stupido di chi uccide  nel nome di Dio, di chi semina il panico e si crede più cattolico del Papa.

 
Si deve tacere
 
 
Quando mi è capitato, più volte, di vedere la morte che arriva, la sorgente della parola si è inaridita. Dinanzi ai fatti di Parigi mi trovo in questa situazione e so di non essere solo. Purtroppo molti hanno perso l’occasione di tacere, il silenzio è prezioso. Il vuoto è pieno di emozione per le vittime e per le loro famiglie. Diventa spontaneo rigettare l’Islam in toto, il Corano, il modo di porsi dei mussulmani nella vita normale, il loro estremismo perdente, suicida ed omicida. Spontaneo è anche il disprezzo, basta paragonare il volto luminoso di Valeria con queste fisionomie umane mancate, dove anche la bellezza ha abbandonato il campo decidendo di non collaborare con  il male. Ma ciò che è spontaneo non è sempre ragionevole e non è sempre ciò che conviene. Dunque ha ragione Wittgenstein, il don Milani laico, … di ciò di cui non si può parlare si deve tacere ….? Faccio notare che il pensatore austriaco, figlio di un fabbricante di cannoni, medita e scrive questa ed altre sentenze mentre arrivano dal Piave,  a grappolo,  le granate italiane, ultimando il suo trattato mentre è prigioniero in Italia. Lo spettacolo è straziante e il linguaggio umano va in tilt. Ma c’è di più: Wittgenstein è un giovane intelligente che ha l’illusione di ricominciare daccapo in una civiltà che ci porta da millenni … mancando forse di una profonda conoscenza del catechismo di Pio X, e certamente del pensiero filosofico e teologico antico, si trova a fare scoperte già fatte, rinserrandole in un ambito certamente angusto e limitato. Diventa dunque uno dei pensatori che cercano rifiutando la tradizione, peraltro gloriosa, di quelli che trovano. Una moda che attraversa il XX secolo fino ad oggi.
Qualcosa di importante dunque dovremo tornare a dire dinanzi all’incalzare degli eventi. Il silenzio è un grembo fecondo. Innanzitutto la retorica sui valori dell’occidente che dobbiamo difendere: quali  valori? La libertà? Attenzione che gli estremi si toccano. Sono i valori della Marsigliese, delle 24 campagne di guerra di Napoleone, sono le vignette di Charlie Hebdo o della Francia di Hollande? La mia è solo una colossale domanda; di fatto l’occidente è sotto attacco in un momento di perdita inesorabile di identità. Basta leggere cosa hanno scritto i maitre à penser parigini da Sartre in poi per comprendere come il problema , almeno oggi, sia duplice, un Islam stupidamente distruttivo in un occidente in banale declino.
Normale, pensiamo noi, nella storia di tutte le civiltà. Altre energie, altri valori, altra fatica e altro lavoro ci aspettano… in parte è sempre stato così … piuttosto interessa davvero sapere quale è e quale sarà  l’impegno del cristianesimo, della Chiesa Cattolica, nell’emergenza.
L’Anno Santo? A questo riguardo ricordo la riflessione di un santo secondo il quale le condizioni per ottenere misericordia sono tali che potrà usufruirne solo chi non ne ha bisogno, dunque chi è già santo... facendo le statistiche e guardandosi intorno pensava che al massimo una persona sola avrebbe usufruito dell'anno di misericordia.  E’ una battuta che io trovo molto simpatica ma che dice bene come si possa movimentare tutta la pentola con il rischio che tutto si sedimenti come prima.

Certamente il Papa è mosso dal suo carisma. La maggior parte dei cattolici non crede questa verità di fede che attraversa i secoli. A me questo papa piace o non piace è la classica frase catto-cretina, una occasione perduta per tacere. E’ evidente che se Gesù non ha scelto Pietro tutto il discorso cade. Noi riconosciamo in Pietro l’azione di Gesù, se Pietro, non è certamente il nostro caso, non è un pastore secondo Gesù ci presentiamo davanti a lui, come Caterina da Siena…
Mi dispiace fare dei nomi, ma leggendo un articolo di Socci e uno di Ferrara, gli estremi si toccano, mi rendo conto che esistono forti tensioni nevrotiche che accecano lo sguardo e il linguaggio degli uomini. La Chiesa non è chiamata  a conquistare il campo ma ad abbassarsi con Gesù entrando nelle cose, scendendo nel profondo degli esseri … questa potenza di trasformazione è inesorabile …
Dunque un tempo di conversione: almeno una decina di credenti che riescano a far propria la grazia infinita di Dio, sarebbe già un grande passo avanti, sarebbe utile anche per tutti quelli che come me perdono l’occasione di tacere ed hanno bisogno di esempi.
Nel frattempo si deve lavorare per correggere il Corano e qualche pagina della Bibbia, cui si ispira,…
Volete il nome di qualcuno che avrebbe  dovuto tacere: senz’altro madonna che si identifica piagnucolando con ‘noi’ , certamente il Dalai Lama il cui quoziente intellettuale non mi è sembrato all’altezza, e poi,  Salv… ma chi me lo fa fare di perdere il mio tempo con questi ….
 
Grazie ai genitori di Valeria e a un uomo rimasto vedovo e senza odio.

 
 
Papa Francesco in Africa: Visita alla baraccopoli di Nairobi. "Poveri emarginati da pochi ricchi"
 
 
COLORI
 
M. Negri  è l’espressione tipica della difficoltà a dominare la lingua, ne parla san Giacomo nella sua lettera. Una fatica immane che ci accomuna. Ma c’è anche la difficoltà parallela, quella di dominare le orecchie, che sono maledettamente due, e per qualcuno, che si considera libero ascoltatore in libero stato, sembrano fatte solo per spiare, accusare e deridere. Ne sanno qualcosa i due grandi giornalisti, inseritisi subdolamente nel menage della coppia vaticana, e ora seduti alla invisibile sbarra del Vaticano, come due bambini timorosi scoperti a rubare la frutta del vicino. L’avvento dei media e dei mezzi di comunicazione ha dilatato le lingue e moltiplicato le orecchie. O, come si suole dire, siamo tutti spiati; diciamo pure che siamo anche diventati tutti un po’ spioni …
Caro monsignore, non fare contorsionismi … vai dal Papa, prendi la freccia rossa, recita i salmi penitenziali in latino, così solo il tuo segretario potrà capire. In tre ore sei la, e chiedigli scusa. Il Papa ha appena firmato il suo libro intervista. Il nome di Dio è misericordia. La copertina è autografa. Il Papa scrive chiaro e diritto, lascia poco spazio alle illazioni e ai pettegolezzi. Non preoccuparti, non ti cambierà di posto con uno straccio di prete che si occupa di prostitute e di emigranti, di drogati e di ragazze madri. Molto probabilmente sarà lui a chiederti scusa, e a chiederti di pregare per la sua buona morte. Naturalmente ci si domanda: chi può fare il vescovo serenamente in una Chiesa così,  con la lingua allo stato brado, tra spiati e spioni mediatici? Alla fine l’unica cosa che davvero ci distingue è essere santi (oggi si usa coerenti) oppure no (nel Vangelo si usa ipocriti). Piuttosto, il monsignore potrebbe organizzare qualcosa per l’Africa, dove il Papa sta viaggiando, qui i negri come lui sono la maggioranza e anche simpatici, poveri e simpatici.
Ma veniamo ai Rossi: Valentino ha tenuto il campo per mesi e giorni con un gruppo di spagnoli. Geniali, spericolati, velocissimi … ma anche gelosi, invidiosi, permalosi, insidiosi, la sola cosa che si salva sono le ‘moti’ … insomma, talvolta vedendoli insieme raggruppati sembrano i sette nani senza Biancaneve. L’impressione aumenta a causa della bottiglia di spumante finale, di dimensioni inusuali, e a causa delle miss con tacco a spillo 12.
Ma c’è anche il Broker Rossi. Si è suicidato, e le parole mancano. Abbastanza per capire che la crisi interna della Chiesa tocca oggi i suoi livelli di guardia. I frati minori francescani speculano e investono il denaro dei poveri, che già, secondo la regola di Francesco, non dovrebbero neppure possedere? E non parlo di estranei, ma di persone che conosciamo bene sul territorio bresciano, e che hanno stabilito nel tempo solide relazioni con il gruppo di M. Negri. Naturalmente preghiamo per i frati che sono nostri fratelli e anche amici. Pecunia non olet dice l’adagio latino, certamente insufficiente a definire tutta la realtà e soprattutto le parole del Vangelo. Benvenuti dunque nelle grandi inchieste: lo IOR, mistero nascosto da mezzo secolo, i Camilliani, i Salesiani, la Congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione, I padri dell’immacolata di Santa Maria Maggiore, i legionari di Cristo, Montecassino ecc… sesso, potere, denaro. 
A proposito, le Aquile della morte hanno deciso di suonare ancora al BATACLAN di PARIGI  dopo la strage: errare humanum est perseverare autem diabolicum … 
 
KISS THE DEVIL.

 
L'Attico non è l'abitante dell'Attica e non è bianco e pallido come la luna...è un'altra cosa più chic, più in, più vip ... mi è stato chiesto un breve commento su ' Beati i poveri'; il testo si divide in due parti, la prima è di 1500 battute, la seconda con molte battute... misericordiamo è il tema del centro missionario per la quaresima … buona lettura!
L’idea del misericordiamo è intelligente e ricca. Ci ricorda che il Vescovo di Roma ha un carisma straordinario per l’annuncio del Vangelo, l’esperienza più alta e piena nella vita degli uomini sulla faccia della terra; proprio per questo la missione è fonte di gioia, sia per chi il Vangelo lo riceve e sia per chi lo annuncia. Mentre medito sul titolo apro la pagina delle beatitudini secondo Matteo, e, come si suole dire,  non mi sento all’altezza di un brano così semplice e così elevato, così umano e così divino allo stesso tempo … già, dire che non si è all’altezza è davvero ovvio e banale, è anche una scusa; per questo scelgo la via più breve ed efficace ricordando, ogni volta che leggo questa pagina, che Gesù apre la sua bocca e i discepoli lo ascoltano aprendo le loro orecchie. Dunque rileggo, ascolto, riapro le orecchie, rifletto in profondità, e mi accorgo che questo vangelo lo vedo ogni giorno con i miei occhi. L’altra sera sul far del tramonto ho cercato di raggiungere da solo la casa dove si recitava il rosario e, evidentemente, mi sono perduto. Ma siccome c’era una luna piena sopra l’immensa brousse, mi sono lasciato portare dal sentiero in terra rossa. Improvvisamente mi sono trovato in un villaggio, molto povero, e tutti i bambini al grido di YOVO, uomo bianco, mi sono venuti incontro circondandomi e trasmettendomi una gioia incontenibile. Ho pensato subito che erano contenti di vedermi, e che il Vangelo era fatto proprio per loro ma, evidentemente, anche per me.. Ritornando ho riflettuto, nel vento della sera, con una luna piena sempre più chiara e il canto dei grilli e delle cicale nei campi … In missione si parla sempre di soldi, anche perché non ce ne sono mai abbastanza, l’impegno è per le opere e troppo spesso si dimenticano i poveri … i Vescovi chiedono strutture e continuano a viaggiare per il mondo alla ricerca di fondi. La più alta forma di misericordia in realtà è annunciare il Vangelo cominciando dai poveri e dai piccoli … e perché no, annunciarlo anche ai ricchi, a condizione che non si abbia invidia di loro e non si scarichi su di loro il risentimento per la propria indigenza. L’amore autentico e l’amicizia vera non guardano nella borsa, ma scrutano negli occhi. Leggo che in Vaticano su un Attico prospiciente piazza san Pietro, mentre beatificavano i due grandi Papi, 150 invitati brindavano a champagne e tarallucci, prima di fare la comunione riservata … con tanto di anelli e monsignori … si trattava della nuova commissione incaricata di sanare gli scandali dello IOR, tuttora in corso … leggendo la notizia, mi chiedo: … ma non è che questa volta per davvero il vaticano brucerà! Un appartamentino per il Papa di 80mq a largo Boccea, e a turno, gli alpini volontari che mettono un po’ di ordine all’ingresso, come si deve  … magari facendo un contratto con la pizzeria sotto casa, ‘da romoletto’ quando arrivano gli amici, dall’America, dalla Cina, dall’Argentina … (Suvvia, sto scherzando …) Comunque a noi basta il successore di Pietro, che sia Francesco o Benedetto, ci sta sempre bene, insieme ancora meglio; noi siamo credenti in Gesù Cristo morto e risorto, e dunque … molta gente deve tornarsene a casa e trovarsi un lavoro, la Chiesa non ha bisogno di funzionari … troppi, troppi, inutili e soprattutto dannosi …  Anche questo è annuncio del Vangelo, vi pare? A proposito vi dico cosa si può fare con 4600 euro, il prezzo del lavello modello Monsignore Vaticano: 30 sacchi di riso, 50 sacchi di mais, 8 borse di studio, 25 operazioni ortopediche, 4 operazioni chirurgiche, 30 giovani al lavoro per un anno, 4 ettari dei terra coltivati, 10 biciclette per chi va scuola  a piedi, 100 donne  a microcredito e … cento volte tanto, le persecuzioni, la vita eterna … amen.

 

GIORNATA MISSIONARIA A NADOTA
LA PAROLA DI DIO E COME UNA SPADA AFFILATA A DUE LAME

 

COME SONO BELLI SOPRA I MONTI I PIEDI DI COLORO

CHE ANNUNCIANO LA BUONA NOVELLA

 

Evangelizzare
 

In merito alla giornata missionaria, pur considerandomi un pro tempore in Africa, spendo qualche osservazione. La prima è che senza alcuna previsione in merito, mi trovo in uno dei luoghi più tranquilli della terra. Forse perché non c’è il petrolio, non c’è il turismo sessuale; se non qualche sprovveduto pensionato con il codino grigio, che viene a cercarsi la seconda donna di quarant’anni in meno, e a fare improbabili commerci; senza riflettere sul fatto che qui i ricoveri non esistono, e che le donne giovani sono molto vitali e non sposano un vecchio per amore. E tutto per una ragione economica: la pensione qui, con una schiava in casa che fa tutto, vale quindici volte. Un posto tranquillo, soprattutto se considero la situazione del Continente africano in generale, del medio Oriente, dell’Asia, dell’Europa e dell’America, e faccio un semplice paragone davanti alla rubrica aggiornata e quotidiana dell’ANSA.it. Questo non vuol di re che i rischi non esistano. Non occorre la persecuzione o la guerra per avere degli omicidi in missione, basta il furto di qualche bandito sprovveduto, o, cosa più grave, il fastidio di qualche politico che non accetta osservazioni o intralci a traffici illeciti, come in Burundi. Qui l’insicurezza è dappertutto, la vita è esuberante e i rischi lo sono altrettanto. Rischi di salute tra zanzare, tifo ed epatiti. Rischio di incidenti. Olga, la nostra insegnante di francese, tornando dalla Nigeria su un Pullman, con la madre anziana, ha capottato tre volte, rimanendo illesa con la madre tra alcuni morti. Mi sono organizzato per i furti. Rifiuto l’idea della pistola, anche perché considero dei pistola quelli che le fanno e quelli che le vendono, e mi domando come mai certi specchi non funzionino e non parlino dalle nostre parti. Ho pensato al mitra di padre Jack, che sparava in aria per evitare le bande di Tirana; ma qui in Benin le armi sono sotto controllo e poi sparando in aria rischio di colpire uno dei passeri che continuamente, notte e giorno, mi tengono compagnia e mi ricordano che il senso della vita è un altro. E dunque ho pensato a un sistema medio. Prima di porgere l’altra guancia bisogna che gli altri ti colpiscano … ebbene, la mia difesa-offesa si sta concentrando su questo punto intermedio. Speriamo bene: quando dico che non ho niente la gente non mi crede. Anche perché  non sanno che quando aiuti non lo fai perché sei ricco, ma perché hai deciso di non esserlo. Quando poi riesci ad aiutare mille persone, nei casi più difficili e impensati, la soddisfazione è così fugace che non vale il rifiuto di un solo caso perché la richiesta supera le tue oggettive possibilità. Oggi è molto pericoloso parlare della propria vocazione, quando dici che stai cercando di fare la volontà di Dio, che dunque esiste una volontà di Dio, e che è normale e fonte di gioia seguirla, gli altri ti guardano con sospetto. Comunque la Missione non ha senso se non è Gesù a mandare, se Gesù non è presente, se Gesù non ti parla, se Gesù non ti ascolta. Il messaggio del Papa va soprattutto in due direzioni: parla della vita consacrata a servizio della missione e parla del punto di partenza della missione che sono i poveri. Quello che sta mancando alle missioni sono le persone che si consacrano totalmente alla causa del Vangelo. Da queste esperienze, che ancora si vedono da queste parti, nascono gli impegni degli altri al servizio, al matrimonio, all’educazione, alla scuola, al lavoro … è una catena, un fuoco e qualcuno deve accendere la scintilla. Trovo assai improbabile e problematico il desiderio di fare le cosiddette ‘esperienze in missione’; normalmente le missioni si riducono ad agenzie prematrimoniali tra i volontari, quando la cosa va bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rifletto poi sul fatto che  la scelta dei poveri è altrettanto importante. Evangelizzare i poveri vuol dire sollevarli dalla ristrettezza e qualche volte dalla grettezza delle preoccupazioni quotidiane. I poveri hanno il vantaggio di essere destrutturati, vivono alla giornata e se trovano il Vangelo autentico sono i primi a prenderne tutta la forza e tutta la bellezza. Naturalmente io sono realisticamente pessimista sul nostro mondo strutturato male: per essere chiaro voglio dire che arricchire vendendo pistole, abortire, aiutare la gente a morire, costruire e conservare bombe atomiche, incoraggiare l’omosessualità, affittare gli uteri, parlare di gender, fare turismo sessuale, trafficare gli esseri umani, praticare la pedofilia e giustificarla, frequentare e organizzare i centri massaggi, mettersi sulle chat-online, accusare e condannare gli innocenti ecc … il tutto sia nella stessa linea di una decadenza irreparabile, di una distruzione inevitabile e progressiva del mondo. E’ lo stesso tema variegato della perdita di senso  e di armonia che decompone il mondo. Concludo la riflessione mentre qui il tramonto è rosso fuoco e i giovani si stanno dilettando con i loro ritmi incalzanti. Ogni volta che noi mettiamo il dito nella piaga, qui un dito non basta, è perché abbiamo scoperto il rimedio, e ogni male del mondo è un luogo di annuncio della misericordia e dell’amore del Dio vivente. La verità bisogna sempre dirla, tutta. Un motivo in più per la Missione.

 

EXPO2015 e dintorni …

Non entro nel merito delle scelte politiche ed economiche di questi mesi che, se non altro, hanno liberato l’Italia dall’immobilismo. L’Italia è un paese sempre meno governabile. Dagli studenti che vanno in gita, sbagliando le uscite a causa di alcool e droga, ai Consigli Pastorali dove bisogna ricordare all’inizio che Dio esiste, la democrazia e la partecipazione hanno perduto in questi anni un elemento fondamentale, che è il buon senso morale, la condivisione di valori etici e spirituali fondamentali. Se i bravi ragazzi, innamorati della vita, si spinellano, e i parlamentari five stars pensano che la Rivoluzione francese sia ancora in corso, diventa difficile portare avanti un piano moderno di civilizzazione. Certamente l’accusa rivolta al senatore Cociancich, che ha stornato milioni di emendamenti pensati  dalla più grossa testa leghista, di essere manovrato segretamente da qualcuno, è ridicola, conoscendo da anni  Roberto, la sua autonomia e la sua intelligenza. Il resto sono opinioni politiche personali, simpatie o inimicizie, qualche volta invidia. Sarebbe interessante a questo punto allineare in una lista rigorosa quanti hanno previsto e forse desiderato la catastrofe dell’EXPO e si trovano davanti ad un successo strepitoso, dalle proporzioni epocali. Più umile riconoscere che il merito va a tutti quanti vi hanno lavorato, con capacità tecniche superiori, e soprattutto a Matteo che ha  governato magistralmente queste energie nuove. L’assalto ideologico in Parlamento e in Senato sulle coppie di fatto è dunque rinviato all’anno prossimo e il governo è destinato a durare ancora qualche mese. Le coppie di fatto sono un problema e un tema nazionale e mondiale. Gli uomini e le donne si mettono insieme senza prendere impegni giuridici tra di loro e con lo stato. In Africa è comune.  Il problema nel problema sono i figli, e le inevitabili trasformazioni che la coppia di fatto comporta. Se infatti il matrimonio diventa sempre più labile, a maggior ragione le coppie di fatto, che mancano di vincolo. Il tessuto sociale dunque è fisiologicamente destinato ad indebolirsi. In ogni caso il processo va a detrimento della demografia e della tenuta pedagogica di uno stato. Le gite scolastiche diventeranno sempre meno frequentate e sempre più rischiose. Questa tematica richiede una presa di posizione positiva, oserei dire pedagogica; la legge oltre a proteggere l’infanzia deve incoraggiare il mantenimento del vincolo. Ma, in questo problema, che dunque ha una precisa fisionomia e rilevanza umana e giuridica , si è violentemente e abusivamente inserita la questione gay: coppie gay, matrimonio gay, adozione gay, fecondazione con uteri in affitto, per aprire agli infecondi la porta della natalità. Parlo di assalto, e dunque di furore ideologico, perché la campagna, sostenuta irragionevolmente dal Corriere e da Repubblica, è all’insegna di una falsità che è importante smascherare.Chi non  è d’accordo, per ovvie ragioni etiche, diventa omofobo; si crea una ideologia gender, per giustificare e promuovere l’omosessualità.

Occorre dunque affermare che La relazione omosessuale è una questione del tutto personale che  ha una rilevanza politico sociale debole. Le minoranze devono essere rispettate ma non possono pretendere di ricattare uno stato. L’ostentazione di questo fatto e la volontà di equipararla in tutto al matrimonio sono segni di una corruzione mentale e sessuale dai risvolti inquietanti. Le leggi dello stato garantiscono già ampiamente i diritti e la libertà personale ma lo stato non ha alcun interesse a promuovere l’omosessualità.

E’ importante aggiungere alcune considerazioni sulla modernità che è presa a tema come una specie di prefilosofia in tutte le questioni che riguardano la sessualità. Confondere morale con tabu, valore con antiquato, pedagogia con proibizione, è l’effetto incrociato e duraturo di ideologie del XX secolo passate nel DNA europeo e italiano. L’identificazione poi dell’antico con la morale della Chiesa fa parte di questo ampio sistema di percezione prementale. Gli scandali ecclesiali, che sono limitati come numero ma presenti dappertutto, aiutano a rafforzare il clima e la tesi di un moderno, che poi risulta essere un indefinito indefinibile. Con l’omosessualità siamo a livello delle mutazioni genetiche, della manipolazione nucleare; la morale è il bene più prezioso per un essere umano, è la sua questione seria; moderno, ovvero attuale, è chi ha la percezione attuale più vera e più profonda delle cose. Matteo è intelligente e ha già scaricato la tensione sproporzionata sulla questione affermando il principio della libertà di coscienza. Si trova di fronte a un bivio. Deve decidere se la riforma politica in atto deve toccare solo i gangli del funzionamento democratico e dell’economia, o se l’Italia, primo tra i paesi del mondo, ha la forza sufficiente per stabilire quale debba essere il percorso etico e lo sviluppo umano di un intero popolo nei prossimi anni. Qui per una volta è necessario essere pessimisti. Quando un Berlusconi si paragona a Gesù, Vendola cita san Giuseppe indossando  l’orecchino, e il vescovo polacco fa l’outing rivelando quello che tutti già sapevano, la catastrofe ideologica è in atto.

Per concludere voglio ricordare che il padiglione Italia, si trova dinanzi al carcere di Bollate dove da alcuni mesi Battista soffre una ingiusta carcerazione. E’ l’occasione per rivelare un risvolto inquietante che tocca le questioni sopra esposte. Battista è la vittima clamorosa di una modernità fatta di:   madre accusatrice con fratello transessuale travestito contrabbandiere di anabolizzanti, genitori che si separano a sessant’anni  avventurandosi in convivenze trasgressive, magistrati donne che si cercano tra loro, esperti psicologi uomini che insidiano i ragazzi, associazioni contro la pedofilia condotte da ‘diversi’ in attesa di fare l’outing ecc ….  Insomma la mancanza di regole colpisce gli innocenti.

 

 
 
VOLKSWAGEN 
  
 
Confesso di aver trovato qualche mese fa stucchevole e assurda la polemica contro la Germania da parte della Grecia, e naturalmente da parte di alcuni italiani, la cui vocazione è quella di non centrarne mai una che è una. Il problema molto semplice, al di là del fatto che i paesi ricchi sfruttino i poveri, al di là del nazismo e del debito di guerra, la realtà è che comunque non si può vivere al di sopra delle proprie possibilità; a qualcuno la cosa riesce in modo improprio, come succede in tutte le burocrazie e in tutte le amministrazioni del mondo, il sistema prima o poi scoppia. Siccome nessuno o quasi accetta un esame di coscienza personale, l’esito può essere solo quello dell’anarchia o  della guerra civile. Non si può certo fare torto ai tedeschi se, dopo lo sforzo dell’unificazione, si sono organizzati meglio degli altri, sfruttando evidenti attitudini a fare le cose insieme e ad usare per il denaro e per l’organizzazione del lavoro il cervello. Nondimeno devo osservare che si tratta del classico caso di una potenza con i piedi di argilla. E’ impossibile pensare che in un mondo
in crisi ci sia una economia capace di restare su un piano superiore a lungo, considerando  l’assetto dell’economia globale e considerando soprattutto il fatto che la ricchezza della Germania deriva dell’export; e, si badi, non è l’export cinese, fatto di oggetti a basso costo e oggettini taroccati copiati a Lumezzane. L’export tedesco è l’export del benessere, o per usare una terminologia chiara, dove chi compra sono i ricchi. Questo detto, e sono opinioni, richiamo un pensiero formulato nella mia ‘brevissima’ riflessione sul fenomeno migratorio. Mi riferisco alla riflessione dove, parlando dell’attrattiva migratoria tedesca, sottolineavo che essa dipendeva dal mercato dell’automobile e dallo sviluppo delle tecnologie informatiche, ricordando che la fine di questo bengodi è già profetizzata per tempi, a lunga, a media e a immediata scadenza… ebbene, non lo dico con piacere, il momento sembra proprio venuto, con grande anticipo. Il mercato automobilistico tedesco, dato come primo nel mondo, è all’attenzione mondiale per diversi motivi. La stessa Angela Merkel ha svelato il 
segreto della potenza tedesca, invitando i grandi dell’automobile ad assumere gli immigrati. Angela ha dimostrato di essere una donna di qualità superiore, ma verrà un momento, forse è prossimo, in cui comanderà segretamente ai soldati l’uso della armi. Quello che si è visto della Germania di questi giorni è davvero incoraggiante, soprattutto se paragonato alle mamme valtrumpline che temono per l’incolumità dei bambini e li accompagnano a scuola, mentre se ho capito bene il pericolo più grosso per i bambini sono proprio loro, e quelli che all’inizio del terzo millennio paragonano ancora gli africani agli scimpanzé. La questione comunque non ha futuro, la pressione dell’immigrazione è di sua natura omnivora, è una violenza pacifica e ricattatoria. Ogni proclama positivo, che anche solo sfiori il tema dell’accoglienza, muove altre centinaia di migliaia di persone e alcune migliaia di trafficanti. Alcuni siriani sperano addirittura di essere sgambettati davanti alla telecamera, almeno, così si legge sui social. Ma c’è di più, tornando all’automobile: non so se è stata la richiesta della Merkel a scatenare la crisi, oppure il fatto che comunque le macchine italiane, alla fine, risultano essere sempre le più belle e le più veloci, dalla Ferrari in poi; sta di fatto che l’amministratore delegato della BMW, forse reduce da una grande battaglia psicologica, davanti al nuovo supermodello sviene in pubblico a Francoforte … come a dire: questo è il prodotto ma noi ci stiamo morendo dentro! E, come se non bastasse, la Volkswagen trucca il software delle emissioni e deve ritirare dall’America 500000 automobili, circa 11 milioni in totale (Ho capito bene!? Ma sono più degli abitanti del Benin!) … vuol dire che l’azienda si riprenderà nel 2025, se nel frattempo non ci sarà la caduta di un asteroide tra le sorgenti del Reno e la Selva Nera: perdita d’ immagine, caduta dei titoli, teste che saltano … faccio notare ancora che non si tratta del piccolo errore che si ripete alla catena di montaggio, ma di un subdolo calcolo tecnologico-economico, smascherato come si smaschera Pierino quando ruba la frutta. Roba da Camorra e da Sacra Corona Riunita. Adesso sono in corso gli accertamenti e si sta toccando addirittura il governo. Avverto che non ho una grandissima passione per i motori. Rifletto e considero ilfatto che a partire dal dopoguerra, se il mercato dell’automobile ‘tira’, tutto il resto funziona, in Italia come nel mondo; è vero che ci sono le nuove tecnologie elettroniche in via di sviluppo, ma non sembrano così stabili e così remunerative come il ciclo dell’automobile, da cent’anni a questa parte. La concorrenza asiatica è spietata e a basso costo.
Ma le considerazioni si dilatano. Automobile vuol dire petrolio. Vuol dire energia accessibile in quantità smisurata, vuol dire politica postcoloniale segnata dall’oro nero, vuol dire arricchimento smodato degli emiri, vuol dire impoverimento costante delle loro popolazioni, vuol dire multinazionali, vuol dire distribuzione di armi, vuol dire acquisto di beni di lusso e di squadre di calcio, vuol dire terrorismo, inquinamento dei mari … emigrazione … Lo so, è una indagine parziale, gratuita, terzo mondista, schifosa e pessimista … nel frattempo è chiaro che il mondo del motore a scoppio con le nuove prospettive di energia pulita e alternativa, appare sempre più una scelta dettata dall’interesse economico e non dall’interesse dell’Umanità. A questo ritmo Cina e India, quasi metà degli uomini, stanno viaggiando verso il suicidio ambientale, dal mio punto di vista nell’indifferenza della natura che, sembra, nella sua grandezza infinita, avere altro a cui pensare. Naturalmente non ho affatto l'idea che il mondo senza automobile sarebbe stato migliore. Chi vive in Africa sa cosa vuole dire la difficoltà quotidiana di muoversi. Quest’anno in Italia la vendita delle biciclette ha superato quello delle automobili. I tedeschi, ma anche tutti gli altri, ci pensino bene … una ricchezza mal fondata e mal vissuta attira una emigrazione caotica. Anche la Camusso deve rifletterci sopra; (abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo quando abbiamo saputo che il suo stipendio mensile al netto è di soli 3850 euro) il numero dei cuochi in Italia ha superato quello degli operai. Risulta dunque che le mense aziendali portavano con sé una carica di profezia. Del resto il numero dei cani a Milano ha superato il numero di bambini (120 mila cani, contro 85 mila bambini da zero a sei anni). Infine diminuisce il numero di matrimoni e aumenta il numero di … Cogito ergo sum.
 
 
 
TERZA GUERRA MONDIALE
 
Non posso decidere se il Papa abbia profetizzato o se il Papa, formulando l’ipotesi, abbia solo cercato di tirare il freno a mano, invitando tutti a evitare la terza guerra mondiale. Forse le due cose sono entrambe vere come è successo in altri casi. Il Papa ha preso come esempio la pacificazione tra Cuba e l’America, un fatto storico, positivo e reale, di cui in parte è stato il protagonista. Non amo il genere ‘catastrofe e distruzione’, ottimista di natura e per temperamento, consapevole comunque che la storia umana, fin dalle origini e fino al suo termine, è un campo di battaglia tra il bene e il male. Oggi sta diventando quasi impossibile non pensarci, se consideriamo l’attuale gioco di forze che è in atto sulla terra e la rinnovata corsa agli armamenti; senza bisogno di scomodare categorie sataniche o trame internazionali segrete. Alcuni amici dell’Opus Dei credono alla grande cospirazione ebraica. Io credo più nella alleanza tra il diavolo e la stupidità umana. Osservo che in un mondo così grande e sempre più complesso, se non altro per l’inarrestabile incremento demografico,
le cause che possono portare alla terza guerra mondiale o alla sua messa al bando, sono innumerevoli e convergenti. Alcuni fattori incontrollabili rispondono a questa logica-illogica e producono fenomeni che vanno aldilà degli auspici e aldilà delle previsioni. Vedi la nuova ondata migratoria dove è chiaro che il fenomeno supera abbondantemente il déjà vu e lo dimostra l’affanno e la difficoltà nel prendere una posizione pro o contro, e di cui i media sono uno specchio autorevole. Voglio dire che il ‘pacco’ è senza maniglia e sfugge di mano; supera tutte le analisi parziali del fenomeno, compreso naturalmente la mia; alcuni fattori poi, come la suggestione, la violenza, sono imprevedibili di loro natura, sebbene sia difficile stabilirne l’incidenza percentuale L’emigrazione di massa verso uno o due punti della terra non è certamente né logica né benefica. Con i mezzi tecnologici a disposizione oggi,  sarebbe cosa più facile fondare nuove città organizzate, sfruttando la vastità inabitata della terra. Basta fare un piccolo viaggio aereo fuori dall’Europa per capire che cosa dico. 
Così, allo stesso modo può avvenire per la terza guerra mondiale; i luoghi da cui essa potrebbe scatenarsi sono più di uno; anche Brescia, sebbene in posizione alquanto defilata, fa parte del gioco, con i suoi campi inquinati  e le sue 50 atomiche in fase di ristrutturazione.
Un gran pasticcio dunque, che viene da un gran pasticcio, con la possibilità che si arrivi sulla soglia della distruzione totale o ad un arretramento dell’umanità a posizioni quasi preistoriche. Del resto cento anni di cinema, soprattutto americano, hanno già creato il manuale di tutti i fatti che ci riguardano, dal terrorismo alla mafia, agli alieni, ai cataclismi, fino a giungere alle grandi potenze che si combattono. E non più solo America  e Russia. Ci sono Israele e gli Arabi, Ucraini contro Russi, Cinesi Giapponesi e Coreani, Indiani e Pakistani, Is contro Resto del mondo.San Giacomo ci domanderebbe da dove vengono le guerre che ci sono tra noi, e la domanda-risposta ci tocca personalmente, ci tocca nel cuore. Questa mattina commentando il Vangelo, la chiamata di Matteo, il commento è stato spontaneo: Fratelli, Levi-Matteo è un uomo malato. Gesù che viene per i peccatori lo guarisce, per questo siamo in festa. La malattia di Matteo è molto diffusa dappertutto, a Brescia come a Bohicon. E’ una malattia più grave e diffusa della malaria, è l’attaccamento al denaro, è l’avarizia. Molte volte sento ripetere qui in Africa, non abbiamo i mezzi, mancano i mezzi … 
scusatemi, capisco perfettamente la situazione, ma il problema vero non è la mancanza di mezzi ma l’attaccamento al denaro. 
Matteo trova una soluzione con Gesù. Si è arricchito riscuotendo le tasse in modo disonesto. Come quando i presidi delle scuole domandano un contributo per assumere giovani insegnanti o gli ufficiali chiedono un maiale o un tacchino per ottenere la promozione al loro protetto. Matteo di dissocia e lascia tutto, Matteo guarisce e diventa apostolo. Per questo, e solo per questo, siamo nella gioia.
Ecco dunque esplorata una ragione per cui la terza guerra mondiale non solo è possibile ma anche probabile; se volete continuo il ragionamento … è probabile a meno ché, come per Matteo, cambi la mia coscienza, la coscienza degli amici, dei presidi e degli ufficiali, cambi la coscienza morale. Anche i tacchini e i maiali vivrebbero più tranquilli e più a lungo. Dunque il Papa ancora una volta ha ragione, la terza guerra mondiale non è necessaria e si può evitare. Mentre scrivo questa breve riflessione sulle parole del Papa, sei giovani stanno innaffiando il grandissimo orto davanti alla casa … finalmente siamo riusciti a far partire la grande impresa agricola. Sono Elisée, Paterne, Jean-Claude, Romualde, Elias, Pacome … con loro collabora il piccolo clero, alcuni giovani della Parrocchia san François; con loro divido il mio stipendio e la mia speranza per un mondo diverso: prevediamo un raccolto per la fine di ottobre e l’esperimento continuerà per un secondo raccolto, dopo dicembre. Insalata, peperoncini, pomodori, fagioli, zucche, meloni,  manioca, arachidi e fiori , fiori freschi per l’altare . Il Banano e la Papaia danno già frutti per quest’anno, per gli Aranci e il Mango aspettiamo ancora due anni, forse sarò altrove. Contemporaneamente il gruppo gestisce due ettari a Dan, località  a trenta km di distanza. Seguono le attività in altri tre centri da noi finanziati con un accordo di restituzione del capitale in natura (mais e fagioli , per distribuire ai poveri) … . Il credito alle donne si è moltiplicato e sono ora un centinaio; un gruppo a Nadota, due gruppi nei villaggi, si aggiungono alle quaranta persone già finanziate nel passato in fase di restituzione. 
La sera ci troviamo a discutere a pregare  e a preparare le attività per i giovani. Edmond è un cuoco di prima classe che non sa cucinare gli spaghetti. Premetto che sono tutti giovani universitari capaci a lavorare la terra e a fare l’allevamento, lavorano sodo. Il mio ragionamento è molto semplice: se trovassero la possibilità di specializzarsi nelle tecnologie agricole, se potessero in breve diventare proprietari di un pezzo di terra per farsi la casa, potrebbero già fissare come meta il loro matrimonio; per questo dovrebbero poter lavorare con una certa garanzia almeno quattro cinque anni. Avverto che la materia prima in Africa non manca ed è soprattutto di alta qualità. Sto parlando delle ragazze africane, esempio di femminilità vera, sobria bella in tutto, quello che basta per vivere e far vivere gli altri. Il lavoro della terra infatti rende a condizione che  si formi un gruppo solido, capace di seguire tutto il processo del prodotto agricolo, fino al consumo e alla vendita; occorre un gruppo di amici che condivida la fatica e non metta al primo posto il denaro … un
gruppo di ‘mattei guariti’ capace di curare i propri affari senza danneggiare gli altri. 

Mentre penso e sogno queste cose, consapevole di dare, con tanti amici bresciani, il mio piccolo contributo per evitare la Terza Guerra Mondiale, penso anche a tutto il bene che mi è stato concesso di fare senza alcun merito. Talvolta sono sorpreso a vedere delle ottime persone, tra il volontariato, che cercano e trovano riconoscimenti pubblici e sottolineano con evidenza le loro conoscenze altolocate, negli stati africani con i Ministri e i Presidenti della repubblica. Avrei davvero paura di una situazione del genere … quando la piccola Lidye, di 6 anni, alla fine della messa viene a prendere la benedizione tutta sorridente, dopo aver suonato il tam-tam con precisione ed entusiasmo, penso che dire il centuplo sia troppo poco. La divinità è li a un passo, nascosta dietro un sorriso, dietro il gesto di una carezza e di una benedizione. Penso che don Marco potrà dare a tutti la testimonianza forte di quello che sto dicendo. Insieme abbiamo condiviso un mese del tutto singolare, singolare anche per me che ci sono un po’ abituato. Sto componendo una riflessione trattato sulla filosofia del linguaggio … i ragionamenti filano ormai in francese, anche questa mutabilità, una lingua diversa, per lo stesso pensiero, porta con se un fascino di verità incredibile. Questo mi serve per non disperdermi.
In verità dovrei essere triste … dopo quattro anni di permanenza africana, abbiamo subito il primo furto organizzato, che ci ha messo in ginocchio per la corrente. Abituato brescianamente ai furti, non mi sono agitato, ho solo fatto come i segugi quando vengono feriti, usando la lingua e rantolando un po’ tra me. D’altronde pochi giorni prima Gesù ci aveva avvisato nel Vangelo che il ladro viene di notte senza avvisare, come il Figlio dell’Uomo del resto. Nel nostro caso i ladri hanno trovato una splendida luna piena; malati in modo incurabile i ladri non guardano la luna. Dunque Gesù ha sempre ragione. In un altro brano dice di non accumulare tesori, naturalmente dobbiamo stabilire se si riferiva anche ai pannelli solari e all’accumulatore. Se vuole che viviamo come i passeri e come i gigli dei campi, evidentemente deve darci più energia. Dire estate qui è difficile. Certamente un periodo di grande intensità. Ora i ragazzi tornano a scuola, il numero delle richieste aumenta, il bene che si può fare immenso … io speriamo che me la cavo,  Costanzo  e C stanno organizzando la spedizione del Container …I passeri ormai hanno stabilito di vivere sugli eucalipti davanti alla casa; ogni tanto lasciano cader il nido per ricostruirlo di nuovo, li vedi a mezzo km di distanza e quando ti avvicini cantano gioiosi … quando vedo i bambini con la fionda avvicinarsi minacciosi dico loro di rispettarli e loro mi ascoltano … nella piccola Chiesa il centro è ormai la Divina Eucaristia, ieri alla messa i posti erano quasi esauriti … forse pregando e lavorando insieme riusciremo ad evitare la terza guerra mondiale.
 
IMMIGRAZIONE
 
un breve pensiero sull'argomento del giorno... (don Marco ha riso a causa del 'breve'...)
 
A suo tempo mi sono trovato immerso nel vortice dell’accoglienza migranti.  Che si trattasse di un vortice complesso e talvolta rischioso fu chiaro a tutti già nell'ormai lontano 1989, quando avvenne la prima regolarizzazione irregolare italiana e fu firmata la legge Martelli ….  Naturalmente abbiamo praticato l’accoglienza al limite del possibile, eravamo un gruppo di amici. Il fenomeno, a pioggia, proveniva soprattutto dal sud del mondo, compresa l’area medio orientale, fino all’India e al Bangladesh, e fu accompagnato da due ondate successive e concomitanti: la prima  dovuta alla progressiva caduta delle frontiere con l’Est Europa e l’apertura di una stagione di forte instabilità economica, ancora oggi perdurante,  nell’Europa ex comunista; dall’altra il crollo appena appena successivo, 90-91, della dittatura albanese, che data la propinquità con la Puglia, creava un flusso anomalo e particolarmente intenso, successivamente rientrato, se non altro per una questione demografica; gli abitanti dell’Albania infatti sono di gran lunga meno numerosi degli abitanti del Marocco, della Romania e della Cina. Il fenomeno migratorio toccava tutta l’Europa con alcune mete preferite, ovvero le grandi capitali del colonialismo europeo. Piste tracciate in più di cento anni di storia dell’Europa Coloniale e Capitalista, che già dal dopoguerra erano diventavate piste di riflusso e di ritorno la cui natura era ed è soprattutto linguistica. I francesi non possono certo lamentarsi se ancora oggi vengono in Niger a prendere l’Uranio lasciando le scorie a cielo aperto nel deserto. Gli africani francofoni parlano molto bene il francese e lo stesso si deve dire degli anglofoni per l’inglese. Il periodo postcoloniale, con le sue luci e le sue ombre, meriterebbe certamente analisi puntuali, solo infatti l’ignoranza storica ci fa trovare davanti a fatti che sembrano improvvisi ma che in realtà sono stati incubati nel tempo passato. Dunque nell’analisi, se volete nell’ermeneutica di quanto oggi accade, occorre praticare lo sforzo di parlarne cercando in ogni cosa di rintracciare una legge universale e necessaria, quella della causa e dell’effetto, o meglio, quella delle concause e degli effetti, che sono innumerevoli.
L’Italia, si suol dire, non ha un grande passato coloniale, spesso si definisce come Il popolo meno colonialista dei paesi colonialisti … per sfatare questa rimozione storica, che riguarda soprattutto l’epoca fascista, basterebbe raccontare circa i rapporti dell’Italia con la Libia, la Somalia, l’Etiopia e l’Eritrea … ci sono verità dunque e menzogne in questo luogo comune.
Forse i paesi post coloniali hanno coltivato l’illusione, aggiungiamo noi, che, dopo la stagione del dominio e dello sfruttamento, dopo aver esportato in quei paesi due guerre mondiali, dopo aver piantato ovunque centri petroliferi, aver venduto armi senza regole ed aver maldestramente gestito i rapporti con le diverse dittature, … il rientro immigratorio potesse essere regolato da leggi appropriate e ancora una volta convenienti. Infatti è tuttora conveniente ad ogni paese ospitante accogliere le intelligenze migliori, le personalità più equilibrate, le donne più belle, gli atleti più capaci, le economie ricche di materie prime, autosufficienti, la manodopera qualificata e formata e disponibile ad un giusto rapporto di lavoro, i mercati in grado di assimilare ed usare l’usato, soprattutto automobili e pensionati in cerca di donne giovani. 
Risultava abbastanza chiaro nel 1989 che l’Italia, la Spagna e la Grecia, i punti di approdo, non fossero che mete di passaggio in attesa di raggiungere Parigi, Londra, Berlino; infine la Germania, dopo la caduta del muro di Berlino e la riunificazione, che dal dopo guerra esercita un fascino lavorativo anche per gli italiani,  e, aggiungiamo noi, almeno finché il mercato dell’automobile e delle tecnologie elevate resta in espansione (qui le profezie si consumano, chi parla di qualche anno, chi di cinquant’anni e chi di qualche mese). Ma il fenomeno migratorio (in Italia almeno 5 milioni di persone in 25 anni), presentava già dall’inizio i suoi innumerevoli aspetti. 
In questa prospettiva, essere cioè l’Italia dichiaratamente una meta di passaggio, un risultato finale di energie e di slanci che si contrastano, piuttosto che una vera e propria scelta, rende tuttora problematico il tema della cittadinanza; in questo caso la cittadinanza può interessare solo per motivi di convenienza economica e non certamente per motivazioni morali o di carattere ideale. Soprattutto quando, come nel caso di cinesi, nordafricani, pakistani e indiani, si fa di tutto per organizzarsi tenendo i legami con la madre patria, mantenendo in toto la propria cultura e i propri vincoli culturali. Le esperienze di Parigi, Londra, in questo senso, precedono le nostre stanche riflessioni di almeno trent’anni. Ma nella complicazione sul tema della cittadinanza pesa il fatto, oggettivamente positivo della nascita di circa un milione di bambini da genitori stranieri sul territorio nazionale. Il fatto ha impegnato intensamente il settore educativo e scolastico e l’esperienza è ancore in fieri, non ancora completamente assimilata.
Il tema acquisisce delle connotazioni del tutto particolari in Italia e in Europa se consideriamo il fatto religioso. In particolare l’Islam. Il problema si è presentato e si presenta tuttora in un’Italia che vive una ambiguità di fondo per il persistere di un laicismo che combatte e osteggia una Chiesa che di fatto non c’è più, che non trova più il suo corrispettivo nella Chiesa del dopo-Concilio. Criticare la Chiesa e permettere  ai mussulmani un culto senza regole, senza alcuna sintonia con la cultura italiana e con evidenti provocazioni a livello politico è quantomeno problematico; questo è un invito a non essere sprovveduti in una questione ancora una volta così complessa e tale da restare avvolta da una sostanziale ambiguità. In specie, sia il rifiuto ossessivo che l’accondiscendenza totale sono certamente fuori posto. Naturalmente siamo d’accordo con gli islamisti quando dicono ripetutamente che non possiamo fare coincidere l’Islam con il terrorismo, e il fanatismo con la cultura araba e mediorientale, fino all’Indonesia e al Pakistan. Il messaggio è ricevuto, si possono sfoderare i proverbi di circostanza del tipo, fa’ più rumore l’albero che cade di un albero che cresce. Ma la situazione di fatto è complicata dalla natura non uniforme ed univoca del fenomeno prima ancora che ci raggiunga. L’islam profondo e religioso ha una grande rilevanza morale , ma esiste anche l’Islam ipocrita come in tutte le religioni legaliste, il rifiuto stesso dell’Islam all’interno dell’Islam, in poche parole non arriva a noi una corrente uniforme, ma una corrente ambigua e conflittuale dove, come sempre, il male si mescola con il bene; il male si allea con il male e il bene con il bene, è una legge primordiale, si moltiplicano così i punti di vista ed è assai difficile prevedere una pacificazione armoniosa della questione. 
Se si vuole essere statistici, il fenomeno immigrazione è più positivo del previsto, ma l’impatto psicologico in questo frangente storico è certamente negativo …  non aiuta né la nevrosi leghista Lepenninica né il demagogico boldrinismo.
In sintesi, contrariamente certo ad altri paesi, l’Italia si presenta a questa sfida multiculturale con un profilo problematico e dimesso che le impedisce da anni di guardare in faccia gli immigrati chiedendo loro il rispetto del popolo in cui sono arrivati e delle sue regole, della sua cultura e della sua religione. Mancando questo livello, parlano le interiora, come nel caso leghisti, o parla una demagogia stanca e prevedibile, abituata a toccare i problemi senza affrontarli.
Per completare il discorso sull’immigrazione occorre aggiungere altri particolari importanti.
Innanzitutto è continuato in questi anni il flusso dall’America Latina dovuto al veto migratorio del nord America, dunque ancora una volta mete surrogate. Inoltre rimane forte la pressione cinese, un misto di mafia e di intervento statale che letteralmente ‘sfiata’ milioni di cinesi, collocandoli ad arte in diverse parti del mondo. I cinesi di Brescia, per fare un esempio, sono quasi tutti della medesima regione. L’immigrazione cinese è un fatto mondiale, previsto già negli anni cinquanta (nel film di Bergman un protagonista ossessionato si suicida al pensiero dei cinesi che arrivano), e conserva caratteristiche proprie, tra le quali spicca certamente la forza lavoro, la disponibilità di denaro liquido e il cinismo umanitario, uno schiavismo voluto e accettato, oserei dire culturale o, più precisamente, post culturale. Parliamo infatti di una venerabile civiltà, che dopo la parentesi coloniale e comunista, quest’ultima ha fatto pulizia del passato in modo violento, si affaccia freneticamente ad una modernità che in Europa è maturata nei secoli. L’impatto cinese è soprattutto demografico, rappresentando i cinesi un quarto dell’umanità.
E qui si apre inevitabilmente un capitolo ancora più problematico:
la crescita  della malavita. Basta considerare in Italia la crescita esponenziale del numero di carcerati stranieri. Innumerevoli fatti di indubbia gravità turbano quotidianamente la convivenza civile, sono fatti oggettivi che la propaganda leghista enfatizza stupidamente, accrescendo il problema, e che la demagogia populista vuole relativizzare mettendo in luce improbabili statistiche ad uso della stabilità dei governanti. Questo fatto, la crescita della malavita, ha una duplice fonte: la prima è il luogo di partenza. Infatti solo quando ci sono relazioni chiare  e oneste, tra persone, associazioni e organismi autorizzati, l’immigrazione avviene in modo legale e produce effetti oltremodo positivi di integrazione sia culturale che economica. Appartengono a questa casistica  la maggior parte dei ricongiungimenti famigliari. Per il resto il livello di corruzione che caratterizza i luoghi di partenza raggiunge livelli talvolta intollerabili e incontrollabili. Bisogna dunque sapere che ogni nostra apertura, ogni legalizzazione anche solo proposta e ipotizzata, penso alle sanatorie, alla cannabis e alla prostituzione, non solo produce la crescita delle dipendenze, ma produce soprattutto l’intraprendenza e la crescita del volume delle attività delle organizzazioni malavitose: il denaro si reperisce progressivamente cominciando dalla prostituzione, i furti, con la droga, con le armi e con il traffico massiccio di esseri umani. Quando poi scoppiano conflitti, come in Siria, la tendenza è che tutti diventano siriani e il traffico internazionale riceve un motivo in più per svilupparsi in modo quasi improvviso e anomalo. (ferma restando la tragedia del popolo siriano. Nel 2000 ho visitato tutti i luoghi oggetto oggi di distruzione, già allora pensavo di trovarmi dinanzi ad un popolo civile sottoposto ad una stupida tensione di guerra. All’occasione abbiamo incontrato padre Paolo dall’Oglio).
Se questo è il punto di partenza, non meno problematico è il punto di approdo. Le avvisaglie di questa assimilazione del crimine straniero attraverso le migrazioni si ebbero negli anni 80, quando, grazie anche alla connivenza delle forze dell’ordine, penso a Brescia, la prostituzione di alto bordo cominciò a entrare nel tessuto malato dei night e nei locali notturni. Senza essere per forza dei puritani, si può constatare che night e discoteche sono luoghi di corruzione morale della gioventù, che tendono a diventare fenomeni di massa. Dobbiamo anche affermare che gli episodi di corruzione delle forze dell’ordine sono fatti limitati di fronte al grande lavoro e talvolta ai sacrifici sproporzionati delle forze dell’ordine per arginare i fatti malavitosi, anche qui una verità non sopprime l’altra. Ma, d’altro canto, le organizzazioni malavitose devono venire in contatto con le organizzazioni malavitose locali per avere libero accesso e libero spazio di azione,  limitato al fatto che i nuovi traffici incrementino gli antichi o almeno non li mettano in pericolo. E’ il caso della prostituzione nigeriana, proveniente da Benin city, senza alcuna spiegazione culturale convincente, se non il livello di delinquenza famigliare, che peraltro è anomala anche per gli africani. Mi informano che  a Palermo la mafia ha detto no, e dunque non si vedono donne nigeriane per strada. Nel frattempo i mafiosi fanno saltare in aria i magistrati e gettano le loro vittime nell’impasto del cemento armato, contrari comunque alla prostituzione di colore.
Ma bisogna anche aggiungere che l’aumento della presenza della delinquenza straniera conosce  cause ancora più profonde; la prima ci riguarda ed è il calo di tensione demografica, morale e economica dell’intera Europa. E mi riferisco soprattutto all’ Italia fanalino di coda demografico che oltre tutto deve prendersi cura delle coppie gay. Naturalmente ciò non riguarda tutta la popolazione italiana e tantomeno i tutti i suoi giovani, ma è un fatto che la gioventù è particolarmente colpita dalla droga, i cui esiti nefasti fanno concorrenza ad una vera e propria guerra. Il consumo di droga in occidente, europeo e italiano, è intollerabile, un fallimento etico a cui si vorrebbero aggiungere le leggi che ratificano tale fallimento. Con la droga si deve mettere in gioco una problematica più vasta: quella di  una generazione che vive in funzione del divertimento e non dell’impegno di vita e di lavoro; la generazione della movida del sabato, a base di alcol e tempo buttato, che sta diventando sempre più il venerdì, il giovedì e ogni altra sera della settimana. Una generazione che perde il contatto con la realtà, vittima della realtà virtuale, Considerazioni analoghe dobbiamo farle per la prostituzione richiesta dai nostri connazionali. E in genere del consumismo. Ci pare anche che il rapidissimo sviluppo economico asiatico non conosca freno,  e soprattutto sia una accettazione acritica del consumismo, con effetti morali anche qui devastanti.
Come si vede non rinuncio ad affondare il coltello nella piaga, la nostra società ha bisogno di verità e in qualche caso di chirurgia. Chi parla è un ottimista che non rinuncia all’impegno, così come non rinuncia a dire la verità.
Ma qui bisogna portare un ulteriore chiarimento.
La qualità etica media di coloro che ci raggiungono, parlo della gente normale, appare ancora una volta ambigua, nel senso che accanto a livelli morali esemplari, a persone formate per il lavoro e formate culturalmente, il movimento migratorio presenta lacune di carattere morale, con gente disposta a tutto, vincoli famigliari aleatori, impegni precedenti di formazione e di lavoro assenti; tutto ciò crea una disposizione a delinquere in situazioni concrete che non mancano mai. E questo va detto contro una diffusa demagogia dell’accoglienza che qualche volta ci caratterizza, nel senso che non è sufficiente venire da un paese dove c’è guerra e povertà per passare immediatamente dalla parte dei diritti, delle vittime, degli oppressi. Lo scarso livello di moralità e di formazione di molti immigrati è fonte di una quantità ingovernabile di problemi sociali che impegnano duramente le istituzioni e i volontariati. Il traffico poi di donne e bambini ignari di quello che accade è un potenziale omicidio, un suicidio di massa, una irresponsabilità grave dal punto di partenza che nessuna situazione anomala può giustificare. Occorre rifiutare la colpevolizzazione con le foto di bambini morti.
Bisogna anche riflettere sul fatto che accanto ad un senso dell’ordine e della disciplina autoritaria, caratteristici dei paesi di provenienza, manca spesso una formazione interiore al rispetto delle regole. Fenomeni quali lo spaccio, la prostituzione, il traffico di manodopera, il furto, si spiegano non solo con le difficili situazioni economiche ma anche con uno scarso senso morale personale. Naturalmente qui parla l’esperienza.
Se farsi strada in questa complessità non è una cosa facile, è comunque importante individuare quale sia la motivazione profonda che spinge migliaia di persone a questo arrembaggio verso il nord del mondo, Europa e America.
La causa prima è di carattere economico: Il divario tra nord e sud del mondo, nonostante la crescita ventennale dell’avvento della Cina e dell’Asia, mentre alcuni paesi afroamericani e asiatici rivelano un potenziale superiore alla stessa America ed Europa,  resta un rapporto che va da uno a venti a uno a cinque Occorre riflettere su questo; ma anche qui c’è una novità enorme rispetto a cinquant’anni fa’… i media dominano l’informazione mondiale, i mezzi di trasporto virtualmente hanno la stessa velocità e rapidità dei media, non fosse che per i costi e per i controlli. Qui si inseriscono i trafficanti degli uomini che sfruttano ampiamente il ricatto morale e il senso di colpa che accompagna da sempre la civiltà umana, complesso che soffoca il nord del mondo.
Gli esseri umani dunque si muovono perché pensano di stare meno peggio, di fuggire il peggio, di trovare il meglio, di risolvere i loro problemi, spesso si illudono e vengono illusi, ma certamente si tratta di una energia vivente e vitale. Un fenomeno che difficilmente si può  prevedere o arrestare. L’unico modo infatti di fermare il fenomeno è quello di impedire le partenza con un regime di guerra dichiarata. Oppure quello di realizzare enormi riforme economiche e politiche nei paesi da cui partono le migrazioni.
Bisogna anche aggiungere che la percentuale di emigrati da un paese resta limitata, se non irrisoria, la maggior parte, se non in eventi traumatici come le guerre, non pensa di lasciare il proprio paese. Da ciò risulta che il discorso interculturale o di dialogo  ne risulta sostanzialmente falsato e distorto, mancando la puntuale conoscenza del paese di origine. Gli italiani spesso si illudono di conoscere gli altri paesi perché hanno una relazione con la badante, oppure adottano un bambino o hanno lavorato in qualche impresa italiana all’estero.  Non sono da meno i leghisti che comprano titoli universitari  a Tirana, comprano case a Zanzibar, e investono denaro liquido a Cipro.
Contrariamente al passato oggi il divario con i paesi da cui proviene l’immigrazione tende a variare …. In molti casi, non è la miseria, ma un certo benessere che incita alla partenza … non è un paradosso ,,, i veri poveri difficilmente si muovono … è soprattutto impossibile che donne bambini e anziani si mettano in viaggio se non sollecitati da situazioni di vita quasi impossibili o da adulti, maschi, che sfruttano la compassione internazionale.
Concludo con alcune considerazioni; I centri missionari hanno certamente sviluppato una grande cultura mondialista che riguarda la conoscenza dei paesi del mondo. Talvolta questo fatto conoscitivo è diventato più forte dello stesso impegno missionario. Nella Chiesa oggi c’è più cultura della carità e si moltiplicano gli esperti che hanno fatto ‘qualcosa’ all’Università. I fondi che si raccolgono servono soprattutto per gli stipendi. Ma è certamente diminuita la generosità e il sacrificio personale. Agli inizi degli anni ottanta i missionari hanno guardato con sospetto l’emigrazione dei giovani dalle loro missioni verso l’Europa, vedendola come un sostanziale impoverimento dei paesi di origine e una mancanza di volontà di risolvere i problemi dei loro paesi, preoccupati soprattutto, giustamente, della loro tenuta morale nel regno del consumismo e di una libertà senza regole. Con tutto questo i missionari hanno realizzato in assoluto il più elevato modello di sviluppo umano fondato ad un tempo sulla gratuità, la tecnologia nel lavoro, la formazione spirituale, culturale e morale. Una educazione alla responsabilità personale, senza la quale le migrazioni sono inutili se non dannose. 
I limiti di questa esperienza sono sostanzialmente due. Il primo limite è che mediamente i missionari sono impegnati nei casi estremi della miseria e del disagio. Come  si suole dire essi cominciano sovente dagli ultimi, fedeli all’impegno di evangelizzare partendo dai poveri. Questo se da un lato suscita ammirazione e anche aiuti e sostegni di ogni genere, d’altro canto rischia di trasmettere una immagine dei paesi di missione che non tiene conto dell’enorme sviluppo in corso. Qualsiasi paese infatti che non sia toccato dalla guerra o da tirannie mortificanti, tende ad un progresso quasi spontaneo; è di questa energia, che è la caratteristica prima dei paesi del mondo, che bisognerebbe parlare. Il secondo limite è che la presenza missionaria non ha il potere di cambiare le cose, è una esperienza significativa, importante ma limitata. Per creare il progresso di una paese occorrono mezzi ingenti amministrati in modo oculato. Per quanto la generosità e la Provvidenza non manchino mai, si lavora comunque con le briciole. In sintesi la formula, bisogna aiutarli là piuttosto che farli venire qua… è una formula patetica, innanzitutto nessuno li fa venire da noi ma ci vengono spontaneamente aiutati illegalmente, l’abbiamo ricordato sopra, inoltre pensare di creare uno sviluppo che possa frenare questo desiderio è una utopia, almeno calcolando i risultati delle giornate missionari e l’impegno economico dei paesi ricchi nei confronti dei paesi poveri.  Quanto poi a coloro che ribadiscono la sentenza di aiutare là mi sembra di vederli in azione … sinceramente preferisco che continuino a sentenziare senza farsi vedere da queste parti.
Alla fine chi ha letto questa lunga digressione, che mette insieme esperienza e pensiero, non trova né una analisi soddisfacente né una linea di condotta definitiva per agire. Anche questa è una tesi: chi pretende di capire e dominare il fenomeno immigrazione fino in fondo si illude … la storia ci supera. Il massimo che possiamo fare è scoprir e condurre la nostra storia condividendo con gli altri. Per questo ritengo che sia un grande bene essere credenti.
Dinanzi ai problemi dell’umanità la Chiesa è chiamata presentarsi come una risposta e non come un problema in più … per questo i credenti sin dalle origini sono antileghisti e fin dal lontano passato sono anticonsumisti … inoltre i credenti non sono mai stati comunisti, perché pensare di cambiare il mondo senza andarsi a confessare è  una menzogna. I credenti si sono vergognati del governo Berlusconi, i credenti preferiscono Renzi e pensano che da un momento all’altro smetterà, magari a causa delle coppie gay … nel frattempo i credenti scoprono la presenza di Dio in ogni fratello, non rinunciano a ragionare e a dire la verità; Li trovi sulle navi a salvare i naufraghi, illusi e suicidi. Li trovi ad accogliere gli stranieri perché Gesù si è identificato con loro; contemporaneamente i credenti piantano campi di mais e scavano pozzi, costruiscono scuole, condividono la vita dei poveri e pregano per la conversione dei ricchi, per evitare che vadano all’inferno; non hanno interessi in borsa, il loro tesori sono nei cieli … perché i credenti sono chiamati ad essere luce del mondo e sale della terra, questo mondo e questa terra sulla quale Dio stesso ha piantato la sua carne.
 

Estate 2015

Approfitto dell'assenza temporanea di don Marco, felicemente approdato in Benin. E' andato a Cotonou per trovare la valigia

mancante. Con la foto qui sotto, scattata domenica per l'accoglienza, vi dico che cosa l'Africa ci costringe a pensare  e

come si rimane attoniti dinanzi ad  alcune manifestazioni attuali di razzismo. Il verso francese è fiorito spontaneo.

Natasha , che appare nella foto, sarà battezzate per mezzo di don Marco Sabato e riceverà la comunione, il suo è un piccolo

calvario africano in un mondo di ladri, dove comunque abita Gesù Cristo.  La donna con l'acqua da versare ai piedi

dell'ospite è il simbolo del Benin e dell'Africa intera. Non spreco altre parola, qui si vola alto.

C’est l’Afrique

Qui t’accueille,

Dans  toute sa beauté

et sa grâce divine.

C’est l’image

Claire du ciel :

Une étoile noire

Qui resplendit dans la nuit.

Elle porte son eau,

Son esprit de confiance.

Elle va arroser le terrain

Ou tu  trouve le chemin

Sur cette terre,

Qui a trop souffert d’injustices,

Et la violence des affaires

des hommes sans Dieu,

qui détruisent l’œuvre                                         

du Créateur, De la terre et du ciel.

Elle t’accueille

Car elle vrai,

Elle t’accueille

car elle est

l’image vivant du monde avenir

Elle s’appelle Afrique.

 

E’ l’Africa che ti accoglie in tutta la sua bellezza e la sua grazia divina. E’ l’immagine chiara del cielo: una stella nera

che risplende nella notte. Ella porta la sua acqua il suo spirito di fiducia: Ella bagna il terreno dove tu trovi il 

sentiero su questa terra, che ha troppo sofferto per l’ingiustizia, e la violenza degli affari di uomini senza Dio, che

distruggono l'opera del creatore, del cielo e della terra. Ella ti accoglie perché  è vera, ella ti accoglie perché è

l'immagine del mondo futuro. Si chiama Africa.

 

 

UNE MAISON PLUS GRANDE

Con trecento bambini e trenta animatori
NADOTA pensa a ... UNE MAISON PLUS GRANDE...
una Casa più grande...

 

        Sorpresa                                                 Grande bellezza

   

      Donne                                                       Animatori

                     

Grande futuro                                                               Come le stelle

 

 

Ho appoggiato la mia testa sulla nuda pietra, come Giacobbe, e ho sognato,…

Un luogo dove si possa attingere l’acqua, un’acqua buona da bere e sotto controllo. Un luogo dove l’energia elettrica sia sufficiente per vivere e per lavorare, una energia che viene dal sole, costante ed accessibile a tutti. Un luogo di incontro e di educazione per i più piccoli e per i giovani, Un luogo di cultura, dove si scoprono mondi, si parlano lingue, si fa teatro, musica. Un luogo dove si cura l’igiene e l’equilibrio ecologico, si ha cura dei rifiuti, si ricicla. Tecnologia sobria senza fanatismi, mezzi di trasporto adeguati, dalla bicicletta in su. Un luogo dove le telecomunicazioni servono solo per comunicare, capaci di gestire un progetto e di lavorarvi insieme cominciando dalla terra e restando sulla terra. Un modulo di lavoro per i giovani che imparano  a coltivarsi il campo andando a scuola, esperti di informatica e di ogni modernità. Un luogo dove le malattie si prevengono e dove si lotta per la salute di tutti, un luogo dove le cure sono adeguate e la morte un fatto naturale, non drammatico. Un luogo dove si ringrazia e si ama il creatore del mondo e si celebra ogni giorno la sua presenza e la sua lode. Un luogo dove valga la pena di vivere e da dove si possa guardare lontano, un luogo dove la legge di Dio non è sopraffatta dalla dissennatezza degli uomini. Un luogo dove si esplorano tutti i confini e dove si rifiutano gli eccessi. Un luogo dove il denaro è quello che serve.

Leggo con interesse Z Baumann a Brescia : ogni affermazione problematica, realistica, oggettiva richiama l’incompletezza dei pensatori ebrei da Marx a Freud ad oggi, spietati e imperfetti nelle analisi, incompleti e ovvi nelle mezze conclusioni. fuggiamo senza meta, soli e più insicuri … Essere perseguitati non è garanzia di verità, approfitto per dire che eliminare le minoranze è un crimine, ma essere perseguitati non è sinonimo di verità. Aggiungo che con i soldi dati a Baumann per venire a Brescia avremmo costruito un pozzo per un villaggio. L’accostamento al pozzo non è gratuito. Il fautore del ‘pensiero liquido, dovrebbe sapere che da sempre i liquidi vengono imbottigliati e venduti nelle ‘buvette e nei maquis ’chez Baumann’ farebbe un grande effettone anche a Cotonou. Ci sono tanti professori ormai nel mondo, i pensatori, … forse, una decina. Non è da meno il nostro Severino con il suo nihilismo che non coincide né con il nihilismo di Nietzsche né con il nihilismo di Heidegger, insomma il dopopostnihilismo della pienezza dell’ESSERE. Semplice no…? Vattimo preferisce la nozione di ‘pensiero debole’ aprendo le porte al ‘gender’ che serve a mascherare l’omosessualità, altrimenti odiosa. Con lui Foucault, Althusser, postmoderni, Francesco direbbe iperfrustrati.  La convinzione è semplice ma da fastidio, soprattutto ai laici. La durezza dell’orgoglio e la debolezza del pensiero da una parte; noi preferiamo la mitezza dell’umiltà e la forza del pensiero, per questo non vogliamo essere laici ma credenti.

il sogno riprende … lasciateci lavorare…

 

Un resoconto a tutti gli amici di brescia benin

 

Carissimi un mese dopo il rientro in Benin mi appresto con voi tutti ad aprire una nuova fase del nostro impegno a favore di questa Chiesa giovane nella quale la povertà è diffusa e ‘normale’. Confesso che le notizie che giungono ogni giorno dall’Italia non sono incoraggianti, ma un credente sceglie il Vangelo come unico riferimento, il resto è lotta nel bene. Ho deciso dunque, con la grazia di Dio e con il vostro impegno, di spendere le mie giornate al meglio, senza nulla concedere ai confronti, alle analisi, alle discussioni inutili, che possono diventare un alibi, davanti ai bisogni dei fratelli e alla pagina sempre aperta del Vangelo. In sintesi.

Si è felicemente concluso il quarto anno consecutivo di servizio al Seminario Filosofico di DJIME, pretesto della presenza in Benin: Sono lieto di avere collaborato al riconoscimento ufficiale degli studi da parte del Vaticano. In breve il nostro studentato è diventato di tre anni e rilascia il baccalaureato, titolo che permette l’iscrizione diretta al corso di licenza e di laurea. I colleghi professori, rigorosamente beninois, hanno vent’anni meno di me e sono intelligenti e preparati, mi hanno accolto con simpatia e stima, devo dire reciproca. I giovani seminaristi hanno dai 22 ai trent’anni, intelligenze vivaci, studenti selezionati, capaci di pensare, discutere e scrivere; sono circa 200 … adatti come tutti i giovani del mondo alla verità. Ai corsi si aggiungono le ‘memorie’, tesi scritte, e l’esame finale. A nome di Paolo VI e della Diocesi abbiamo donato l’Internet e la Stamperia. Memore di chi mi ha aiutato in Seminario per sei anni (evitandomi la necessità di lavorare) insegno rigorosamente gratis, fornendo gratis testi e dispense e, quando le risorse lo permettono, sostenendo i seminaristi poveri, che sono la maggioranza (la quota è di 150 euro l’anno). Una bella esperienza da tutti i punti di vista.

CERET ci fa sognare … raccontare che cosa, a fatica, è nato dal niente, un Centro di Cultura e di formazione, una scuola per laici provenienti da tutta la diocesi (ca 150), una scuola di lingua FON con una promozione costante per l’alfabetizzazione francese, soprattutto per le donne … questo è CERET. La Diocesi di Brescia ha donato per l’occasione ancora 20.000 euro che serviranno alla conduzione del Centro, della sua segreteria e stamperia e del Centro informatico.  Ma CERET è anche un progetto futuro. Si è infatti deciso di creare un Grande Centro di Formazione, più organizzato, che spazi dall’alfabetizzazione e alla progettazione agricola fino al livello universitario. Le persone che possono condurlo ci sono. Il progetto implica un investimento della CEI e l’intervento diretto della Diocesi di Brescia e della Diocesi di Bergamo, con i rispettivi uffici missionari e le diverse associazioni, chiamate a convergere nella edificazione e nella conduzione. Il sogno è quello che oltre agli spazi per gli incontri, l’autonomia idrica ed elettrica, si possano stampare libri e creare iniziative di studio e di lavoro per i giovani … su questo grande progetto, che evidentemente mi supera, vi terremo informati.

La Parrocchia di Nadota Sainte Trinité si avvia al compimento del suo secondo anno di vita (1 dicembre). Le strutture di base sono quasi completate, è richiesto ancora uno sforzo … La parrocchia con il Centro è già molto frequentata nonostante il numero di parrocchiani, per ora non superi i trecento. Dopo il primo anno dedicato soprattutto al tema della parola evangelizzatrice stiamo crescendo sul tema dei sacramenti … tutto è incentrato sull’Eucaristia, presenza reale e viva di Gesù in mezzo a noi, dinanzi alla quale i fedeli africani mostrano una singolare sintonia. In particolare si vuole fare di Nadotà un punto di riferimento per l’educazione dei bambini … si sta formando una equipe di giovani adulti che possano sostenere iniziative anche in altri luoghi più poveri e dimenticati, con proposte che spaziano dalla catechesi allo sport, al gioco, alla musica, la pittura, al teatro, senza dimenticare i diffusi bisogni di base(cibo, vestiario, cure mediche).

Abbiamo infatti iniziato le nostre esplorazioni nei villaggi più poveri. Tutto dipende dalla presenza di persone qualificate, capaci di relazioni nuove, improntate al dialogo, valorizzando le risorse locali. Ma anche dai mezzi economici a disposizione … mezzo di trasporto, benzina, volontà di muoversi … le prospettive sono promettenti.

A questo riguardo la Fondazione Enrica ci trasmette proprio oggi la somma di 15 000 euro, in particolare per il sostegno di iniziative a favore dei poveri, dei bambini, delle bambine, delle donne, dell’evangelizzazione e della promozione umana.

Grazie alla generosità di tantissimi amici il nostro impegno capillare per i poveri, soprattutto bambini, non è cessato. Basile registra circa 340 interventi diretti per i bambini e le loro famiglie. Abbiamo anche avuto delle clamorose soddisfazioni: alcuni bambini riavviati alla scuola hanno raggiunto l’eccellenza. A questo si deve aggiungere il lavoro della Caritas di Nadota aperta a tutte le richieste. Il presidente della Caritas del Benin è un nostro parrocchiano, un personaggio eccellente sotto tutti gli aspetti. Innumerevoli le decisioni da me prese personalmente per la soluzione di problemi gravi, come operazioni chirurgiche e interventi urgenti, qui mi avvalgo del consiglio dallo Spirito Santo, escludendo comunque i debiti e la bancarotta. Abbiamo aiutato anche numerosi preti e piccole comunità in evidente difficoltà. Questo spiega abbastanza bene perché il sottoscritto passi in poco tempo da situazioni economiche floride (fino all’altro giorno) a situazioni di evidente carestia. Del resto gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo donare. Il Vangelo è l’unica rivoluzione convincente nella storia degli uomini. Qui devo ancora litigare per spiegare che dare il denaro a chi ha lavorato non è una concessione dall’alto ma un dovere immediato.

Un capitolo a parte merita il finanziamento del lavoro. Dopo la prima grande esperienza di prestito, che funziona, nonostante alcune prevedibili defezioni, in Parrocchia, grazie alla presenza di un esperto di micro finanza, è nata una vera e propria attività di formazione economica per le donne, con tanto di banca di risparmio e possibilità di avere un prestito a restituzione periodica e immediata. L’esperienza sta funzionando da un anno al cento per cento. Le donne sono una quarantina e le più capaci, dopo avere già investito e restituito i primi tre prestiti, sono abilitate ciascuna ad un prestito di 150 euro, che qui è una somma ragguardevole, pari a quattro stipendi di un autista …

Con un capitale iniziale di 1000 euro è possibile moltiplicare l’esperienza in altri villaggi con gruppi di trenta donne e un a previsione di 2000 euro per l’intero percorso… in poche parole il denaro rimane e una eventuale donazione ha dato l’avvio ad una esperienza che può viaggiare nel tempo, evitando debiti e sfruttamento, l’interesse infatti richiesto è minimo e resta nel gruppo. Anche quando il prestito è andato a vuoto, qualcuno ha mangiato per qualche mese.

Padre Christian ringrazia cordialmente i bresciani e in particolare l’Associazione Marchini per la costruzione del Centro per bambini cerebrolesi, già funzionante. Là si curano davvero i più poveri. Padre Christian è un esempio, il Centro attende la visita dei bresciani.

Infine devo ringraziare Costanzo, Franco e C, di Essere Carità Bresciana che stanno organizzando il carico da spedire alla Caritas del Benin, la spedizione è aperta alla collaborazione di tutti …

Come vedete non tengo nascosto nulla, anche perché sento queste attività non come mie ma come nostre. Per questa o per altre imprese, la carità è un elemento fondamentale della nostra vita, chi accumula e ostenta è destinato al fallimento, chi dona scopre giorno dopo giorno la bellezza del grande dono della vita.

 

Dunque l’entusiasmo e la determinazione, nonostante le difficoltà, restano intatti … grazie a tutti per l’impegno … dmn


 

 

Giugno 2015

 

E' l’occasione per ringraziare il Signore del grande dono ricevuto 40 anni fa’, il pomeriggio di sabato 7 giugno 1975, nella rotonda del Seminario. Ringrazio tanti amici, in particolare i miei compagni, che ancora oggi mi sono di esempio e di stimolo.

 

40 anni

 

oh maestro,

sono ancor qui:

vivere senza di te,

è  impossibile;

con Te, che sei la luce,

non ho interesse

per le mie idee;

e quando, insieme,

‘spezziamo il pane’

e ‘leviamo il tuo calice’ ,

penso che

mi accontenterei

di molto meno,

mettermi vorrei

in un angolo,

per sentirti parlare,

e vedere come,

scacci i demoni,

correggi i corrotti,

accarezzi i bambini,

parli alle donne;

si, maestro,

ho le mani vuote,

continuo

a lavarle;

chiedo solo

di restarti vicino,

per vederti,

e poi, finire,

 

per sempre con te

 

 

Passeri non solitari …

Nonostante la mia incompatibilità fisica con l’Africa e la mia inettitudine evangelica, il mese è stato decisamente straordinario, forse proprio per la sua incomparabile semplicità. Pur con qualche pigrizia, la mia assenza è stata importante per la comunità, una comunità con tanti bambini e tanti giovani, ma dove gli adulti, uomini e donne, prendono le loro responsabilità. Con ciò sarebbe davvero una illusione pensare che a Nadota siamo tornati ad una ‘comunità delle origini’, certamente ci siamo avvicinati. In verità il mondo è molto cambiato dappertutto, anche in Africa, e tutto ciò che qui è bello, importante e prezioso, manifesta una fragilità endemica, tale da esporlo ad un futuro molto incerto. Ma non voglio per questo rinunciare alla poesia. La Corale mattutina, al primo manifestarsi della luce, è composta da uno stormo di passeri che ha nidificato sugli eucalipti, proprio dinanzi alla nostra casa. I nidi sono più di un centinaio, fatico a contarli, dunque la popolazione canora è fitta. I passeri sono variopinti, sfrecciano leggeri in tutte le direzioni; vengono chiamati Tisserands,  forse perché con filamenti di foglie di Palma raccolti ad arte, tessono nidi di geometrica bellezza. Certamente avviene tutto ‘per caso’ solo per chi non è capace di osservare e di valutare. Il pensiero ‘costruttivo’ non è di moda, lo sa bene chi insegna filosofia; i giovani con i loro maestri, sono attirati da ciò che è ‘alternativo’, ciò che alle prime due mosse ti porta in regioni irresolute, ben differente questo da chi non accetta le mode e non si accontenta di fugaci impressioni. Infatti, come dice il proverbio Zen… non è per un tuo pensiero che lo sparviero spicca il suo volo. La civiltà, senza la quale non si può vivere a lungo, ci ha rubato il fascino misterioso e grandioso della natura. Ho faticato, soprattutto nel mio soggiorno tedesco, a spiegare che l’ambiente non è la natura, ma solo una infima parte di essa. In mancanza di altro, di fede profonda o di guerre, in quelle regioni si parla di soldi, di igiene e di ecologia … scompare dunque la natura e scompare l’essere umano? A me non piace esagerare, comunque … il ‘gender’ è certamente una filosofia dell’ ‘abbandono del campo ’, della natura, o, più criticamente, detto come si deve, ‘une philosopie de m….’costruita ad arte per giustificare l’omosessualità ingiustificabile. Il pensiero che cammina, scopre nella natura la presenza di Dio; non si tratta di una conoscenza ‘microscopica o telescopica’, è un grado di conoscenza interiore e metafisica, l’ orizzonte pienamente umano, necessario, che si fa strada in un pensiero purificato, coraggioso e libero. Ciò che si intravvede alla fine di questo percorso è già del tutto sufficiente per vivere una etica di responsabilità di se stessi, degli altri e del mondo. Ma la prima responsabilità è nei confronti del nostro corpo, del suo funzionamento, del suo significato e del suo valore.

In una recente presa di posizione pubblica un carissimo confratello definisce la legge naturale ‘fantomatica’… ora, le idee sono fatte anche per discutere, però è difficile ragionare bene quando si sbaglia il primo passaggio, quando si è in difficoltà già alla lettura del primo libro, quello della natura, diventa difficile capire anche il Vangelo e soprattutto le omelie. … infatti non solo di brioches vive l’uomo ma di ogni cosa che esiste in natura, prima di lui e senza di lui, prima della rivoluzione scientifica e dell’illuminismo, prima della modernità e della post-modernità … non si può pensare che la Nutella, in tutta la sua importanza, umana e divina, possa essere esistita prima delle nocciole …. Ma, ritornando al pensiero precedente, come è possibile essere ecologisti, difensori dell’ambiente, essere pacifisti, ed essere contro la natura nella sua realtà profonda, favorendo l’aborto, l’eutanasia, l’omosessualità ecc ecc ?… Solo una filosofia autoreferenziale e spericolatadi quelle che non finiscono mai...,di quelle che prima fissi lo scopo, e poi parli, cercando ad ogni costo di non aver torto e di avere ragione, può abbandonare questa verità fondante, la realtà della natura, all’arbitrio della confusione del momento. Tutti gli errori contro la natura sono errori contro noi stessi. Ricordo che, negli anni settanta, è stata di moda la cultura del corpo, opponendola al dualismo cartesiano e medioevale, con vivaci categorie psicomarxisticolibertarie fino ad arrivare all’alternativa, dicendo che ‘in principio era il corpo’… anche qui mancanza di equilibrio, il solito pasticcio postilluminista, per cui si passa da una sopravvalutazione ad una negazione. La verità contiene le due affermazioni: l’importanza fondamentale del corpo reale, il nostro corpo e, ‘In Principio era il Logos, il vero Logos, il Logos che si è fatto carne. Come sempre i paradossi. Da un lato si proclama l’indifferenza di genere, e dall’altra i medici ti trattano senza esitazione come una vettura datata che deve fare il tagliando, controllando per prima cosa, come del resto si fa alla nascita, se sei maschio o femmina. Del resto una occhiata è sufficiente. Ma, non meno paradossale, la retorica passata della guerra, con le sue preghiere e le sue benedizioni celestiali, degne del paradiso più limpido e più puro, cui fanno da contrappeso i massacri ‘corporei’ di milioni di soldati mandati al macello, soprattutto contadini,  strappati dalla loro terra, dalla loro famiglia, dal loro lavoro, per morire inutilmente, nemici di altri contadini. Con tutto questo, visto che si parla di natura e di ambiente, sono ovviamente contrario come tutti allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, ma, non è forse una presunzione, pensare di avere variato l’ecosistema con l’attività umana? Mi domando come, con queste deboli categorie mentali, che servono soprattutto ad aprire nuove facoltà universitarie (che stiamo imponendo ai paesi in via di sviluppo), si possa ad esempio spiegare la formazione del deserto del Sahara; faccio notare che era un mare, una foresta, un giardino, prima di diventare il più grande distributore di benzina della terra e un deserto di gran lunga più grande dell’Europa, con qualche macchia verde qua e là. La mia è solo un ipotesi: è forse per le vibrazioni di Shangai e di Pechino che l’Everest si è spostato di tre metri?

Torno ai nostri ‘Tessitori’… E’ un concerto che in alcuni momenti, pur senza finanziamenti pubblici, raggiunge punte di rara intensità e bellezza; ma, da un momento all’altro il canto può cessare per una regia invisibile. Non meno sontuosa la natura che ti circonda, di un verde intenso sulla terra rossa, e le colline che cavalcano verso l’infinito.                                                                         

Capisco anche, vivendo tra questa gente, perché i missionari di lungo bordo non siano favorevoli alle migrazioni dissennate verso i paesi più ricchi. Vedono qui il valore di una cultura antica e la possibilità di uno sviluppo interno, o come diciamo noi ‘sostenibile’, da noi ormai forse impossibile. Siccome non voglio minimamente essere accostato ai clown che ogni giorno  eccitano l’opinione pubblica italiana, mi limito a toccare il tema . Troppa gente dimentica Dio e la natura,… per questo troppa gente ruba e distrugge.

 

 

 

Maggio 2015 - ritorno in Africa

 

affacciatomi al portellone dell'aereo ho trovato 35 gradi di caldo. gli alberi di mango sono carichi a dismisura, i frutti piegano i rami

 

si attendono le piogge... proprio in questo momento si scatena l'uragano... l'età dell'oro

 
  

 

 

Le manguier ,,, nel suo genere è una pura espressione di poesia e di musica ...  ho scritto il motivo in italiano e insieme lo abbiamo tradotto in francese, anche lo spunto musicale è mio, trasformato come potete ascoltare in una musica esotica che può viaggiare indisturbata dall'africa alle americhe .. la voce è sempre quella di Eric, tagliente ritmica...Ruth (20 anni) eccezionale ... suonano i di fratelli di Ruth guidati da Steve, il Genius del gruppo----

  Quando si è sotto il mango
nel vento della sera
è l'atmosfera magica
la magia dell'Africa
quando sono sotto il mango
suono  la mia chitarra
e mi viene  il desiderio
di danzare senza fine
Sotto il mango tutto il villaggio danza
tutti sono in allegria
nella nudità della povertà
nella nudità della povertà
sotto l'albero di mango
che abbassa i suoi rami
colmi di frutto
e puoi mangiarne a sazietà
sotto l'albero di mango
il saggio parla
io scelgo i miei pensieri
quelli che sono buoni
Sotto l'albero di mango io scelgo la mia vita
nella nudità della povertà

 

 

 

Don Mario alla cena povera del villaggio Sereno - 13 marzo 2015

 

Ascolta la testimonianza di don Mario sugli anni finora trascorsi in Africa

 

 
 
E' con grande emozione che vi trasmetto l'Inno a Paolo VI cantato da Eric e Ruth accompagnati da Steve e Pitta, compositori della musica, il testo in francese è di neva ... qui sotto il senso
   
 
 
A te piccolo uomo bianco dalla voce debole e penetrante come un sentiero di luce nella notte profonda
A te piccolo uomo bianco che hai amato l'Africa e il mondo intero con la tenerezza di un Padre
Ascolta il grido di gioia che sale senza sosta dalla  terra al cielo ascolta la nostra allegria
perché il cuore dell'Africa è forte è più forte della sua sofferenza l'amore dell'Africa è più forte della morte 
A te piccolo uomo bianco dalla voce debole e penetrante come una spada a due tagli che rivela lo spirito degli uomini a te piccolo uomo bianco che ha detto no alla guerra e che hai tracciato  sulla terra  il futuro del vangelo dei popoli Ascolta...
 

GRAZIE PROFESSORE

E’ morto all’età di 88 anni  Battista Mondin, saveriano, decano della facoltà di filosofia dell’Università Urbaniana di Roma. Ciclista.  Mio relatore di tesi, di licenza e di dottorato, anni 79-85. Cinque anni di duro lavoro. In entrambi i casi fu lui ad affidarmi i titoli e i percorsi dopo avermi pubblicamente ‘testato’ con una lezione sul Duns Scoto di Etienne Gilson. Nel primo caso si trattava di un testo, ancora in francese, circa il rapporto tra Scienza Contemporanea e Metafisica. Il secondo si concentrava su Amato Masnovo, grande studioso di san Tommaso e uno dei fondatori della Cattolica di Milano; più precisamente circa il rapporto tra  la Certezza Logica e la Metafisica. In poche parole m’indicò la strategia complessiva di pensiero, per uscire dal circolo ermeneutico heideggeriano, ovvero, dall’inevitabile soggettivismo, senza nulla abbandonare lungo la via, ma sfociando nella verità oggettiva.

Prima di scrivere un libro, la sua produzione è vastissima, leggeva direttamente le opere degli autori in lingua originale, dai Frammenti dei Presocratici a Platone e Aristotele, da Hegel a Marx, da Foucault a Popper, fino alle ultime prospettive del pensiero neopositivista anglosassone … ciò gli conferiva il distacco necessario per parlare con cognizione di causa di Filosofia e di Teologia. Dopo aver letto i suoi scritti, il pensiero si trova in una posizione di apertura e di libertà, in specie nel discorso su Dio e nel rapporto costruttivo tra fede e ragione, dove è forte la tensione al dialogo con i protestanti e gli ortodossi. Profetizzò negli anni settanta il ruolo chiave delle giovani chiese nell’epoca del post concilio. Attento al gioco del linguaggio. Attento all’esperienza mistica e apofatica.umile costruttore di verità organiche. Non fu mai asservito ad alcuna moda filosofica e fu fautore di un tomismo intelligente che distingueva opportunamente filosofia e metafisica, filosofia e scienza, sviluppando con coerenza e profondità il tema dell’Analogia dell’Essere.  Parlando e scherzando, gli autori che vanno ancora oggi per la maggiore apparivano ai suoi occhi come adolescenti alla ricerca della fama …, relegati alla moda del tempo, dolce & gabbana.  Simpatico, semplice, umorista,atleta, chiaro nella vita e nel pensiero. Grazie professore. Una bella persona davvero. Buona visione … a presto.

 

 

http://www.guttacavat.it/archives/290

 

Sono capitato quasi casualmente nel blog GUTTA CAVAT LAPIDEM (la goccia scava la pietra) e rispondo così al carissimo confratello don Luigi Salvetti ...

pensieri su “Parroci e no” Carissimo don Luigi, sono capitato quasi per caso nella buca scavata in questi mesi dalla ‘gutta'; leggendo l’articolo qui sopra mi viene spontaneo esortarti, parafrasando il Vangelo, …va lascia tutto e segui… perché invece di cincischiare con le ‘amministrazioni’ non fai il parroco, assumendoti direttamente la responsabilità, lasciando ogni altra attività per un periodo consistente? No, non opporre l'obiezione della venerabile età, da come scrivi e da come ti muovi si sente che lo spirito è ancora giovane. Una buona parrocchia, di media cilindrata, con tanto di consiglio pastorale …insomma tutto in regola, cercando soprattutto di evitare i debiti e di promuovere la Nuova Evangelizzazione…. sentendo magari l’odore delle pecore, o come dice il tuo collega scrittore, dotato di un olfatto penetrante, l’odore dei pecoroni… condividendo magari le difficoltà post-post conciliari dei cari confratelli e del popolo di Dio. Beh, certamente se io fossi vescovo e conoscendo il tuo valore, non ti sto prendendo in giro, ti chiamerei tra i miei collaboratori. Ma desiderare questo non mi sembra una buona cosa, sia per me che per te…sembra infatti che il destino dei vescovi, e naturalmente dei loro collaboratori, sia quello di essere contestati a partire da due mesi dopo il loro ingresso in diocesi, cominciando dai confratelli in Cristo. Io trovo che, se il nostro Vescovo va in giro per la Diocesi facendo delle bellissime riflessioni bibliche, sia una cosa oltremodo positiva e un esempio per tutti noi. Certo i tempi cambiano, basta prendere il treno per Milano, o aprire una pagina internet per capirlo. La nostra cultura è liquida… eh perché non infiascarla! Siamo in regime di globalizzazione, ebbene,… siamo arrivati duemila anni prima…! Grazie per l’accoglienza, sono capitato nella buca come una pallina da golf tirata da molto lontano. Siccome ti stimo sinceramente ho ceduto alla tentazione. don mario neva

 

 

vivalitalia

 

Ho ascoltato a grande distanza il discorso di Matteo Renzi prima delle votazioni: un discorso da grande statista, più elevato di quanto avrebbe potuto fare Angela Merkel, Hollande, o lo stesso Obama. Da anni solo gli italiani sanno parlare in pubblico senza retorica. L’italiano è la lingua moderna più evoluta. Grazie Dante! Bravo Matteo, geniale, o, come dice Bersani, agile … lingua italiana perfetta, perfetto dominio della parola, del pensiero, della situazione.

Scelta di Mattarella: un capolavoro di strategia e di contenuto. Un sollievo per l’Italia. Il mondo intero ci invidia con Francesco oltre Tevere e Mattarella nella vecchia casa del Papa.

Leggo poi di un certo ‘Matteo secondo’. Ultimamente definito, da un eminente economista, spacciatore di droga e di stupidaggini, ‘Matteo secondo’ continua dunque la tradizione. Mino Martinazzoli allora parlava di 'fregnacciari' … i  fregnacciari sono quelli che dicono fregnacce; fregnaccia è una onomatopea che indica sciocchezza, stupidaggine estrema …  i giovani usano termini più coloriti per dire la cosa, se lo possono permettere perché  non sono chierici.

A ragione Mino parlava anche della ‘spensierata’, che all'occasione voleva dire priva di pensiero e ricca di parole. L’interessata non si è smentita. Considerando l’ultima versione politica dei 'Fratelli d’Italia' viene in mente spontanea la ‘fanfara’. Anche loro del resto sono molto impegnati, per antica tradizione, a gestire il fondo oscuro di un’ideologia criminale alleata con la mafia.

Ma, il bivio profondo, tutto italiano è un altro: la sinistra è chiamata a superare lo stadio dell’adolescenza ideologica, soprattutto in campo metafisico e morale; in poche parole a fare lo sforzo che i cattolici più impegnati hanno fatto prima e dopo il Concilio, pagando un prezzo elevato dentro e fuori la Chiesa. Hanno dato la vita, martiri di una idea di giustizia, di bene comune, di pulizia morale. I nomi giusti ci sono ancora: Prodi, Bersani, Bindi, Veltroni, Mattarella, Napolitano…

Siamo dunque alla fine del ventennio iper-mediatico: dove non arriva l’intelligenza di chi vota, il tempo arriva inesorabile. ‘Non di solo Viagra’ vive l’uomo. Tutto si abbassa prima della morte. Siamo passati attraverso la Repubblica del Bunga Bunga che ha divertito il mondo intero; I ‘fregnacciari’ poi e quelli della 'fanfara' volevano rifilarci la Repubblica del Bamba Bamba,  fatta di delazioni e calunnie. E noi siamo qui, costretti dalla geografia, dalla storia, dalla lingua ad essere italiani per vocazione. Con un Papa che non intende cambiare domicilio, per Avignone, o Pechino … e con l’idea che essere maschi e femmine sia la norma. VIVA l’ITALIA.

 

PIO

Pio sorride sempre. Ha 11 anni, sebbene si distingua chiaramente dal gruppo, tutti lo cercano e gli vogliono bene. Gioca, danza, batte il tam tam, scorrazza in bici, la mamma dice che è bravo a scuola. Interrogato davanti a tutti sul contenuto del Vangelo della mattina, prima ha detto che non lo ricordava e poi lo ha raccontato tranquillamente. Difficile non notarlo nel gruppo di amici di cui sono entrato a far parte, pur avendo sei volte la loro età. Più volte dico, Signore aiutami a diventare come loro. E’ proprio vero che la carriera è il grande sogno dei preti. Ma, oggi, dopo l’incontro di catechesi, Pio ci ha riservato una sorpresa. Avverto che è ancora piccolo di statura sebbene l’adolescenza sia imminente. Ha portato con sé un sacchetto con dentro una piantina e un altro piccolo sacchetto con dei semi immersi nell'acqua. Io ,Edmond e Thico, gli adulti del gruppo, incuriositi, gli abbiamo chiesto quali intenzioni avesse. Pio con fare professionale ha risposto che intendeva piantare una papaia nell'orto del presbiterio.  ‘Pio, è una idea geniale, pensa , tra qualche mese mangeremo delle papaie enormi, tutti insieme, Pio sorride a 361 gradi … ma prima devi vedere le papaie che abbiamo già piantato … sono quattro papaie piantate da papà COCO e sono in ordine di altezza come quando si mettono in fila i chierichetti. Ho chiesto più volte a papà Coco come ha fatto a creare una serie così geometrica ed elegante. Mi ha risposto con un sorriso di soddisfazione. La più grande promette almeno 14 frutti …

E’ dunque cominciato il rito della quinta papaia, la papaia di Pio, scioglilingua, in fondo alla fila. Pio impugna un bastone  per fare il buco, allarga un poco la fossa, mette la piantina. Cerca l’innaffiatoio per darle subito l’acqua, ed ecco la quinta papaia in linea perfetta con le altre; noi tutti lo osserviamo compiaciuti e divertiti. Il gruppo si disperde, io rientro in casa. Mentre lavoro al computer, mi accorgo che Pio non ha abbandonato il campo, sta innaffiando gli altri alberi, il rosmarino piantato da Cristina, l’insalata piantata dal gruppo dei giovani con i quali ho iniziato la cooperativa agricola, gli aranci e il bananeto. Pio traffica con grande perizia tra il pozzo e l’orto, maneggiando secchi e innaffiatoio. Lo lascio fare, e penso alla sua casa e alla sua famiglia. Pio abita con i due fratelli in una zona lontana un km e mezzo  due dalla parrocchia a 50 metri da un’altra abitazione e da una famiglia di cui forse parlerò. La casa di Pio è fatta con il fango, il tetto di tolle, un tubo raccoglie l’acqua  piovana e la riversa in una grande anfora; la corrente è a fasi alterne. Il papà, un ex sarto, guida il taxi-moto, La mamma è un’artista di musica Fon e parla il francese. Intorno, la casa-capanna è circondata dalla Brousse. Coltivano, allevano, insomma si danno da fare. Quando piove o tira il vento dell’Harmattan e li vedo arrivare in Chiesa penso alla fatica di vivere. E poi ci sono gli animali, gli insetti, il tifo, la malaria. Pur essendo molto esigente sugli orari e sul comportamento in Chiesa e fuori Chiesa, ho promesso che non sgriderò mai nessuno, troppo chiara la sproporzione tra il nostro tenore di vita e il loro. Quando penso che Pio in una situazione così difficile esprime una gioia ed un impegno così alti e maturi mi accorgo di essere venuto a scuola. E’ un paradosso, la mia fama d’insegnante è in continua diffusione. Sto insegnando dappertutto; i preti mi hanno chiesto di tenere l’omelia nel tempio dei protestanti in occasione della settimana per l’unità delle Chiese. In seminario mi considerano un filosofo, a Ceret un teologo, in Parrocchia un predicatore e catechista instancabile. Eppure il mio maestro è Pio, che sorride, capisce il Vangelo, pianta gli alberi, fa acrobazie con la bici, tiene il ritmo del tam tam e sorride sempre. Per curiosità il nome viene proprio da Padre Pio di cui è fortemente diffusa la devozione in  Africa.

Ho pensato anche che Pio non dovrà presentarsi tremante davanti ai nuovi aguzzini a basso costo provenienti dalla Cina e dall’India, per un salario di fame.  Ho  pensato che non dovrà inchinarsi davanti al politico del momento per trovare una strada nell'istruzione e nel lavoro ed essere soddisfatto così nei suoi diritti di uomo … Ho pensato che non dovrà sentirsi umiliato davanti all'uomo bianco con le bermuda, la macchina digitale, che gli domanderà se conosce la filosofia gender

Questo ho pensato mentre sento scorrere l’acqua del pozzo, sbattere secchi, perché Pio non ha abbandonato il campo. Pio è il mio amico, il mio maestro.

 

le strofe di  Non plus esclaves mais frères

con la voce di Eric e la musica di Son du ciel, Stive e Peter...ho dato loro la prima riga dell'attacco...sono circondato da artisti... con la sensazione che stiamo abbandonando ogni giorno di più i poveri...

 

 

 

Domande scomode sull’antisemitismo
Quanto, del corale sentimento di solidarietà emerso dopo gli attacchi di Parigi, si sarebbe manifestato se l’eccidio avesse riguardato solo degli ebrei? E quanto pregiudizio rimane vivo nella società italiana?
 
di Ricardo Franco Levi e Alberto Melloni
 
«La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo traportando alla fossa comune il cadavere di Somogyi, il primo dei morti tra i nostri compagni di camera… Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati…». Così, nelle prime pagine de La tregua, Primo Levi descrive la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz.
A settanta anni esatti di distanza, il 27 gennaio, come avviene ormai da quattordici anni in base alla Legge n.211 del 20 luglio 2000, si celebrerà il Giorno della Memoria in ricordo, come dice la legge (senza mai pronunciare la parola «fascismo»), «dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti». «Affinché simili eventi non possano mai più accadere». Illustr. di Beppe Giacobbe
La realtà non sempre si adegua alla norma, foss’anche alla più giusta tra di esse, specie quandoultra vires sostituisce il problema del risultato sicuro del conoscere con gli effetti incerti del ricordare. Ma se ci fosse stato ancora bisogno di ricordare quanto e come l’odio antiebraico non sia sparito e non sia stato espulso dalle viscere profonde della società e degli uomini, a suonare l’allarme e a risvegliare le coscienze ci hanno pensato i terroristi di Parigi, allungando con il massacro al supermercato kosher, nelle ore di preparazione dello Shabbat, la scia di sangue e di morte che avevano iniziato a tracciare con la carneficina nella redazione di Charlie Hebdo.
A tanto orrore ha risposto l’enorme, emozionata partecipazione alla marcia che ha percorso e bloccato Parigi e scosso l’intera Europa. E una speranza si è riaccesa. Per quanto scomodi, urticanti addirittura, alcuni interrogativi, però, sono legittimi, anzi doverosi, proprio per non rinunciare alla razionalità critica che è quella che nella storia europea ha permesso a ciascuna delle sue culture di essere più profondamente se stessa.
Quanto della commozione, della condivisione di valori e sentimenti che si sono manifestati in quelle ore terribili è stato possibile grazie a quel «Je suis Charlie», il motto sventolato come impavida bandiera della libertà di espressione che ha saputo parlare dritto al cuore di tutti? Quanto ha pesato nell’eco e nell’emozione estesa da Parigi al mondo intero il fatto che le prime vite spezzate, spezzate come le matite subito assurte a simbolo dell’orrore, fossero vite di giornalisti, che ad essere colpito fosse stato il mondo dell’informazione? Quanto si sarebbe manifestato quel corale sentimento di fraternità se l’eccidio si fosse limitato ai quattro ebrei caduti sotto il fuoco omicida, o persino dei bimbi della scuola che i terroristi avevano progettato di colpire, ripetendo nella Ville Lumière l’orrore consumato nel 2012 a Tolosa? Avremmo visto, nelle strade, sui balconi, sulle prime pagine dei giornali, la scritta «Je suis Johan»? E noi, noi italiani, come avremmo reagito? Cosa avremmo pensato?
Se vogliamo evitare il rischio di una stanca ripetizione, il Giorno della Memoria potrà, dovrà essere l’occasione per risposte vere a questi interrogativi. In un’ottica innanzitutto e prevalentemente italiana che la stessa data del 27 gennaio, con il riferimento ad Auschwitz che essa implica, non aiuta ad assumere. Come ha ricordato il ministro Giannini parlando agli studenti italiani ad Auschwitz pochi giorni fa, pur nel riconoscimento di quel luogo quale primo ed universale simbolo dell’orrore della Shoah, altri sono i luoghi, altre sono le date che parlano e devono parlare alle giovani generazioni della persecuzione contro gli ebrei italiani: l’aula della Camera dei deputati dove il 14 dicembre del 1938 furono all’unanimità approvate le leggi antiebraiche; il Ghetto di Roma dove avvenne il rastrellamento degli ebrei del 16 ottobre 1943; il Binario 21 della stazione Centrale di Milano da dove partivano i vagoni per la deportazione; il campo di Fossoli, ultima tappa prima di Auschwitz, la Risiera di San Sabba a Trieste, l’unico campo di sterminio in terra italiana. Qui, non meno che ad Auschwitz, è e sarà bene portare gli studenti per far toccar loro con mano (sì, con la mano passata, ad esempio, sul legno dei vagoni conservati nel Memoriale del Binario 21) la realtà e la radice profondamente italiane delle persecuzioni contro gli ebrei. Per aprire la porta a una conoscenza diffusa e a una comprensione più vera della storia, delle storie, delle responsabilità. Per superare gli stereotipi, le visioni rassicuranti, le verità di comodo: quella degli italiani brava gente, delle leggi razziali fasciste come frutto dell’obbligato accodarsi all’alleato nazista, della Chiesa avversaria del regime e impegnata, sotto la guida di papa Pio XII, a difesa e a protezione degli ebrei.
Così sappiamo che non fu. Non in questi termini, non senza sfumature, oscillazioni e codardie che è troppo facile sospingere fuori dalla storia con una retorica del diabolico, generando un risentimento autoassolutorio sui nazisti o sui croati o sugli ucraini. Le norme antiebraiche italiane in alcuni aspetti persino peggiori di quelle tedesche. La polizia italiana ebbe un ruolo determinante nella cattura degli ebrei. La Santa Sede e il Cattolicesimo in generale che, non certo soli, ebbero un ruolo nell’ascesa al potere del fascismo e nella costruzione del suo consenso, s’illusero che tollerando la «parte cattiva» delle leggi razziste (che ci fosse la «parte buona» il portavoce del Papa lo sostenne privatamente anche dopo il 25 luglio 1943) avrebbe potuto svolgere la sua missione.
Ancora più in profondo, la propaganda e le argomentazioni fasciste a giustificazione e sostegno della legislazione antiebraica furono astutamente modellate sulla base di quell’insegnamento del disprezzo e quel diritto di segregazione iscritti nella storia dei cristiani: i cattolici della associazione «Amici Israël» che li volevano ripudiare furono sciolti nel 1928, e dovettero attendere fino al 1959 e all’inizio del Concilio perché il ripudio del linguaggio della «perfidia» e dell’antisemitismo «di chiunque e quandunque» aprisse una via nuova. Quanto di questo substrato, di questi pregiudizi (sull’ebreo ricco ed avaro, potente nella finanza e nel mondo dell’informazione, corruttore della società, estraneo ed infedele alla nazione che lo «ospita») rimane vivo nella società italiana? E se sì, perché? Su questo sarà bene riflettere il prossimo 27 gennaio. Dopo la marcia di Parigi, il presidente del Consiglio Renzi ha detto: «Je suis Charlie, je suis juif, je suis européen». Siamo sicuri che le sue parole rappresentino davvero il comune sentire di tutti noi italiani? E se qualcuno facesse compilare agli italiani un’autocertificazione razziale come quella richiesta ad Albert Einstein al suo ingresso in America, scriveremmo tutti di essere di razza «umana»? 
 

Lo scritto nasce dalla lettura dell'articolo riportato a lato cui consiglio di dare la precedenza. Si tratta qui sotto di una riflessione critica in occasione della Giornata della memoria. La realtà è sempre più complessa delle facili sintesi, adatte per gli slogan e la propaganda. La complessità ci impegna, nonostante la fatica; mai perdere la possibilità di capire. Nessun dogma viene qui formulato.

Leggo con interesse sul Corriere online del 21 gennaio lo scritto di Franco Levi e Alberto Melloni, che riporto qui accanto; il testo è accorato e retorico, scritto in occasione della giornata della memoria, a 7O anni dalla liberazione di Auschwitz. Penso che gli scriventi abbia già ricevuto vivi complimenti dai confratelli ebrei, soprattutto per averla cantata chiara. In sintesi, alla luce della Shoah, soprattutto made in Italy, i due tacciano d’ipocrisia la società europea ed italiana domandandosi e rispondendo: la grande adesione alla marcia di Parigi avrebbe avuto lo stesso clamore e la stessa partecipazione mondiale se le vittime fossero state solo ebrei? … La domanda permette agli autori di rilevare che l’antisemitismo, il fascismo e il pregiudizio contro gli ebrei non si sono spenti nel profondo della cultura europea e italiana.

Mi limito ad osservare che, cosa ben comprensibile, l’orizzonte con cui gli interessati guardano problemi di portata mondiale ha una dimensione totalmente ebraica, e tale impostazione non sfugge ai limiti di un sostanziale vittimismo: insomma, in una situazione complessa che interessa tutti, si presentano per ritirare il loro legittimo fagotto. Per amore di statistica ricordo che la popolazione mondiale è fatta di poco più che sei miliardi di uomini e che gli ebrei nel mondo sono circa 13,500 milioni (stima trovata oggi su internet secondo me al ribasso), erano 16,400 prima della Shoah ... tra questi poco più di 10 milioni si dividono equamente tra Israele e Stati Uniti, in Italia si contano circa 28mila ebrei.

Levi e Melloni evitano di prendere atto di molte cose accadute in questi settant’anni. La più semplice ed ovvia è che dopo  settant’anni i superstiti dei campi di sterminio stanno uno dopo l’altro scomparendo . Lo stesso vale per gli aguzzini che si presentano uno ad uno davanti al giudizio insindacabile di un Dio misterioso che non abbandona la vita degli uomini; un Dio misericordioso che non tollera l’ingiustizia e permette il male. Solo ‘barbari’ rivestiti di una ottusa razionalità possono aver pensato di avere ucciso facendo il proprio dovere …

Da questa constatazione, legata all’inesorabile scorrere del tempo, nasce un corollario La reiterazione annuale della Giornata della memoria rischia oggi di creare effetti sempre più deboli, se non contrari a quelli desiderati. Non fosse altro per la distanza delle nuove generazioni dal clima caratteristico del dopoguerra, ma anche per la stupidità umana, incline in questo caso al negazionismo e al revisionismo; elemento, parlo della stupidità, che si deve tenere in considerazione, che non disdegna frequentare la scuola e i gruppi dei giovani. Presto ci si dovrà chiedere fino a quando e anche come, tenere il filo di questa memoria, fuori dalla retorica così facile in tali occasioni. La Shoah è un crimine talmente orrendo, inconcepibile e documentato, da raccogliere subito il massimo di sdegno per chi anche semplicemente ragiona. Poche realtà vi assomigliano … come quando si fa torto grave a dei bambini, in specie con la pedofilia. Si parla per questo, quasi a difenderne il limite sull’orlo dell’abisso, di male assoluto. Ma, lo sappiamo, accanto al male assoluto c’è anche la banalità del male. In una cultura in cui i fondamenti si stanno volatilizzando, tutto diventa possibile, anche la stupidità per l’appunto. E non è un caso che stia crescendo soprattutto tra i giovani, a scuola, una sensibilità che possiamo dire di destra, per la quale l’avversione martellante all’immigrazione ha giocato certamente un ruolo decisivo.  Il passo dal razzismo all’antisemitismo è breve.

Aggiungo che La memoria della Shoah è associata in Italia alla resistenza e all’antifascismo. Ora, pare proprio che il popolo di sinistra si stia disperdendo, un po’ come l’esercito austriaco nella disfatta del 18’ sulle rive del Piave quando risaliva le vallate per ritornare in patria; viene dunque progressivamente a mancare un sostegno ideologico che ha prodotto negli anni la maggior parte degli eventi scolastici. Avverto ancora che le mie sono constatazioni. Anni fa gli studenti erano tendenzialmente di sinistra e con essi i loro maestri e professori … salvo poi entrare in una situazione di schizofrenia interpretativa nel modo di valutare l’esperienza degli Ebrei in Israele (oggi si parla con pari ambiguità della striscia di Gaza), parteggiando a gennaio per gli ebrei e l’antifascismo, e per il resto dei mesi per l’Olp, indossando la Képhià, … Appendice problematica ed estrema di tutto questo fu negli anni ’70 l’addestramento delle brigate rosse nei campi palestinesi.

Gli Ebrei, grazie al movimento sionista, guidati da Theodor Herzl a partire dal 1901, e dalla intraprendenza politica e militare di Ben Gourion, sono ritornati in Palestina fondando lo Stato di Israele. Siamo nel 1948. Il prezzo per questo stanziamento forzoso, favorito dall’ignavia degli inglesi, è la subitanea guerra con gli abitanti del posto che ormai vantavano il diritto maturato da quaranta generazioni, un tempo congruo,  pare, per sentirsi a casa propria. Il resto è storia contemporanea:

Israele si insedia come stato sovrano; i paesi arabi cercano più volte di distruggerlo senza riuscirvi;  Israele sfrutta questa  incapacità velleitaria, sostenuto dagli Stati Uniti, allarga continuamente i confini; grazie all'immigrazione, la popolazione aumenta progressivamente, da circa 300000 ebrei già residenti fino agli attuali 8 milioni. Si forma l’esercito più moderno e addestrato del mondo, dotato  di un arsenale atomico ragguardevole (un centinaio di atomiche). Il paese progredisce con coltivazioni e tecnologie d’avanguardia, in breve diventa la prima potenza economica dell’area mediorientale…. Lo stato è laico, ma prendono piede gli ultra-ortodossi.  Con la guerra dei sei giorni gli ebrei entrano in Gerusalemme facendone in seguito la discussa capitale; per ovviare agli attentati ultimamente innalzano una muraglia sinuosa che attraversa il paesaggio petroso e collinare della Giudea. Gerusalemme e la Ricostruzione del Tempio sono le mete nascoste di ogni ebreo nel mondo. Una storia questa, di quasi settantanni che si può raccontare e ampiamente documentare.

Di tutto questo l’articolo tace. Tace soprattutto la scelta di rispondere alla forza con la forza, senza curarsi troppo delle sfumature, che sono poi delle autentiche stragi tecnologiche di popolazioni indifese. Tace il non rispetto dei patti sanciti con lo stato Palestinese creando continuamente a macchia di leopardo nuovi insediamenti in territorio palestinese.  Tace che, per opporsi agli arabi, si sta creando un movimento migratorio abnorme, con l’avvento di ebrei non ebrei desiderosi di uscire dalle situazioni dei loro paesi in rovina, vedi gli ottocentomila russi insediati.

Recentemente Netanyauh, di fronte alla volontà Europea di trattare alla pari con lo stato palestinese, accusava gli europei di dimenticare la Shoah.

L’affermazione è molto importante per capire … La costituzione dello stato d’Israele figura come risarcimento della Shoah. L’equazione è facile, troppo facile, a nostro avviso e diffusa nella mentalità comune. Mi sono domandato spesso se si tratti di una equazione blindata o discutibile. E perché non risarcire o farsi risarcire in Baviera, nel Magdeburgo,… a suo tempo, tutti sanno, si era pensato al Madagascar. Scopro poi Ben Gourion, terrorista, impegnato su territorio palestinese negli anni della guerra, informato puntualmente della Shoah,  affermò che non si potevano nello stesso tempo curare due cose così difficili e preferì pensare al futuro, ugualmente ci furono ebrei informati che non vollero mescolarsi alla faccenda … scopro ancora che molti reduci provenienti dai lager furono tollerati in Israele, se non internati in case di cura mentale e soprattutto sospettati di tradimento. Ci si chiedeva, infatti, perché contrariamente agli altri, essi erano ancora vivi. La vicenda della nave Exodus, siamo nel ’47, aggiunge qualcosa di interessante dalla parte degli inglesi. La storia è piena di contraddizioni. Con tutto questo i colpevoli sono altri e ben determinati. Mi sto chiedendo se c’è solo l’antisemitismo o c’è qualcos’altro.

E’ ormai realistico pensare che lo stato d’Israele esiste e che debba esistere.  Ma è anche realistico pensare che, alla fine, questa tensione  può diventare insostenibile. La minaccia iraniana è seria, appena possono, gli arabi lanciano l’atomica. Il loro comune desiderio è quello di distruggere Israele. Certamente un’idea stupida, molto vicina all’Olocausto, ma comunque una idea che c’è ed ha tutta l’idea di essere inarrestabile. Tra parentesi la fonte è il Corano e il cervello malato è quello degli Iman nelle  moschee. Gli altri sono poveracci che tirano pietre, bruciano chiese e lanciano missili quando qualcuno glieli mette in mano.

Gli Ebrei sono in Palestina con la Bibbia in mano. E’ una cosa da non dimenticare. Gli stessi atei e agnostici, che probabilmente sono la maggioranza nello stato d’Israele, usano la Bibbia come manuale di conquista. Il riferimento è importante. Contrariamente ai mussulmani i cristiani fanno propria la Bibbia; amano la Palestina con uno sguardo diverso, quello della fede in Gesù attraverso il quale leggono tutta la storia biblica. Il tema è da approfondire.

Voglio aggiungere una considerazione finale. I cristiani hanno molto pudore a parlare dei fratelli ebrei. Pur non essendo colpevoli oggi di alcun reato nei loro confronti, hanno chiesto ripetutamente e più volte scusa a nome dei cristiani del passato.  Gli eventi e i testi si consumano. Insistere oggi su Pio XII per un credente della nuova generazione, abituato con Giovanni XXIII, Paolo VI con il Concilio con Giovanni paolo II Benedetto XVI, diventa uno stereotipo che porta fuori della realtà. Tutti abbiamo messo la nostra preghiera al muro del pianto. Se la cosa continua, come nell'articolo in questione, diventa una forma di colpevolizzazione simile a quella per cui, avendo i capi dei giudei crocifisso Gesù e perseguitato i primi cristiani, tutti i giudei sono stati considerati colpevoli … è bensì vero che l’ostracismo contro gli  ebrei è durato secoli. Dal Concilio in poi la liturgia ha eliminato espressioni di disprezzo su cui sinceramente insistere oggi mi sembra certamente fuori posto; nessuno di noi ha in mente di disprezzare gli ebrei o di considerarli un popolo di criminali. Allo stesso tempo vorremmo non essere continuamente ricattati. C’è una cosa mi pare che gli ebrei si rifiutano di capire e cioè che mentre la conoscenza dell’ebraismo, dell’ebraico, della Bibbia, della terra santa, si sono sviluppati tra i cristiani in maniera esponenziale, oserei dire enorme; il giudizio e la conoscenza degli ebrei nei confronti dei cristiani è fermo al passato. Gli ebrei, se non in rari casi, non conoscono il Nuovo Testamento, Gesù, san Paolo, l’enorme sviluppo della cultura cristiana; si limitano a quattro conoscenze stereotipe sulla Chiesa ai tempi della Shoah e poco più. Non conoscono o forse si rifiutano di conoscere. Almeno così pare. Mentre per noi i mussulmani con il loro Corano sono cugini, gli ebrei noi li consideriamo, tuttora, fratelli maggiori. Tema tutto da esplorare per un dialogo che guardi al futuro.  Paura, disagio? Cosa si nasconde davvero dietro lo stereotipo dell’antisemitismo che radicalmente non ci compete. La questione è teologica, metafisica, riguarda il rapporto con il Dio vivente. Devono spiegare i fratelli ebrei perché i cristiani hanno un così grande interesse per la loro cultura restando cristiani e perché alcuni ebrei si convertono al cristianesimo. Sono nomi illustri: filosofi, teologi e rabbini, uomini e donne. Ho visitato Auschwitz. Conosco molto bene Dachau, alla periferia di Monaco. Dachau è il primo campo in ordine cronologico, dove furono internati centinaia di preti cattolici, altra cosa che gli ebrei tacciono. Con tutto questo tra qualche giorno accenderemo il cero e piangeremo insieme.

 

 

La presente riflessione è d'andatura filosofica e si interesse di sociologia della conoscenza, distinguendo opportunamente tra pensiero e propaganda. Spero così di offrire un contributo di idee su un tema di attualità vissuto ormai d'abitudine in modo esasperato  Sono disponibile ad approfondire e non rispondo ad eventuali polemiche.

GAY

Seguo online i due maggiori quotidiani italiani, il Corriere e la Repubblica. Noto che ambedue gestiscono con sobrietà e oggettività l’irruzione del Papa, il cui indice di gradimento è sempre più elevato, fino a raggiungere il record storico di Manila. L’Avvenire si limita a registrare cinque milioni di fedeli, contro i sette milioni di Repubblica. Pur sapendo che dopo l’osanna c’è passione, morte e resurrezione.

La lettura dei due quotidiani è interessante, molte firme sono famose e degne di essere lette, su alcuni argomenti lo spirito critico si afferma permettendo una lettura update e intelligente. Noto anche, essendo in contemporanea con la stampa francese e anglosassone, che il giornale italiano è colorato; incline alla rissa e alla discussione concitata, fino alla prevaricazione … i francesi e gli inglesi difendono la loro identità, gli italiani si disprezzano. I due giornali, in questione, che si considerano, come natura e come origine, assai diversi l’uno dall'altro, hanno abbracciato entrambi la causa gay.

Avverto che ‘gay’ è un neologismo entrato nella lingua corrente a sostegno di una identità sessuale la cui caratteristica paradossale è l’indeterminazione, la dissociazione tra interiorità, diciamo per intenderci, tra mente e corpo. Maschio e femmina, o se si preferisce, salvando le priorità, femmina e maschio, sono un dato imprescindibile che sta prima di ogni interpretazione, prima di ogni e qualsiasi alchimia di laboratorio; un dato è fatto per essere accettato e non manipolato. Esistono innumerevoli variazioni sul tema di cui è importante prendere atto: in questo caso è necessario comprendere che non esiste un fenomeno univoco, le stesse cause sono differenti e sono cause biologiche, cause psicologiche, cause pedagogiche e morali se non addirittura spirituali e metafisiche. Vale comunque dal punto di vista statistico, aldilà del ‘rumore’ e della propaganda, che impediscono il ragionamento,  il principio secondo cui l’eccezione conferma la regola.  Il rispetto delle eccezioni comporta un modo di viverle e di affrontarle che non deve andare a detrimento  di una normalità oggettiva.

L’omosessualità è dunque una esperienza individuale complessa e variegata, prima che diventare una realtà relazionale che assomma diverse complessità, (sebbene la relazione originaria parentale ne sia certamente  una causa).  Il termine gay funziona, come da sempre funzionano i termini nella sfera sessuale, come uno schermo e uno scudo che copre e nasconde una realtà di sua natura problematica. Come quando, per intenderci, nella tradizione si parla di ‘impurità’ … si individua l’area, la sessualità, la si apre e la si chiude allo stesso tempo. Voglio dire che il concetto che identifica diventa facilmente un Tabu. Evidentemente la sessualità in genere richiede una profonda e progressiva accettazione di sé che a tutti gli esseri umani riesce più o meno faticosa, … l’omosessualità dunque, da questo punto di vista, è una problematica nella problematica.  Questo naturalmente se si intende finalmente ragionare e discutere seriamente, aprendo il tema dal punto di vista dell’analisi critica.

D’altra natura è quanto sta accadendo: siamo approdati oggi all'ideologia. Gay-omosessuale è la nuova frontiera del laicismo. In piena crisi economica, politica, morale, sindacale, culturale e soprattutto demografica, i due giornali hanno, ripeto, sposato, la tesi secondo cui, chi è contrario all’omosessualità così come viene pubblicamente ostentata, confessata, celebrata, è definito omofobo. Ora non siamo così ingenui da non vedere che esiste una violenza da sempre ingiustificata sui ‘diversi’, cosa in tutto molto grave, più ancora della inaccettabile ostentazione della diversità. Ma esiste anche il ‘ricatto’ delle minoranze, la ‘sindrome di risarcimento’, il vittimismo e la colpevolizzazione degli altri: io sono omosessuale ma tu sei omofobo.

Ho già segnalato, senza ottener questa volta risposta, la cosa al direttore di Repubblica, certamente un intellettuale di calibro, credo che dovrò insistere. Su Repubblica la campagna è infatti più agguerrita con il rinforzo dell’Espresso. A questa prima identificazione,‘contrario e critico verso l’omosessualità uguale omofobo’, ne segue un’altra, ugualmente violenta e gratuita: l’identificazione dell’omofobia con la destra militante cattolica, vedi convegno regionale a Milano.  Faccio notare che è una tesi a collo di imbuto tipica delle ideologie e delle propagande totalitarie. Si sta cioè esercitando una pressione abnorme, sproporzionata, ossessiva, ingiustificata, una vera e propria propaganda; come quando nel fascismo si tacciava di anti patriottismo, e di tradimento, chiunque fosse, anche velatamente, contrario. In realtà l’antifascismo in tempo reale, parlo come nipote di un confinato politico, agiva contro la prepotenza e la prevaricazione criminale tipica del fascismo.

Il risultato della propaganda è un cambiamento profondo delle mentalità e la diffusione non dovuta di un fenomeno altrimenti fisiologico che le civiltà hanno sempre gestito e cercato di gestire. Voglio dire che gli omosessuali esisteranno sempre in una percentuale che nei grandi numeri dell’umanità è sostanzialmente stabile. Come sanno tutti gli studiosi seri di sociologia. Credo che siamo arrivati ormai, ai nostri giorni, al più alto compromesso possibile, un limite a mio avviso invalicabile: l’omosessualità è un problema, rispettiamo gli omosessuali (vedi intervista del Papa), rispettiamo la privacy e la libertà di coscienza e di scelta; rifiutiamo radicalmente il narcisismo, l’ostentazione, le lobby, le ‘parade’ le nozze impossibili. Rispettiamo soprattutto la pedagogia, la scuola. Ciò mi sembra chiaro, onesto, civile, laico, vero. Questa è una linea di demarcazione netta e destinata ai secoli futuri. Se la propaganda continua con questi toni fascisti  innalzare il muro diventa inevitabile.

 Avverto che, per fare in modo che l’omosessualità non sia un ‘problema’, che diventi cioè ‘normale’, bisogna che tutti gli altri, parlo di qualche miliardo di esseri umani, diventino un problema:  in forza di questa propaganda proposta dal nuovo regime mediatico, il mondo si divide in omosessuali e omofobi. Se poi al convegno ‘omofobo’ si siede il prete pedofilo, siamo alla quadratura perfetta del cerchio. In questa prospettiva, l’Ideologia gay avrebbe dunque come suo nemico una intera umanità di omofobi; una eventuale legge sull’omofobia farebbe si che il sottoscritto sarebbe inquisito per questo testo o sarebbe intercettato tra i potenziali nemici della società futura e dunque schedato, come i terroristi su suolo nazionale.

C’è un altro aspetto importante da rimarcare. L’ideologia gay ha alla base una filosofia. Ora, avendo insegnato filosofia per tanti anni, transitando tra l’altro con i greci più volte dentro il tema dell’omosessualità, senza scudi concettuali, affermo che la teoria del genere è la teoria più imbecille che sia uscita mai da una mente umana. L’amore per la sapienza ci obbliga a dire questo senza mezzi termini; nascondere questo sarebbe un tradimento della verità. Il fatto che gli uomini talvolta amino dissociarsi dalla realtà e da se stessi, dissociarsi dal proprio corpo, facendo saltare il cardine stesso della personalità umana, è un dato di fatto sì, ma è uno smarrimento,  degno di una psichiatria, non di una filosofia.  

Parvus error in principio, magnus est in fine …  gli esiti negativi sono incalcolabili. La responsabilità dei direttori dei giornali, che non si pronunciano mai sulla questione, è molto grave, sia sul piano strettamente morale che su quello della convivenza civile. La famiglia è ferita, ma qualcuno la sta uccidendo … la scuola ha il dovere di opporsi. L’impegno della scuola cattolica è una benedizione per la società attuale. Occorre incoraggiare e sostenere tutti quanto si oppongono in modo intelligente e non fanatico, alla pseudo cultura imperante. A volte basta dire no e sì, come ci insegna il Vangelo. Parla chi ha sempre rispettato, soprattutto i giovani e soprattutto a scuola, che si trovano in situazioni particolari. Trovo anche patetica, questa continua sete di confessione pubblica, la rivelazione estetica e autobiografica, narcisismo allo stato puro, del proprio omosessualismo, represso e frustrato, una cosa a mio avviso già del tutto evidente. Come quando negli anni passati era di  moda la confessione del tossicodipendente: devo rivelarvi un segreto della mia vita, io mi sono drogato… e tutti rispondevamo in coro, ce ne siamo accorti subito …

A rinforzo di questa tesi volutamente forte e critica, diciamo pure filosofica, aggiungo una osservazione letteraria. Il livello dei giornalisti che scrivono quotidianamente di questo è un livello basso: la scrittura e le motivazioni addotte, evidentemente pilotate da una intenzione polemica, cercano lo scontro … sono atte a confermare la tesi che l’universo degli omofobi nasconda seri problemi, naturalmente sessuali … in poche parole: i direttori, le firme, insomma, quelli che contano e che conducono il giornale, hanno abbandonato la questione in mano a una banda di inesperti con licenza di colpire, che razzolano tra i rifiuti, adatti a raccogliere ogni minimo frammento impazzito della realtà a sostegno della loro tesi, priva di pensiero. E perché non entrare nella questione con veri esperti, che ci sono, creando una grande tregua concettuale. Una civiltà si nutre di verità.

Concludo, invitando alla lettura dei maestri di civiltà, ne scelgo alcuni: Paolo, Agostino Dante; chiedendosi perché, per quali motivazioni, essi esprimono un giudizio morale drastico e senza appello sull'omosessualità, la biblica Sodomia. (tema certamente degno di un convegno storico e teologico, adatto per discutere) Forma e contenuti, come s'addice al pensiero. Certamente non ci si può limitare a questo, la questione può e deve essere approfondita, meglio compresa, insieme discussa, come si s'addice ad una cultura che progredisce. La biologia, la psicoanalisi, la pedagogia, le scienze umane in genere, sono correttivi intelligenti ad una verità che guarda i principi e rischia di non vedere le persone concrete. Ma una cosa è certa, la propaganda danneggia innanzitutto chi si trova in una situazione problematica o in ragione dell’età, della propria origine, delle proprie esperienze di vita, delle proprie inclinazioni più intime e profonde.

 
Davanti a una bambina di Manila che scoppia in lacrime domandandogli perché i piccoli soffrono, 
Francesco straccia il discorso preparato 
e parla a braccio
  

 
 
 
 
Non si può rispondere con frasi fatte davanti alla domanda di Glyzelle Palomar, 12 anni, che al Papa ha chiesto: 
 
«Ci sono tanti bambini rifiutati dai loro stessi genitori, ce ne sono tanti che diventano vittime, molte cose terribili accadono loro, come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette che accadano queste cose, anche se non è colpa dei bambini? E perché ci sono così poche persone che ci aiutano?».
 
Lei stessa è scoppiata in lacrime pronunciandola, facendo commuovere Francesco, che davanti a oltre trentamila giovani, all'università Santo Tomaso, aveva appena terminato di ascoltare un'altra testimonianza toccante, quella di Jun Chura, ex ragazzo di strada quattordicenne che oggi lavora per la fondazione Tulan ng Kabataan, dov'è ospitata anche Glyzelle. Francesco ha abbracciato entrambi, e ha tenuto a lungo la sua mano sul capo della ragazza.

 

«Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta - ha detto il Papa improvvisando in spagnolo - non le sono bastate le parole, ha avuto bisogno delle lacrime. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda: perché i bambini soffrono?». «Quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa. Esiste una compassione mondana che non è utile per niente. Una compassione che è poco più che mettere la mano in borsa e tirare fuori una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe aiutato tre o quattro persone e poi sarebbe tornato al Padre. Solo quando Cristo è stato capace di piangere ha capito il nostro dramma. Cari giovani al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, quelli che sono stati lasciati in disparte, piangono i disprezzati, però non capiamo molto su quelle persone che non hanno la necessità di piangere. Solo certe realtà della vita si vedono con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Chiedo che ciascuno si domandi: ho imparato a piangere? Ho imparato a piangere quando vedo un bambino che ha fame, drogato, senza casa, abusato, usato come schiavo...». «Impariamo a piangere come lei (Glyzelle) ci ha insegnato oggi. Non dimentichiamo queste domande: la grande domanda su perché i bambini soffrono l’ha fatta piangendo e la grande risposta si apprende piangendo. Gesù nel Vangelo pianse per l’amico morto, pianse nel cuore per la famiglia che aveva perduto sua figlia, pianse quando vide la povera vedova che seppelliva il suo figlio, fu commosso fino alle lacrime quando vide la moltitudine senza pastore. Chi non sa piangere non è un buon cristiano. Questa è la sfida: quando poniamo la domanda sul perché soffrono i bambini, perché accadono queste tragedie nella vita, la nostra risposta sia o il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi non abbiate paura di piangere!».

 
Siccome qualcuno è preoccupato per l'Ebola e per il Terrorismo, vi invio l'articolo di oggi dell'Avvenire e  una mappa satellitare che indica i luoghi del contagio a nord est dove i fanatici di BOKO HARAM hanno trucidato duemila persone dando fuoco ai loro villaggi ... come potete capire la preoccupazione è grande...
sto parlando dei poveri che pagano con la  vita ...  quindi sono totalmente fuori da ogni pericolo e vivo in uno dei luoghi più tranquilli del mondo, (a 1500 km di distanza per la precisione) ... se però dovesse capitare qualcosa di strano, ho già fatto testamento, sono già stato riscattato a prezzo del sangue....  una preghiera per il padre Dall'Oglio che ho conosciuto nel suo eremo in Siria iniseme con i miei compagni nel 2000                         Ebola rallenta, 
 
                                       il vaccino avanza
L'epidemia di Ebola in Africa occidentale, che ha fatto finora più di 8.400 vittime, sembra rallentare, ma la battaglia contro la malattia non è finita. Lo ha detto l'inviato speciale delle Nazioni unite per l'Ebola, David Nabarro, in un'intervista a Reuters. "Il cambiamento dell'atteggiamento in cui speravamo, per cui lavoravamo e che aspettavamo sta ora avvenendo dappertutto", ha affermato Nabarro, notando che i centri di cura sono stati aperti in tutte le zone colpite e che le vittime vengono sepolte nel rispetto delle misure di sicurezza.Intanto proseguono gli studi per un vaccino. Da Siena parte lo studio Vsv-Ebovac, che avrà l'obiettivo di studiare la risposta immunitaria a uno dei tre vaccini contro l'Ebola recentemente giudicati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come più promettenti nella lotta all'epidemia esplosa in alcune regioni dell'Africa occidentale. Al centro dello studio un candidato vaccino sviluppato da scienziati canadesi. Il progetto, di imminente avvio e della durata di tre anni, sarà coordinato da Donata Medaglini, per conto dell'Università di Siena e della Sclavo Vaccines Association (Sva). Si tratta di uno dei primi otto progetti a cui è stato appena dato il via attraverso il finanziamento da parte di Innovative Medicines Initiative (Imi), partnership tra Unione Europea (Horizon 2020) e Federazione Europea delle Industrie e delle Associazioni farmaceutiche (Efpia), nell'ambito del programma Ebola+, che mira ad accelerare tutti gli aspetti inerenti sviluppo, produzione e impiego di un vaccino, nonché i relativi protocolli terapeutici e diagnostici. Il progetto Vsv-Ebovac, finanziato con 3,9 milioni di euro, partirà dai trial clinici che si stanno effettuando in Europa e Africa per portare avanti la fase di sviluppo del vaccino omonimo (vaccino Ebola Zaire che impiega come vettore il virus della stomatite vescicolare). Il progetto utilizzerà tecnologie avanzatissime, per effettuare analisi dettagliate della risposta immunitaria in campioni prelevati da partecipanti ai trial clinici, prima e dopo la vaccinazione. Questo tipo di studio permetterà di raccogliere informazioni fondamentali per valutare l'immunogenicità del vaccino e la sua sicurezza. 
 "Ebola? Escludo che possa propagarsi anche in Europa. Il vaccino esiste, la risoluzione del problema, nei paesi del Terzo Mondo è solo di natura clinico-infrastrutturale oltre che ovviamente economico". Lo ha detto oggi al Cro di Aviano (Pordenone), nel corso di un convegno, Robert Gallo, direttore dell'Institute of Human Virology alla University of Maryland School of Medicine di Baltimora e co-scopritore del retrovirus Hiv.
 

GRAZIE PRESIDENTE!

Eh Se'l mondo sapesse il cor ch'elli ebbe assai lo loda e più lo loderebbe

GRAZIE MATTEO

 

Matteo & Matteo

So che qualcuno mi accuserà di essere un anti-leghista ideologico e viscerale, niente paura … essendo più precisamente un ‘anti-leghista storico’, in queste poche righe non gli darò torto. Chiedo solo di prendere atto delle ragioni di questa coerenza storica espressa più volte pubblicamente. A suo tempo Mino Martinazzoli si lamentava, siamo negli anni 90, del fatto che la Chiesa non prendesse alcuna posizione contro la Lega; in quel periodo la Lega era contro tutti, anche contro il Papa e contro i Vescovi. Qualcuno obiettò e gli portò il mio bollettino parrocchiale. In seguito, molti anni dopo, ci fu la simpatica diatriba a distanza con Monsignor Fisichella, troppo in alto per occuparsi dello scritto … Monsignore lei ha rotto. Monsignor Fisichella è incaricato per un progetto Europeo e Mondiale sulla Nuova Evangelizzazione: si tratta di una testa raffinata dal punto di vista filosofico e teologico; sta di fatto che, forse preso da un istinto anti-sinistra, a mio avviso in parte comprensibile e diffuso nel clero, arrivò   a battezzare la Lega, parlando della sua ispirazione cristiana. Errore grave, ribadisco, tipico di chi usa bene la ragione ma non osserva i fatti per mancanza di contatto. Ne venne una vasta polemica ‘bresciana’ nella quale si parlò anche dei cattolici che erano al governo. I fatti, e soprattutto le inchieste giudiziarie in corso, continuano a darmi ragione. All’occasione si parlò anche di libri letti … ora il sottoscritto non rivendica di avere una cultura superiore, rivendica solo il fatto che non si continui a strumentalizzarla; sostiene inoltre l’idea che si possano raggiungere grandi risultati culturali senza bisogno di titoli e senza bisogno di denaro. Il denaro e la vanità dominano il campo della cultura. Qualcuno infine ha pensato che da tutto questo fosse nata una punizione disciplinare contro il sottoscritto, cosa assolutamente non vera; la decisione africana era stata da me coltivata a lungo e finalmente realizzata.

Ma, veniamo alle ragioni, che sono sostanzialmente due.

1-      Dal 1989, prendo la data in chiave simbolica, il Mondo, l’Europa e l’Italia, che io considero, per la sua storia e per la sua posizione geografica, come una antenna particolarmente sensibile, sono sottoposti a dei cambiamenti di natura complessa e planetaria; l’immigrazione è un corollario di questo. Io rimprovero alla Lega di avere affrontato questi processi, più grandi di noi e indipendenti da noi, in modo aggressivo, con un vuoto culturale e morale, vuoto rivestito di cultura occidentale e cristianesimo; e ancora di avere sostenuto in seguito un governo ad personam che ha creato il più lungo stallo politico e morale nella storia d’ Italia; l’Italia aveva bisogno urgente di affrontare grandi temi internazionali, riassettare l’economia, contrastare la diffusa illegalità, la criminalità organizzata, gestire l’immigrazione, affrontare il terrorismo, i dissesti naturali, ritrovare soprattutto ragioni di convivenza comune, offrire infine un contributo di idee e di valori all’Europa e al Mondo. La Lega al contrario ha cercato di ricacciarci tutti in un angolo buio della storia, stimolando una volgarità diffusa e rivelando una sostanziale inettitudine per la democrazia. Infine lo scandalo: il loro modo di amministrare il denaro dice molto bene dove un intero popolo potrebbe cacciarsi quando segue le emozioni populiste. Conosco le statistiche e so che La lega è in ripresa. Ma, qui vale l’ironia di un grande lombardo-italiano, che ha scritto libri importanti, e che ad un certo punto, descrivendo l’ ‘assalto al forno’, si domanda:Vox populi vox Dei?

2-      Siccome i leghisti sono in fondo dei bravi ragazzi, non hanno imbracciato il mitra; questo li ha resi anche simpatici e tollerati; molto adatti per la politica-spettacolo che domina ormai l’Italia, dove il contrasto serve, e deve essere estremo. Arriviamo così al secondo punto: la presenza dei leghisti nelle istituzioni politiche democratiche è anomala e borderline. Più volte hanno tradito pubblicamente lo spirito della Costituzione Repubblicana, davanti al Parlamento Italiano ed Europeo.

E qui un inciso per il Beppe, che secondo me non ha smesso di fare il comico: si ha l’impressione che  sia diventato ogni giorno più petulante e più pettegolo; se riesce un attimo a tacere è bene che qualcuno glielo dica.

 

La differenza tra il carissimo amico Renzi e Salvini è interessante. Il primo a poco più di vent’anni pubblica il suo primo libro mentre il secondo arranca all’università, almeno per mancanza di impegno.

Il primo costruisce, dice delle cose importanti, parla un italiano perfetto, parla le lingue, è capace, preparato e disinvolto; una immagine giovane e pulita dell’Italia futura; il secondo si spoglia, e siamo nel kitsch.

La sfera magica non funziona in questo periodo … temo che Renzi esca logorato da questa straordinaria prestazione politica, nazionale e internazionale. E’ importante che non cambi fede, che non cambi moglie, che non cambi amici … è cosa più importante infatti della politica saper coltivare un fazzoletto di terra tra le colline di Firenze e Siena, dove si producono il Chianti e il Brunello, dopo aver dato all’Italia una boccata di ossigeno, come quando con gli scout si va in cima, e si pensa di lasciare il mondo migliore di come lo si è trovato. Grazie Matteo, nessuno è perfetto, e tu sei stato grande! Salvini nel frattempo potrebbe rivestirsi, come del resto gli consiglia il suo padre spirituale, e cominciare a leggere qualche libro, per esempio: Le mille e una notte,Ali Babà e i Quaranta ladroni, Pride and prejudice, Animals Farm, Guerra e Pace, l’Idiota. Siccome è un giovane intelligente e in buona salute potrebbe fare progressi straordinari. Gli consiglio comunque di abbandonare la sua passione più grande, fin dall’infanzia, la televisione con i suoi quiz e i suoi trabocchetti.

 

Charlie

L’onda dell’’emozione globale’ toglie spazio alla riflessione coerente e continua.  Quella, per intenderci, dell’altro giorno, prima degli attentati di Parigi. I grandi della terra si radunano e scelgono il posto che loro compete, il primo. Uniti, l’effetto è forte: hanno l’idea  precisa di rappresentare l’umanità e la democrazia.  Di fronte sta la violenza suicida, sena riparo, il fanatismo religioso, o, per qualcuno che difende ad  oltranza , il fanatismo che adopera la religione, infine, la guerra santa; certamente si tratta di una terza generazione d’immigrati che scopre in modo insopportabile l’oggettiva inferiorità morale, culturale, religiosa ed  economica. Il mondo è unito ma il fenomeno non si arresta. La normalità degli uomini lavora, programma la giornata, segue dei ritmi, si mantiene, mantiene la famiglia … questi non lavorano, viaggiano verso i campi di addestramento (sono pressappoco gli stessi delle brigate rosse), partecipano alle guerre locali, dove la cosa importante è avere in mano un mitra, un bazooka, una lancia razzi … vanno e vengono, sono centinaia, potenzialmente, forse, migliaia.

All’occasione, una giornalista, patetica, chiede che siano insegnate le religioni a scuola per educare alle differenze. In fisica si chiama scoperta dell’acqua calda, ed è un po’ come tracciare con il pennello una linea di demarcazione in terra, per impedire alle belve feroci di assalirti. Non si avvede la sprovveduta, nella sua colta e laica ignoranza, che da decenni questo è il lavoro svolto dagli insegnati di religione, che c’è un Concilio che invita al dialogo tra le religioni; che la Chiesa Cattolica, unica istituzione al mondo, è in grado di giustificare e ‘fondare’ il principio di uguaglianza tra tutti gli uomini. A Parigi il principio scatenò a suo tempo un totalitarismo sanguinario e contraddittorio, e di questa ambiguità vive ancora oggi l’Occidente laico con i suoi cortei.

Infatti, si sono toccati due estremi, sebbene il contatto non giustifichi in alcun modo una violenza stupida, vile, diciamo pure vergognosa: Da un lato un laicismo irriverente contro tutti e contro tutto, un diritto di satira dispiegato senza alcun limite, con la pretesa che gli altri tacciano. Una libertà di pensiero a senso unico che esagera volutamente la fisionomia dell’altro per abbatterlo. E’ questo il senso profondo della caricatura e della vignetta? Dall’altro lato l’Islam, che è entrato da tempo in un vicolo cieco, i francesi dicono molto bene … cul de sac.

Infatti, l’Islam moderato è possibile a condizione che si legga il Corano e la tradizione plurisecolare dell’Islam relativizzandone il contenuto e la pretesa origine divina. Se al Corano e all’Islam è applicato il criterio della critica, cui il cristianesimo ha puntualmente corrisposto, faticando e arrancando talvolta, dell’Islam resta ben poco. Lo sanno molto bene i maestri e gli intellettuali mussulmani che conoscono il Corano e la Cultura Moderna: per una sorta di sopore d’abitudine, e diciamo pure di vigliaccheria culturale,  non parlano, o, quando parlano, dicono cose banali e scontate. Cattivi maestri: noi italiani, in altro contesto , ne sappiamo qualcosa.

L’incitazione alla guerra santa e il disprezzo per gli ebrei e gli infedeli (i cristiani) prendono spunto direttamente dal Corano. Mediamente, i 40 milioni di mussulmani che vivono in Europa, anche quando sono decisamente contrari alla violenza, hanno l’idea di islamizzare il mondo cominciando dall’Europa. Ne nasce una situazione psicologica e morale molto complessa che si può riassumere in un cocente complesso di inferiorità misto ad un orgoglio di appartenenza ferito, che rende la relazione con l’Islam sostanzialmente ambigua. A questo si aggiunge che i Mussulmani vorrebbero semplificare l’occidente sviluppando e mantenendo con grande ingenuità una equazione banale, che talvolta anche gli europei, quelli per intenderci che rifiutano l’immigrazione, fanno propria: cristianesimo uguale occidente. Salvo poi verificare che il cristianesimo è nato in Palestina tra e oltre gli ebrei, nelle regioni dove abbondano da secoli  i mussulmani. A ciò si aggiunge che nella pratica dell’accoglienza, fenomeno colossale, il cristianesimo si rivela altra cosa dall’occidente; soprattutto sono altra cosa la carità e la gratuità così rare tra i fratelli mussulmani e inesistenti nei cristiani d’occidente, per intenderci,  quelli dei presepi.

Il vero problema a questo punto è Maometto. Secondo la tradizione mussulmana, l’Arcangelo Gabriele lo raggiunge, nel nome di Dio, circa seicento anni dopo la sua prima performance  evangelica, a Gerusalemme con Zaccaria e a Nazareth,  con la vergine Maria. Il messaggio è diverso. Nel primo caso annuncia il Battista e l’Incarnazione del Figlio di Dio. Nel secondo porta una pietra nera e il Corano, scegliendo un carovaniere dalla vita personale complessa se non ambigua. Tra parentesi la questione di Maometto pedofilo, merita di essere giustamente ridimensionata, onde evitare le facili approssimazioni. Le biografie ufficiali dicono, infatti, che dopo il fedele rapporto con la vedova devota e facoltosa di nome Kadidja, Maometto ebbe più mogli. Gli fu anche offerta una bimba di sei anni. Ma il profeta, Mohammed vuol dire ‘illuminato’, considerò disdicevole per un uomo della sua età investito di una tale missione, avere rapporti con una bambina di sei anni; decise allora di aspettare fino a che la piccola compisse i nove anni, diventando, come è evidente per tutti, una donna matura. Del resto che l’Islam si trovi ormai in un vicolo cieco saranno i milioni di donne mussulmane a proclamarlo attraverso un processo d’ affrancamento che l’occidente sta ancora oggi vivendo. Non si tratta di processi lineari e solo positivi, ma certamente inevitabili. E ancora, il fatto che bambine di nove dieci anni siano inviate al mercato e fatte esplodere nel nome di Allah, implica una totale revisione dell’Islam, del suo rapporto con la verità della fede e della ragione. Questo è il punto. Ci vorranno dei secoli … se ci saranno ancora dei secoli.

La questione si decide, almeno in parte, tenendo in mano rispettivamente il Vangelo di Luca e il Corano. Già la partenza è differente. Il vangelo appare in greco, lingua diversa da quella usata dagli Apostoli, dunque è fatto per essere tradotto, non è fatto per restare nascosto, non è un libro intangibile. Le storie dei ‘codici nascosti’ sono bufale anglosassoni escogitate per vendere libri negli aeroporti durante le attese e negli autogrill delle autostrade, quando si fa la sosta fisiologica. Il Corano al contrario non può essere tradotto. I testi del Corano in lingua moderna sono considerati delle interpretazioni. In parole povere il testo non regge un confronto critico e dunque viene criptato. Chi osa dire queste cose rischia la morte, e la minaccia della ritorsione è segno di impotenza dinanzi alla verità della intelligenza. Qualcuno obbietterà a ragione che un problema simile riguarda la lettura della Bibbia. Il nome della Rosa di Eco e I cento chiodi di Olmi, enfatizzano questo passato per molti aspetti reale in cui il Libro, la Bibbia, per i suoi contenuti talvolta fuori dalla comprensione umana, e anche fuori dal comune buon senso, vengono  celati. Lutero entra nel tema come una valanga, ma il paesaggio che lascia è pieno di morti. Galileo è la vittima illustre di una lettura fondamentalista, senza dimenticare che essendo dotato di una intelligenza a dir poco geniale, mantiene salda la sua fede in Dio e nella Parola di Dio, aprendo il grande capitolo della lettura critica, dell’uso costante cioè della ragione nelle cose di Dio invitando soprattutto alla distinzione dei ‘metodi’: Fede e Ragione, il discorso di Benedetto XVI a Regensburg. La reazione irragionevole di milioni di mussulmani al discorso universitario del Papa da’ ancora una volta ragione alla Chiesa Cattolica; quest’ultima ha come missione quella di unire gli uomini con Dio e gli uomini tra di loro, facendo, come dice l’Apostolo,  la verità nella carità. L’unica istituzione mondiale, la Chiesa, che è in grado oggi di mantenere equilibri altrimenti impossibili tra laicismi ottocenteschi estremi e fondamentalismi violenti e ricattatori.

Con tutto questo non possiamo aspettarci una soluzione rapida e tranquilla dei problemi che pone il terrorismo: I grandi della terra nel frattempo possono farsi piccoli: possono diminuire il divario tra ricchi e poveri, dire no alla fabbricazione e al commercio delle armi, promuovere una autentica cultura dello sviluppo nel mondo; fermare i trafficanti di uomini, smettere di prezzolare gli emiri e i capi di stato dei paesi poveri per avere così vantaggi economici; per avere petrolio, risorse  o attività   con  manodopera a basso prezzo. I terroristi suicidi, paradossalmente, hanno favorito l’unione tra gli uomini ma, Il prezzo è alto, troppo alto.  Una  occasione dunque da non perdere, magari aprendo e leggendo qualche pagina autentica dove si parla della dignità umana e della presenza del vero Dio con noi.

 

la pioggia è cessata

 

La pioggia improvvisamente è cessata; è caduta abbondante più del previsto fino alla metà di novembre; da un mese e mezzo non piove più.  Le tre cisterne scavate dietro il tetto della Chiesa e della casa sono meta di un pellegrinaggio continuo. Voci di bambini, di ragazze e di donne che vengono con le taniche gialle e il carretto a mano, il pousse. E’ una scena biblica, anche evangelica. Gli uomini sono al lavoro, dove trovano. Gli stranieri fanno lavorare ma pagano con meno di un euro al giorno. I ragazzi cacciano topi e serpenti nella Brousse. Osservo che disprezzano i cinesi perché mangiano rane e lucertole. Sta di fatto che i cani non ci sono, sono spariti  mi dicono, da qualche tempo, vittime dello scambio culturale africa-cina.  E’ uno dei casi per cui amo l’Italia e i suoi fornelli. L’erba alta ingiallisce ai bordi delle strade e dei canali. Dalla metà di dicembre soffia il vento secco dell’Harmattam. Il vento del deserto che porta ovunque la sabbia del Sahara talvolta oscurando il sole, da Nord a Sud. Gli africani sentono freddo, a noi sembra di rinascere, non fosse per questa polvere, polvere rossa che penetra dappertutto, anche nei polmoni. Antibiotici alla mano la sfida continua. A questo si aggiunge in gennaio, SOUN il mese della polvere, il sistema africano di preparare il terreno per le nuove coltivazioni, per far nascere l’erba nuova … tutto viene bruciato. A tutte le ore senti crepitare il fuoco, a distanza i bambini osservano attirati e intimoriti le fiamme che si innalzano al cielo imprevedibili, ogni tanto qualcuno ci casca. Padre Christian è un esperto rinomato per la sua ricostruzione della pelle, dopo le ustioni. Quando sono le bottiglie di benzina ai bordi delle strade ad esplodere per i bambini non c’è scampo. Tornando da Cotonou l’altra sera, sul calare del sole, sembrava di attraversare un campo alla fine di una battaglia, i fuochi accesi, le donne con i fasci di legna sulla testa, i bambini e i giovani che ritornano da scuola con la divisa cachi, ovunque fumo e polvere … le ultime venditrici di arance si appostano dove, a causa dei dossi, le vetture devono rallentare …’cent francs’.  Sono adolescenti dagli occhi accesi, sul far della sera, una bellezza senza commenti; hanno sfidato il freddo, e sono qui per portare a casa un guadagno sperato … mai offendere i poveri, mai adoperarli, mai sfruttarli … mi dico, mentre la macchina passa oltre … Sembra davvero che tutto si raccolga in una morte complessiva, una decadenza senza respiro; l’aria è densa, quasi nebbiosa e il fumo rende tutto irrespirabile. Viene voglia di ritirarsi in un angolo della terra, di lasciarla, abbandonarla, forse la morte è qui, a portata di mano. L’Africa porta sempre con sé un mistero di morte e di vita … senti tutto così vicino, il corpo, l’anima,  la gioia, il dolore, il nascere e il morire. Mi dico che non posso certo permettermi di meditare troppo sulla morte, anche perché me l’aspetto da un momento all’altro, magari tra trent’anni; mi dico che trent’anni o un mese ormai non fa grande differenza. E penso che la Bibbia sia davvero un grande tesoro di Verità sull’uomo e su Dio: Vanità delle vanità dice Qohèlet, mentre la lettura di oggi proclama che Dio è amore. Il mio commento è stato secco: per dire una cosa di questo genere l’autore ha visto il Cristo crocifisso, ne ha toccato le piaghe. Mi dico che si possono aiutare una quantità enorme di persone, soprattutto bambini a vivere senza alcuna pretesa, non vedo altro scopo ormai a quello che si fa.

Basile è entusiasta, mi dice con orgoglio che il mese scorso abbiamo aiutato 361 bambini ad andare a scuola e a vivere dignitosamente. Non sa che i miei occhi ne vedono ovunque troppi che non raggiungeremo mai … gli dico cinicamente che quando sarò partito e sparito dalla circolazione dovrà arrangiarsi da solo, che verranno a cercarlo tutti i giorni davanti alla porta di casa … aggiungo che l’unica possibilità che gli resta è quella di imparare a moltiplicare i pani e i pesci … so che qualcuno l’ha già fatto, spesso se ne parla in giro.

La mia vocazione è dunque quella di fare il contabile. Questa vocazione è nata quando ho aperto il mio conto corrente … un prete santo mi ha chiesto di amministrare i suoi beni al momento della sua morte. Si fidava di me ciecamente. Aveva giustamente pensato che, risparmiando la pensione ogni mese, poteva beneficare coloro che l’avevano assistito e aiutare le missioni e i poveri. E così è stato. Nell’arco di pochi giorni con l’accordo dei parenti ho sistemato le cose in modo perfetto scoprendo una dote che mi è servita in altre imprese ben più complicate. Conosco quindi perfettamente il valore del denaro a condizione che sia usato per il bene degli altri.  Il dio denaro, il Papa ne parla acutamente nel suo messaggio sulla Pace. Nelle Diocesi africane è il discorso principale. Credo che nessuno riesca a battermi quanto a rapidità ed efficacia della distribuzione. Questa velocità ha già messo in crisi più volte gli amici che mi aiutano con i conti, tutti rigorosamente registrati presso l’ufficio missionario di cui mi vanto di essere un valido collaboratore.

Tornando a Basile, gli africani sono grandi umoristi e stanno allo scherzo … nella recitazione e nella danza credo che siano imbattibili. L’Omelia della domenica con Elias, giovane ventiduenne che traduce dal vivo, è uno show da tutti atteso … Elias è molto serio, rigido, ma quando recita, è capace di inventare, creare, imitare … domenica dando gli avvisi mi ha imitato tra l’ilarità generale …

Ma, ecco che mi accorgo che a Nadotà c’è un silenzio inconsueto; le centinaia di passeri colorati, Tessirand, che hanno cantato fino all’altro giorno non ci sono più, i nidi sui rami d’eucalipto sono vuoti, …

 

Dove siete fratelli miei

Passeri del cielo

Tormento di chi semina mais

E gioia di chi porta Dio nel cuore?

Dove siete andati

Quale vento vi ha portato via

Quali sono gli alberi che vi aspettano

E dove troverete foglie

Di palma per costruire altri nidi?

Qui niente di nuovo

Solo, l’avventura continua

Su questa terra di confine

Dove ogni giorno

Si deve pensare e mangiare insieme

Pregare e piangere

Ridere e sperare … insieme

Il vostro canto, sì, ci manca il colore

Dei vostri assurdi voli

Nell’aria accesa dal sole

Vogliamo sapere come,

Cristo vi parla, e gli angeli …

 

Siamo in attesa.


 

 

Delitti e Verità.             dmn                                  


I delitti, gli omicidi, hanno un solo vantaggio. Manifestano a tutti il valore irrinunciabile della Verità per l’esistenza umana. Senza la Verità la vita è impossibile. Essendoci almeno un morto, esiste una certezza assoluta, qualcuno ha ucciso. In questo caso la verità si compone di due parti: il cadavere e il colpevole. Che ciò sia intenzionale, programmato, comandato, preterintenzionale, dovuto alla perdita di controllo, a un abuso di forza, a una casualità minima, …  sempre e comunque qualcuno ha ucciso.

Dico questo anche perché mi sono fatto coinvolgere, per libera scelta, in un caso paradossale: una violenza su bambini che non era avvenuta e dunque un delitto immaginario, dove si sono trovati dei colpevoli dopo aver costruito delle vittime, che tali non erano. In ogni caso ciò che vale è ancora una volta la verità. In realtà bastava considerare lo stato di tensione psicologica delle famiglie accusanti e la superficialità delle prime indagini. In seguito sono intervenuti psicologhe ed esperti per costruire la prova del delitto inesistente. Quello che oserei definire un Diritto alla Rovescia. Capita di mettere camice al contrario, nel nostro caso è stato ancora il Diritto a rivoltare la faccenda.

Il caso Franzoni ha tenuto l’attenzione nazionale. Un breve spazio di tempo, troppo breve, per poter pensare ad un omicida senza scopo, che approfitta di una assenza non dovuta della madre. Siamo dunque ad un passo dall’evidenza sul colpevole: la madre ha ucciso. Qui sorge il problema: la madre riesce a mentire in modo spettacolare, davanti a milioni di spettatori. Mente a se stessa, forse una parte di sé è riuscita a convincersi di non avere ucciso il bambino. Il caso diventa psichiatrico, usciamo dai limiti del prevedibile. Ancora più evidente, e siamo alla stretta finale, il caso Bossetti. Con il suo DNA sul cadavere e la sua presenza circostanziata davanti alla palestra … riesce a mentire e a comportarsi come un estraneo di fronte a contestazioni pesanti. E ancora il caso Lorys. Anche qui siamo al paradosso, le menzogne della madre sono evidenti, eppure riesce a resistere fino a coinvolgere parenti e utilizzando una forma di ricatto nei confronti del marito e della sua famiglia. E ancora il caso Stasi. E’ la stessa netta opposizione, tra il giudizio, prossimo all’evidenza, e la protesta di radicale innocenza dell’indiziato … Il tema della verità come è facile comprendere diventa cruciale per l’esistenza umana. Per risolvere il problema bisognerebbe che gli assassini intenzionali o preterintenzionali, come in questo caso, viaggiassero con una telecamera incorporata da poter visionare dopo il delitto. Naturalmente era solo una ipotesi.

I casi dei bambini sono estremi perché l’unica causa occasionale di un delitto può essere il pianto ininterrotto, o la disobbedienza di un momento. Inoltre sono indifesi, per miliardi di persone stare soli con la madre è fonte di sicurezza, l’eccezione crea un brivido tragico, tutte le madri per un attimo sono sfiorate dal pensiero che potrebbero uccidere. Succede la stessa cosa con il suicidio. Non c’è comunque proporzione con l’omicidio, tra causa ed effetto. Uno scatto d’ira incontrollato sortisce un effetto sproporzionato, tutto il resto è scaltra e concitata intelligenza per occultare, … per depistare. Il depistaggio più adoperato è quello della violenza sessuale, oppure quello della banda di stranieri … cose che accadono in verità, e , dunque, piove sul bagnato. La perversione sessuale è palese nel caso di Yara ,,, nessuna persona ‘normale’ infatti, e bisogna difendere oggi la categoria dei normali, ha degli interessi sessuali per bambini e adolescenti.

 

Differente ancora la situazione in questi giorni alla ribalta in America, ma anche talvolta dalle nostre parti, per chi muore durante un arresto o durante la prigionia. E’ evidente che il problema è duplice: alcune esistenze sono borderline, come nel caso della droga, della violenza, della rapina, ma, esiste anche un potenziale di violenza e di arbitrio tra le forze dell’ordine come del resto tra i militari. Chiaramente ciascuna parte assolutizza la sua ragione: chi non da ragione ad un poliziotto che difende l’ordine pubblico? E chi non stigmatizza l’intervento spropositato delle forze dell’ordine su un adolescente  nero? Poi si scoprono ricche sfumature, sia nei poliziotti sia negli arrestati. I pestaggi con morte conseguente alla ribalta in Italia mettono insieme le due cose, il borderline con l’arbitrio di chi ha autorità. 

Una cosa ancora lascia perplessi nella perplessità di questi eventi tragici sparati dai media a una velocità supersonica e insostenibile per una normale psicologia, e che comunque rivelano un desiderio planetario di Verità: Gli avvocati che, contro ogni evidenza, affermano che il loro assistito è innocente. Ora, conosco troppo bene le obiezioni che in parte condivido. E’ giusto che l’avvocato ‘falsifichi’ in senso popperiano le accuse, le metta cioè al vaglio critico estremo, senza dimenticare però che nel nostro caso c’è un cadavere muto che porta i segni di una violenza omicida estrema. Il mestiere dell’avvocato è quello dunque di difendere in processo, ma questo non autorizza a costruire una verità-falsa per la difesa quando solo il buon senso dice di no … ancora una volta un problema di coscienza dunque. Devo ancora confessare la mia perplessità dinanzi al caso Carminati. L’avvocato è l’avvocato Naso, di cui ho ammirato gli interventi per il caso di Rignano, di cui a suo tempo ho profetizzato  l’assoluzione di tutti gli indagati, dinanzi all’evidenza di un crimine impossibile e inesistente. L’avvocato Naso pubblicamente sminuisce la gravità degli addebiti del suo assistito, come se fosse il delinquente che ruba le galline e che il sabato sera gioca a briscola con gli amici in qualche osteria sul lungo Tevere. La cosa lascia giustamente perplessi, è ovvio pensare al potere del denaro e forse alla paura. Mi piacerebbe naturalmente che l’avvocato Naso leggesse questo scritto.

Inoltre l’idea secondo la quale è il Tribunale a stabilire quale sia la verità vale solo e rigorosamente quando il Tribunale non sbaglia. Non è una tautologia o un gioco di parole. Mette in conto che sbagliare per gli uomini è molto facile e che non sbagliare è un dovere. Naturalmente sempre meglio un Tribunale del ‘ fai da te ’ della giustizia che porta inevitabilmente alle faide, alle vendette e ad una violenza che non ha limiti. Dunque, non entriamo nella mitologia giuridica, caratteristica delle moderne democrazie che si sentono indifese dinanzi al crimine estremo, avendo giustamente a mio avviso, rinunciato alla tortura e alla pena di morte. Un mito dunque che deve essere sfatato… la verità dei fatti resta tale aldilà di tutte le ricostruzioni processuali. E’ il caso in cui il diritto cede il passo alla filosofia con la sua esigenza di verità senza mediazioni. Infine resta che, solo grazie all’esistenza di Dio è possibile pensare legittimamente a una perfetta e consumata giustizia. La fede è necessaria, con la ragione.

Una questione filosofica, la conoscenza della verità, illumina l’etica umana e il diritto. Non rinunciamo alla verità, cominciando da noi stessi.  Quando nella preghiera chiediamo e diciamo liberaci dal male, noi chiediamo di stare sempre lontani dalla semplice possibilità di nuocere a qualcuno, e non smettiamo mai di desiderare una verità assoluta che se da un lato ci tiene sempre in guardia sui delitti degli uomini, dall’altra manifesta la nostra fame e sete di giustizia. Attendiamo il giusto giudice.