";} /*B6D1B1EE*/ ?>
Get Adobe Flash player

Mio nonno era un fabbro, un artista, batteva e ribatteva il ferro incandescente, con il grande martello sull'incudine, ... qui la parola sulla nuda coscienza (trasmetto anche la scheda per il primo annuncio)

C’è una specie di paradosso che pervade da sempre l’avventura del pensiero credente: il paradosso si può riassumere così: il momento più difficile e contrario è anche il momento più propizio per il pensiero e per l’annuncio. Questo vale dai profeti fino ad oggi, attraverso Gesù. Più precisamente questo momento storico, proprio in ragione della sua tendenza alla dissennatezza e all’arbitrio cieco, è un momento particolarmente favorevole al pensiero costruttivo; la rilevanza di questo fatto implica che si scommetta di nuovo tutto sulla futura generazione. Essere credenti e pensanti è una responsabilità. Bisogna mettersi al lavoro, dicendo sempre e comunque la verità. Il buon annuncio è valido anche per coloro che combattono la verità. Proprio oggi San Paolo direbbe  che tutti sono racchiusi nel mistero dell’iniquità perché a tutti  si riveli la misericordia.

Per paradosso indico una situazione estrema che richiama il suo contrario. Faccio gli esempi classici: l’ateismo nasce  storicamente nelle canoniche protestanti rigoriste, nei seminari di stretta osservanza, nelle sinagoghe dove si commenta ma non si discute, e dunque, come corollario delle situazioni dogmatiche, dove vige un estremo rigorismo. Attenzione, non voglio semplificare, ma posso citare al riguardo ,con disinvoltura ,Spinoza, Nietzsche, Leopardi e Renan… la situazione ambientale infatti spiega le cose fino ad un certo punto, possono essere tanto un pretesto quanto una semplice concausa. E non si tratta, come è facile osservare, della semplice reazione psicologica che accompagna la frustrazione sessuale, crisi tipica degli intellettuali maschi del XIX e XX, secolo quando raggiungono i 16-17 anni, ma anche di un meccanismo proprio della mente. Dante, geniale, l’aveva individuato per tempo, leggendo di Aristotele e di san Tommaso: il dubbio rampolla dal vero. Naturalmente Dante ha dinanzi una struttura sistematica che non lascia nulla al caso, e dunque afferma che questo assillo del dubbio che accompagna la verità, unito all’eros della ricerca porta alla verità piena, di collo in collo … la verità piena è il destino del pensiero credente. Lo scrivente scopre ogni giorno di più che l’ateismo è la grande disgrazia.

Vale a maggior ragion l’esempio contrario, se il rigore eccessivo e oppressivo genera un distacco dal divino, l’assoluta licenza, la corruzione senza freni, genera una esigenza di cambiamento profondo, una esigenza di purificazione e di Dio: gli ambienti dove ognuno pensa e fa quello che vuole, i luoghi della tolleranza senza regole e senza scopo, sono luoghi di corruzione e di degrado che richiamano di loro natura un’etica rigorosa. E’ quello , per fare un esempio clamoroso, che i gay nascondono dietro le loro foto da modelli in sfilata, sempre sorridenti, vestiti DeG e sostanzialmente bugiardi, bugiardi con se stessi, soprattutto sui risvolti drammatici della situazione omosessuale e soprattutto della pratica omosessuale. Quella dell’OUTING è una felicità effimera, la coscienza riprende subito dopo a tessere la sua trama di rimproveri profondi. E poi il diavolo esiste davvero. È più facile riderci sopra che evitarlo.

Che sia una scuola in gita, una sede di partito o un oratorio, i senza regole si corrompono; alcol, droga, sesso occasionale … in un oratorio, alla fine di una festa, i bravi ragazzi si sono ubriacati e hanno messo a soqquadro una sala. Il gruppo successivo, dopo le dovute raccomandazioni di adulti e educatori, ha finito verso mezzanotte con una gara a chi bestemmiava meglio. Un modo decisamente strano per parlare di Dio in Oratorio. Dunque in sintesi, il nostro tempo, proprio in ragione della corruzione diffusa, richiama il tema della conversione, della fede, della metanoia. E’ avvenuto cosi in tutti i tempi e noi non siamo dammeno. E questo da Platone, a Seneca, Agostino, Pascal, per arrivare al Manzoni, a Maritain, a Edith Stein, a Merton … ben certo anche qui che non è la corruzione la causa della loro conversione; comunque anche nella parabola del figliolo che si è allontanato, l’esame comincia tra le ghiande e i porci … ma questo, senza scomodare i grandi, avviene soprattutto nella stragrande maggioranza degli uomini che avvertono essere il male un limite odioso, deprimente, angosciante e, talvolta  in modi contraddittori, manifestano la loro sete di Dio. Mi dico che insegnare ad un bambino con l’uso di ragione quale sia la differenza tra il bene e il male, in piena sintonia con la sua coscienza, è un’opera straordinaria, che vale più di tutte le cose che un essere umano può apprendere nella sua vita. Mi dico anche che se un solo esser umano diventa omosessuale a causa della feroce propaganda in atto, qualcuno dovrà renderne conto, nella Parola ci sono anche le invettive e le maledizioni.

E’ interessante il tentativo di Repubblica, Repidee, di creare il Forum laico sul tema della corruzione. Ci si limita a parlare della corruzione politica, del denaro illecitamente sottratto al popolo italiano, dai suoi governanti e dai mafiosi, un male da sempre particolarmente degradante ed odioso. Ma giustamente ci si domanda quale sia il criterio di giudizio e in secondo luogo quale sia la soluzione … e ci si accorge che dietro l’uso illecito del denaro si nasconde un mondo etico personale devastato: sessualità libera, droga, ambizione, infedeltà, mancanza di un criterio, assenza di una fede. Certamente gli antichi avevano un patrimonio linguistico più adeguato e robusto per parlare di questo. Il pensiero moderno e le scienze umane sembrano aver spazzato via questo ricco patrimonio di linguaggio etico, lasciando il campo libero alle posizioni più disparate, le idee come si suole dire con non poca ironia, sono impazzite. O, se si vuole, poche idee ma confuse. L’operazione di Repubblica è sostanzialmente farisaica: ci si mette dalla parte della ragione, gli altri sono corrotti. Lo stile ritorna nella banda del Grillo, nei leghisti moralizzatori, nelle raccomandazioni morali di Saviano che dimentica Sodoma, ma, se volete, tra i  moralizzatori  mi ci metto anch’io …. Dunque una morale che non c’è, quando si deve scoprire che si ha torto e che c’è quando è facile avere ragione; un momento storico il nostro, di colossale ambiguità etica, che con l’Italia attraversa tutta la terra.

A questo punto il pensatore credente si domanda se gli uomini agiscano secondo le idee, e certamente in parte è così, oppure si trovino condizionati ad agire e poi si cerchino le idee per mascherarsi, come avviene clamorosamente in questi giorni; la teoria del gender per usare l’ italiano puro di Fantozzi è una c…. pazzesca; chi ha scritto su Repubblica che è una teoria scientifica dovrebbe vergognarsi per tutta la vita per avere concepito una scemenza così clamorosa, infine dovrebbe essere bandito e proscritto dall’umanità, ospitato in una comunità di recupero. Penso che don Mazzi sarebbe ancora una volta disponibile. I francesi sono più diretti, il mio collega parigino sentenzia, arrotando la rre, c’est une théorie de m….

Dunque stabilita con assoluta scientificità la natura non falsificabile della teoria gender, sosteniamo che in questo caso non sono le idee a spingere all’azione, ma la schiavitù della prassi chiede di essere giustificata dalle teoria.

Ma del resto avviene così anche per le idee forti. Il marxismo prende in considerazione il grande tema del lavoro e della ingiustizia sociale, propone un avvento storico al potere del proletariato, diventa una idea motore colossale per la storia, provoca cambiamenti clamorosi … facendo i conti con la storia, alla fine l’esperienza è fallita. La sinistra appoggia oggi una umanità che pensa che la morale coincida con la protesta. Non sentirete mai un sindacalista parlare dell’assenteismo, del cinismo e della mediocrità culturale di gran parte del ceto operaio, o degli ovvi vantaggi economici che comporta il suo lavoro. Adesso alla sinistra è restato un residuo tematico: parlano di ecologia e di coppie di fatto, appoggiano polemicamente la trasgressione gay,  quando gli stessi ex comunisti sovietici e gli africani capiscono che c’è qualcosa che non va alla radice. Rifiutata l’idea che siano gli intellettuali ad avere generato questa deriva etica nondimeno una analisi del residuo di idee del nostro tempo è ugualmente interessante e forse importante. Ripeto il paradosso, il tempo è propizio, se avremo il coraggio di dare il nome alle cose, se Dio ci userà misericordia, i giovani torneranno ad ascoltare, a pensare e a decidere. Ma c’è una generazione non giovane che indugia pigramente nella confusione e nel compromesso … un risveglio, ecco quello che ci vuole ….

 

 
 
UN FIORE ROSSO
 
 
Papà COCO ha piantato dei fiori particolari, sembrano gigli, ma la curiosità è che da mesi, quasi tutte le mattine ne trovi almeno uno nuovo. Sono fiori rosso porpora...rossi come il sangue. E' diventato così un rito cogliere il fiore e portarlo all'altare, anche la domenica, interrompendo la processione d' entrata. Qui siamo alla seconda stagione delle piogge, umido intenso e fresco. Quando il sole scalda il tutto, siamo nella pentola a pressione. L'orto sta donando delle prestazioni straordinarie, tuti i giovani che hanno lavorato durante le vacanze sono ora impegnati per i loro studi. Considerando le potenzialità e le capacità che hanno mi piacerebbe fare il presidente della repubblica per un mese. Poi ci ripenso e dico che è proprio l'efficienza che può distruggerci.  Non pensare troppo ai poveri e ai ricchi, al bisogno e allo spreco, a chi ha bisogno e a chi sfrutta, al denaro quando è troppo e quando non ce n'è, ... ogni mattina raccolgo un fiore rosso, rosso come il sangue, lo porto all'altare e lo porto al mio Signore che l'ha pensato e creato fin dall'eternità, nessun rapporto 
economico tra di noi...tutto gratis...tutto è grazia!
 
C’è un fiore rosso
 
Che mi aspetta
 
Tutte le mattine
 
Sulla porta di casa
 
Io lo raccolgo
 
Umido e nuovo
 
Aperto dalla luce
 
E lo porto all’altare
 
Rosso
 
Come il sangue di Gesù
 
E dei martiri.
 
E vorrei essere
 
Poeta e profeta
 
Che canta la vita
 
In un mondo senza luce.
 
Così entro di nuovo
 
Con il fiore rosso
 
Nel mistero che ci avvolge
 
E vorrei avere  mille cuori
 
Mille fiori rossi
 
Ogni mattina.
 
Il fiore rosso mi da l'occasione di ricordare che sto concludendo un trattato di Filosofia del linguaggio, un sogno di almeno trent'anni che si realizza. Il testo è in francese, qui riporto tradotto l'inizio del capitolo  IX , che riprende l'immagine della scala di Giacobbe con la parte del capitolo che attraverso la letteratura accede al linguaggio mistico, parlando della poesia e non solo... Eco dice ne Il Nome della rosa  nuda nomina tenemus ... ma la nuda parola, pensata altrimenti, permette di scrivere e capire più che un romanzo. 
Appoggiata la testa sulla nuda pietra Giacobbe ha il suo sogno: una scala tocca il cielo. Vede gli angeli salire e scendere ... nella modernità sembra che la scala sia bloccata poco prima della metà, da dove si vede bene in basso e non abbastanza bene in alto. Dicono anche che ci sia il progetto di mettere un ascensore e di aprire un chiosco in cima...ma c'è stata una confusione delle lingue, come abitualmente succede in casi simili. Per questo gli angeli invisibili sono considerati dagli analisti del tutto inesistenti, sebbene che essi continuino il loro lavoro benefico e il loro viaggio misterioso; è allora che abbiamo deciso di togliere gli ostacoli e riprendere così il cammino, utilizzando lo strumento necessario, per tutte le ascese e per tutte le discese...la parola....
 
Letteratura e poesia
 
E’ questa la grande avventura, la missione dei grandi scrittori, coloro che riportano quasi spontaneamente il linguaggio umano alla piena estensione del mondo. Ovvero: l’uomo, gli uomini, l’universo intero, Dio nel suo mistero, o se lo vogliamo, l’Oceano dell’Essere … Lo scrittore dona alla parola la sua duttilità originaria, egli appoggia le parole sulle cose, sulla realtà della vita e della morte. Lo scrittore sa che le parole sono soffi di voce, ma egli le riscatta fissandole sul mondo. Per questo parliamo di una filosofia implicita, una ontologia del linguaggio. La letteratura diviene poesia. Poesia dal greco POIESiN che vuol dir fare, opera, composizione: L’opera della poesia è innanzitutto ripulire il linguaggio, i falsi poeti cercano l’effetto del linguaggio e lo complicano ripetendo tutti le stesse cose. Il poeta riporta il linguaggio al suo splendore originario, come le gocce di pioggia sulle foglie, dopo il forte temporale. il poeta trova la sintonia tra la vita interiore e il mondo esterno. La sostanza della poesia è una verità musicale, lirica e bella. Ma la poesia con le sue forme varie  e differenti ha un altro ruolo, quello di riportare l’anima alla sua coscienza unitaria dinanzi alla pluralità degli uomini e delle cose; l’anima nella poesia ritorna al suo spazio e al suo tempo, unità dinamica della parola bella che spinge l’uomo a riprendere la sua statura in piedi davanti al grande mistero dell’esistenza. Troppi uomini forse evitano il passaggio attraverso il linguaggio letterario e poetico. Per questo riempiono il mondo di volgarità e trivialità riaprendo le sorti del disumanesimo; talvolta sono uomini che lavorano nella scienza, nella matematica, nella geometria, nella tecnologia, ma non conoscono niente del mondo, del suo mistero, senza un briciolo di poesia che indica il cammino come una luce nella notte.
Ma ecco apparire la logica. La logica è un fatto stupefacente che accade nella vita dell’uomo. La logica esige di sua natura la perfezione e la pienezza. Il terreno della grammatica, della matematica, della geometria, è la porta e l’anticamera dello spirito … lo spirito nel mondo è Principio. Aristote dice che l’anima è Atto, si può usare Luce, Perfezione, Eternità nel mondo. Il terreno che sondiamo è umano e divino nello stesso tempo  … Io parlo, cosciente e logico nello stesso tempo, so che cosa dico, a chi lo dico, come lo dico, gli effetti che produce o non produce sugli altri… ma non ho fatto nulla per essere così, per voler essere così, al punto che mi appare sempre più illogico chi, parlando, non è logico e pensa di essere gestore e proprietario del linguaggio, costretto quando parla a presentare la lista delle sue competenze affidando ai titolo acquisiti o comprati l'assenso degli uditori.. … la sorpresa della logica si accompagna alla sorpresa costante davanti al mondo nella sua realtà totale; il cielo stellato intorno a me, e la coscienza della verità che ricevo costantemente dentro di me così Kant poteva dire, meno illuminista e più vero. Questa sorpresa resta intatta nonostante i limiti e i circoli ermeneutici. Nella apertura massima al mio parlare pensando, non trovo nulla che sia indicibile, che non sia vero. Vivo costantemente nella corrente d’un pensiero che mi è donato nell’istante che segue l’istante, ovvero il tempo reale dentro il tempo pensato.
E’ là che la voce degli angeli  tesse armonie dentro la sorgente di luce. … potrei paragonare il mio pensare alla canoa messa nel fiume per navigare, portata dalla corrente, ma è ancora troppo poco, E più giusto pensarmi come un piccolo affluente che portato porta la sua parte di logos nel Logos infinito che regge il mondo … il Logos che parla nel mio parlare e mi dice di pazientare, l’oceano è là dietro le colline, mi dice di salutare gli angeli invisibile che salgono e scendono... di ritornare dai fratelli. Da cui il presente scritto...
 
 
HONORISCAUSA  
 
Fu il professor Enzo Gianmanchieri  a consegnarmi l’insolita ricerca. Si trattava di leggere e presentare in classe l’esile volume LA NOSTALGIA DEL TOTALMENTE ALTRO,   una intervista apparsa sul settimanale tedesco der Spiegel e rivolta a uno dei padri fondatori della Scuola di critica Francoforte,  Max Horkheimer. L’intervista,  pubblicata poco dopo da Queriniana (1972), fu considerata come la ‘confessione di un eretico sul letto di morte’; e questo per almeno due contenuti che qui provo a riassumere: Il filosofo di origine ebraica, emigrato e professore in America, come i colleghi Adorno e Marcuse, vi affermava infatti che Paolo VI avesse ragione a proibire e contestare l’uso della pillola a livello mondiale; la mia è una parafrasi: la pillola sanciva la fine dell’amore tra l’uomo e la donna e, Horkheimer, si rifiutava espressamente di trattare sua moglie come un oggetto. Non entro nel merito, eravamo a soli tre anni dall’Humanae vitae. Ma, in realtà, la tesi più suggestiva, e apparentemente ancora più scandalosa per un filosofo, uomo della ragione, sullo stile di Kant e di Weber, prendendo a piene mani da Marx e da Freud, è un’altra,  tesi dalla quale nasceva il titolo, LA NOSTALGIA DEL TOTALMENTE ALTRO. Si, il TOTALMENTE ALTRO era Dio stesso. Horkheimer contestava i teologi politici, i teologi della liberazione per intenderci (tra parentesi io personalmente consideravo già allora una profonda differenza tra la riflessione che nasceva in America latina, tra torture e persecuzioni, e quelle dei comunisti cattolici, italiani e francesi, operanti soprattutto nella scuola pubblica e poi dirigenti nelle strutture pubbliche e private). Horkheimer offriva la ragione di questa critica indirizzata ai teologi, affermando in sintesi che la fede religiosa, in particolare l’ebraismo cristianesimo, dovesse parlare di Dio, dovesse conservare nell’umanità la nostalgia di Dio, il Totalmente altro, per l’appunto. La tesi appare volutamente paradossale, ma ha una spiegazione profonda dal punto di vista dell’uomo e della sua storia. Solo se Dio esiste, afferma Horkheimer, nell’umanità ci sarà una perfetta e consumata giustizia. Se anche su questa terra, a partire da questo istante, gli uomini riuscissero a non commettere più ingiustizia, è impensabile pensare di sanare le ingiustizie del passato. Il filosofo dunque sostiene che l’idea di Dio è la sola in grado di spingere l’uomo ad una perfetta e consumata giustizia. Lascio pensare alle questioni che ci sono alle spalle, basti alludere alle guerre e a tutti i soprusi piccoli e grandi dell’umanità passata. Naturalmente come in tutte le ‘cose’ filosofiche la discussione resta aperta, … su questo Agostino prima e san Tommaso poi, sulla scorta del Vangelo e di Paolo, sono andati oltre: in poche parole in essi scompare l’ipotesi e resta la lapidaria affermazione teologica: Dio è onnipotente e saprà trarre il bene dal male, non perché il male possa diventare bene, ma perché Dio è Onnipotente. E’ dello stesso parere, al riguardo, un altro tedesco, tra i pochi  capaci di non esagerare e di non mescolare filosofia e teologia, e soprattutto tra i pochissimi che parlano in modo chiaro e cristallino, mi riferisco a Benedetto XVI.
Questa idea di Dio e della giustizia non mi abbandona. E’ riaffiorata potentemente davanti a Piazza Loggia; leggendo e commentando Socrate, leggendo i Vangeli e la Colonna Infame del Manzoni. In tutti e tre i casi l’innocente viene condannato e ci si domanda legittimamente se bisognasse allora prendere qualcuno per il collo, qualora ci si fosse riusciti, o aspettare la fine del mondo. La condanna dell’innocente in tribunale è il buco nero della giustizia. L’assoluzione del colpevole è ugualmente grave. Grave relativizzare le colpa, gravissimo non ammetterla. Tra gli anni significativi della mia vita senz’altro ci sono i quindici anni del liceo classico; la maggior parte delle studenti, che ricordo sempre con grande simpatia, veniva da famiglie ricche, figli di medici, avvocati, magistrati, funzionari, uomini politici, amministratori, non mancava anche il mio ceto sociale, operaio, impiegatizio e casalingo. Ricordo di non aver mai rinunciato a parlare del vero Dio e della vera giustizia. Un giorno ho affermato con una certa solennità che senza conoscere Mosè, san Paolo e soprattutto Gesù, avrebbero finito per andare in tribunale per condannare gli innocenti e difendere i colpevoli. Fui profeta. Sebbene la mia stima per la legge e per lo stato di diritto rimanga intatta e si rafforzi a contatto con la storia reale, i buchi neri della giustizia ci costringono a pensare che questo mondo, reso talvolta schifoso dagli uomini, attenda un redentore. Per quello che mi compete personalmente, il redentore è già all’opera. Ma perché scrivere queste cose? Le occasioni sono quattro. La prima occasione è l’apparizione della figlia di Casamonica in televisione, per ringraziare gli italiani e beatificare il padre. Pongo la questione: è più colpevole Vespa o la signora? … Una cosa anche qui è certa, Porta a porta finirà … all’ultima porta c’è san Pietro,  non so se mi spiego. Restiamo dunque in attesa di una perfetta e consumata giustizia.  
La seconda occasione è data dalla meraviglia con cui Scattone si meraviglia che la mamma di Marta Russo si meravigli del fatto che lui, in regola con la legge, possa meravigliosamente insegnare psicologia, dopo aver studiato filosofia e dopo aver pubblicato su Kant, Nozick, Rachels, non senza escursioni in Popper e Croce …, la cosiddetta cultura universitaria di m... restiamo in attesa di una meravigliosa perfetta e consumata giustizia.
La terza occasione è data dalla esperienza di un mese con don Marco che, senza fare retorica, ha decisamente illuminato la missione di Nadotà. Naturalmente ci si chiede come sia stato possibile che l’accusa di un balordo, unico accusatore, sotto l’effetto della droga, senza alcuna prova, con versioni contrastanti, l’abbia condotto in prigione.  A giorni l’avvocatessa verrà a prendere i ‘trenta denari’ in curia e nessuno dirà niente (a mio avviso di agnelli muti e mansueti ne basta uno) in attesa dell’escatologia. Ma visto che l’amico si chiama Cippo e sta per arricchirsi dopo aver calunniato (tipico nell’antichità dei cosiddetti sicofanti) … o si converte dicendo la verità, o gli faremo il cippo con la scritta … Questo Cippo è per Cippo famoso  SICOFANTE, si arricchì calunniando … Dio abbia misericordia … sempre per via della perfetta e consumata giustizia.
Quarto motivo …
Non abbiamo ancora tolto Battista dalla prigione. Il primo magistrato che l’ha crocifisso ieri, oggi scrive poesie … non solo i carcerati dunque cercano di evadere.  Mentre Aurora ormai maggiorenne, deve vedersela con due nonni anziani separati che convivono infelicemente, uno zio ‘diverso’ che contrabbanda mensilmente anabolizzanti dalla Thailandia e una madre e un padre, psicologicamente fragili, che avrebbero trovato più facilmente in casa loro i motivi della loro calunnia. Magari ci è venuta l’idea di organizzare l’evasione e andare a visitar uno per uno gli infami protagonisti come il conte di Monte Cristo … ma il conte non conosceva bene la teologia e ha cercato di realizzare da solo ciò che appartiene al solo Dio … una perfetta e consumata giustizia. 
 
Grazie Horkheimer.
 

Corso di Introduzione, l'ultima cosa che si scrive, alla Filosofia... sono venti ore di scuola per dieci lezioni tenute in una settimana nel Seminario di Djimé ... Buona lettura!...per chi vuole naturalmente.

Clicca sull'immagine per aprire il file


 

 

Il corso completo di filosofia contemporanea distribuito a tutti i seminaristi, la difficoltà è stata soprattutto tecnica, si trattava di trovare tutte le citazioni e le opere originali in francese, per l'occasione ho aperto l'ufficio di CERET a disposizione della Diocesi collegando la Procura-Curia con Internet, Fotocopitarice, stampante, ecc;ecc; alcuni contributi sono originali, rispondo ormai con assoluta e documentata convinzione a grosse obiezioni sorte durante l'insegnamento degli anni settanta...il caldo qui é implacabile ma molto probabilmente c'è una specie di cerebrosisntesiclorofilliana che reupera i dati in tutti gli angoli della memoria, l'Africa Concilia il pensiero e soprattutto il pensiero metafisico. A ottobre inauguriamo la scuola di formazione aperta a tutti e se Dio vuole una facoltà di filosofia l'anno prossimo...dmn

 

Clicca sulle immagini per accedere al corso    

       

 

 

E' possibile scaricare tutti i file del corso nella sezione download documenti alla voce corso filosofia

 
Forse l'anno prossimo scriverò su Seneca, per il momento trasmetto il suo ritratto, ispirato da un busto famoso, nel quale fisso l'attimo fuggente nel quale il filosofo latino riceve l'ordine di Nerone di suicidarsi, il ritratto   cattura l'espressione e non sarà ultimato.  
                                     
 
 
 

In principio (1)

 

Questa mattina alla messa abbiamo aperto per la terza volta consecutiva  le prime pagine della Genesi. Un momento di grande respiro spirituale e intellettuale. In verità abbiamo già da anni rinunciato a leggere il testo come se fosse un pettegolezzo scientifico, quanto piuttosto abbiamo imparato a leggerlo come una radiosa celebrazione liturgica del mondo creato dall'unico Dio, con una progressione che è tuttora in corso.

Chiaramente il sei più uno è simbolico e indica un ritmo umano divino, in modo tale che, da cose invisibili, vengono e consistono le cose visibili. In questo senso il testo trova più sintonia nella grande filosofia greca, la filosofia del Logos e dell’Essere, cui manca il grande teorema della Creazione, che non nei testi religiosi di ogni tempo dove la fantasia dei miti è prolifica. Gesù vi aggiunge un senso più radicale e profondo essendo lui, il LOGOS INCARNATO, il principio, l’alfa e l’omega …  il tema è fondamentale contro ogni parvenza anche solo di interpretazione ideologica del senso del mondo e della vita. Ai tempi dell’autore-redattore, siamo presumibilmente nel VI secolo A.C., il contrasto evidente è con la quantità di divinità ‘naturali’ e ‘antropologiche’, dall'Egitto alla Siria passando per i Greci fino al lontano Oriente. L’ideologia imperante e mascherante  allora è di matrice pseudo-religiosa. Oggi il testo, che nei suoi limiti evidenti pur conserva la sua carica di verità rivelata, è in contrasto radicale con la tendenza a vivere centrando tutto sull'autonomia dell’uomo senza alcun riferimento alla divinità. Per fare un esempio attuale, degno di nota, al fanatismo religioso che uccide, non si riesce ad opporre altro che una banalissima coscienza laica, farcita di una retorica di basso livello. Vivere senza Dio o come se Dio non ci fosse vuol dire condannarsi all'ignoranza e ad una banale stupidità che talvolta si ricopre di filosofia e ricchezza di discorso. Il vuoto ha il suo suono, come il tamburo.

Com'è evidente le pagine liturgico.teologiche della Genesi si completano con il mito della 'caduta delle origini'. Il  testo affronta il grande tema e l’obiezione radicale, e cioè la presenza del male nel mondo … i commentatori in questo caso sono d’accordo che si tratti di altro stile e di altra tradizione, raccolta nell'unica narrazione biblica. Anche in questo caso accettiamo tutti ormai, eccetto i fondamentalisti, che si tratti di una ‘interpretazione’ e non di una cronaca di eventi. Il termine tecnico è eziologia, ricerca a ritroso della causa di un problema universale che riguarda tutti gli uomini. Si vuole dire che prima e dopo c’è il male, che  il male è un fatto, poi e durante viene l’interpretazione. Eziologia è un termine medico. Prima c’è la malattia, poi la ricerca della causa e poi la cura … stabilire esattamente quando e come una malattia ha avuto origine è difficile se non impossibile, stabilire quando e come si è guariti è cosa già più accessibile a guarigione avvenuta.  Da qui proviene la dottrina del peccato d’origine e della necessità universale della salvezza. Notiamo che la questione così delineata non toglie né dubbi né inquietudini sul tema del male, ma certamente prepara  il senso dell’opera di Gesù nella redenzione. Si vuol dire che mentre il testo della Genesi è sostanzialmente un mito, toccato dalla divina rivelazione, Gesù che ci redime è storico, reale, vero. Le conseguenze sono immense. Noi abbiamo la soluzione piena del male e una spiegazione rivelata ma insufficiente circa la sua origine. In secondo luogo mentre con Gesù affermiamo radicalmente la possibilità degli uomini di essere salvati e trasformati, dobbiamo stare molto attenti a non trasformare la dottrina del peccato originale in una ‘ideologia  onnicomprensiva’ che irrigidisce il tema e ci impedisce di guardare la realtà concreta. Infatti,  non esiste il male in quanto male, ma il male in quanto somma di mali reali, perciò stesso limitati, il male è infatti un limite nel limite, che pretende di essere originario e assoluto; metafisicamente parlando il male fa parte degli effetti e non dei principi.. Su questa linea hanno insistito i grandi come Paolo, Agostino; Lutero ha certamente ha esagerato Infatti in Paolo e Agostino il tema del male è dentro il tema della creazione e della grazia … In Lutero la tendenza è di isolare il tema del male rendendo l’acceso alla creazione problematico e il tema della grazia ridotto alla psicologia e alla misura di comprensione del credente. L’onnipotenza divina nella creazione e la radice della grazia in Gesù stesso, e non nel credente, segnano una differente visione della vita cristiana. In questo senso i torti di Lutero sono gravi, aldilà della bellezza e della necessità del movimento ecumenico. Bene e male della realtà si mescolano con la grazia divina, da qui il compito dell’autentica teologia di praticare sempre il discernimento dell’intelligenza illuminata dalla fede. Il testo della Genesi richiede dunque una profonda purificazione intellettuale.

E’ impossibile comprenderne il senso profondo delle cose se siamo attaccati a qualche esperienza  dove la decisione è solo nostra e non implica il divino. La ricerca assillante di Kant di fondare l’autonomia, è su misura di un professore universitario, non funziona più per la pensione e per l’Alzheimer, non finzione per le donne, i bambini, gli uomini che ogni giorno lottano per vivere. Non è possibile comprendere la Genesi se siamo attaccati a dei beni che ci danno sicurezza, abbiamo dei programmi per arricchire o per non impoverire... Se siamo nel ritmo della carriera o di altre strategie puramente umane, cosa del resto che interessa una sparuta élite. E’ impossibile capire la fede se la misura è la nostra psicologia. Il testo della Genesi richiede uno sguardo originario su noi stessi e sul mondo. In questo senso sono beati i poveri. La verità è che in questo mondo attraversato dal male tutto ci viene dato, la natura per vivere e la grazia per salvarci. Una dipendenza assoluta che porta con sé  una promessa di eternità e di trasformazione totale. Porta con sé la possibilità di realizzare un progetto e un senso profondo delle cose e della vita. Porta con sé il sigillo di un appartenenza alla natura e alla divinità che la crea. Un superamento del limite, un infinito nell'umano, una pienezza che ci avvolge. In principio.

 

In principio (2)

 

Il lettore attento scopre che i racconti della creazione sono due, E’ evidente anche che il redattore del testo è consapevole di comporre due tradizioni e due prospettive differenti. Si scopre sovente leggendo i testi della Scrittura che il testo è più illuminante e intelligente del lettore e soprattutto del commentatore. 
Nel primo racconto, cosmologico e liturgico, Dio è creatore del mondo in 6 giorni più uno e viene chiamato Elohim; Elohim è un plurale che può funzionare come plurale maiestatis; per noi vuol dire semplicemente l’unico vero Dio tra gli dei. Con le parole poi non si deve esagerare, si prendono nel senso ovvio e condiviso, è inutile cercare di estrarre la benzina dai chiodi. C’è chi si sorprende restando a bocca aperta davanti ad ogni etimologia, mentre non esiste un linguaggio che possa superare il pensiero. Le Parole sono parole. 
Nel secondo racconto Dio è chiamato JHWH. La pronuncia più accreditata (l’Ebraico originario si scrive solo con le consonanti da destra a sinistra) è Jahvé. Jahvé è il nome che Dio rivela a Mosé sul Sjnai, secondo la narrazione dell’Esodo. Gli ebrei ortodossi velano il nome e pronunciano Adonai (Signore) memori del viso velato di Mosè che discende illuminato dal monte dopo aver visto Dio faccia a faccia; i critici più semplicemente si chiedono cosa voglia dire Jahvé. 
La questione non è recente, precisamente è nata due, tre secoli avanti Cristo, quando gli ebrei dotti, soprattutto alessandrini, hanno tradotto la Bibbia in greco. Dunque Jahvé diventa io sono colui che sono, colui che esiste, colui che è… l’Essere. I pensatori del medioevo seguendo questa linea tracciata dagli ebrei, illuminati e abbagliati dal prologo di Giovani, ammaestrati infine dai teologi Alessandrini e da sant’Agostino, senza timore hanno identificato l’Essere con Dio; vi hanno aggiunto il tema della  Creazione, ma anche l’idea di un Dio Personale e Provvidente che intende comunicare con l’uomo. Affermando poi l’unità di Dio e la dottrina Trinitaria, i primi cristiani hanno sottratto l’idea dell’Essere e di Dio da ogni minima parvenza di dipendenza dal mondo o d’identificazione con il mondo stesso. Il termine tecnico è Trascendenza. Il tema ha il suo grande poeta, il più grande, per la lingua e per il contenuto, Dante Alighieri. 
Esitare su questo punto è legittimo, la condizione per arrivare a tanto è la conversione della fede e la radicalità della ragione. Chi fatica a capire dunque è perché non usa adeguatamente i due strumenti, la ragione e la fede, oppure li usa male, sant’Agostino direbbe che li usa prigioniero della fantasia. Oggi diremmo che procede soggettivamente. Nel passaggio dall’Essere a Dio san Tommaso è di una disinvoltura davvero singolare, diciamo pure acrobatica, segno questo che dentro le parole egli sviluppa il massimo di libertà e di verità, al punto di divenire, se compreso, almeno su questo punto, invalicabile. Egli ha compreso la fragilità e insieme la versatilità delle parole. I geni sono sintetici pur avvertendo la somma di problemi che semplicemente sorpassano. In fondo si tratta di intendersi, dopo aver raggiunto il punto più alto, si può ridiscendere e parlarne; parlarne cioè usando le parole in modo consapevole e condiviso.  E’ quella che Gilson chiama la metafisica dell’Esodo.
Quanti non accettano l’intrusione della filosofia nella Parola Rivelata, e sono soprattutto i protestanti, rifiutano questa tradizione più che bimillenaria. In fondo per salvarsi la fede in Gesù è sufficiente. L’autore della lettera agli Ebrei dice che agli uomini basta credere che Dio ha fatto il mondo ed è giudice remuneratore. 
Deellenizzare, liberarci dai greci in nome della purezza della Parola, è stato uno slogan diffuso prima e dopo il Concilio anche nei seminari cattolici. Oggi si parla di eurocentrismo da cui bisognerebbe liberarci. Il rischio è quello di arretrare, di riebraicizzare la Rivelazione con una sorta di fondamentalismo impoverito privo di coscienza critica e di coscienza dello sviluppo nella conoscenza della verità.  Sull'importanza del Logos e dei greci, che entrano nella rivelazione, partecipando all'impresa comune della Parola e della Verità, ha insistito proverbialmente Benedetto XVI. Ma non si tratta di una novità, quanto piuttosto di una tradizione plurisecolare che continua e che è stata vigorosamente sancita nell’Enciclica Fides et Ratio.
Sviluppo ancora due osservazioni importanti. La prima è che l’assimilazione della rivelazione biblica con il pensiero greco o se si vuole semplicemente con ll pensiero, raggiunge un effetto planetario e popolare con il catechismo di Pio X.  Definire Dio come l’Essere perfettissimo creatore e Signore del cielo e della terra, vuol dire operare la più alta sintesi filosofica e teologica dentro il linguaggio degli uomini. Questo, non vuol dire affatto, che si debba tornare a quel catechismo, vuol dire piuttosto si deve tornare a quella idea. 
Ci si domanda giustamente se questo approdo ebraico-greco-cristiano debba considerarsi definitivo, o se, l’annuncio planetario della Parola,  la promozione universale del Logos, l’inculturazione,  comportino un approfondimento e nuovo arricchimento terrestre della conoscenza,  che nei prossimi secoli raccoglierà diverse sensibilità, asiatiche,  americane, africane... Come si capisce il lavoro filosofico e teologico in questa prospettiva è agli inizi e promette bene…
La seconda osservazione riguarda il pensiero di M Heidegger  e in genere  il piano inclinato della postmodernità, di cui Heidegger costituisce un passaggio,sebbene l’autore sdegnosamente abbia sempre voluto fare parte per se stesso.
Come già Nietzsche, dal cui commento egli proviene, Heidegger considera l’occidente predestinato dalla facile etimologia di terra del tramonto. Heidegger sostiene che l’occidente è sotto il segno dell’oblio dell’essere, nel senso che i sistemi filosofici a partire da Platone, Aristotele, per transitare attraverso i grandi autori cristiani, hanno praticamente costruito il sistema Ontoteologico, in funzione della presa di possesso del mondo,della giustificazione del valore delle cose, degli enti, dimenticando l’Essere. In questo modo l’occidente apre la porta alla furia tecnologica che nel suo esito finale apre l’era ‘atomica’, epoca nella quale più di tutte la distruzione del mondo non solo è possibile ma altresì probabile. Proprio in questi giorni leggiamo che negli appunti dal 42 al 48, quindi anche dopo la guerra, Heidegger matiene la convinzione che l’Essere, fino ad ora dimenticato, si manifesta finalmente nella storia con il nazismo di Hitler,  dunque gli ebrei hanno costruito le ragioni del loro sterminio, e l’opposizione al nazismo ha ritardato le movenze storiche dell’Essere. Figlio del sacrestano di Messkirch, piccolo villaggio della Selva Nera, destinato al sacerdozio, seminarista fino alla prima teologia, M. Heidegger ha dimenticato la prima frase del Catechismo. Forse l’ha anche rimossa o tradita. In filosofia e in teologia sono i frutti a parlare dell’albero. Anche qui la Genesi sta più in alto … l’oblio dell’Essere è contenuto nel mistero del male universale. Il postmoderno non fa che radicalizzare l’idea del tramonto e dell’oblio. L’occidente è alla fine … sulle sue ceneri danzano gli omosessuali etrionfa la ‘non filosofia’ del gender. Prendo le distanze naturalmente, l’episodio è ancora una volta destinato a rientrare.  Ogni terra quando è sera è la terra del tramonto e ogni mattina è la terra dell’aurora e dell’alba. E poi, non è il sole che si muove ma la terra che gli va incontro… la vita è ritmo davanti alla luce …
Noi non ci si aspetta che le altre culture della terra siano prive di gravi problemi, come tutte le culture, ci aspettiamo però che ci aiutino a colmare i colori nell’ arcobaleno della verità, senza dimenticare che i colori compongono e derivano da una luce pura che sta dentro e sopra le culture.   In Principio.
 
Maschio e femmina li creò (3)
 
 
Ci siamo abituati a riaprire il libro. Dentro il tema del Principio si manifesta il Dio Unico e Vero, e soprattutto è custodito il mistero del Male, valutato dalle sue conseguenze, dall'osservazione della sua realtà complessa e limitata, pienamente umana e, lo abbiamo già detto, ricondotto al Principio, che alla fine può essere solo Dio. Il Diavolo nel racconto è presente fin dall'inizio con la sua astuzia e con la sua invidia, ma non si dice da dove viene. Ci basta sapere che esiste. Infine, noi leggiamo la Genesi con il Vangelo alla mano, siamo Ebrei solo di passaggio.
Terzo, in ordine d’importanza, ma ugualmente originario, nei due testi della Genesi, è il tema del rapporto tra uomo e donna. San T omaso, che non brilla per l’antropologia al femminile, direbbe in questo caso che una verità accessibile alla ragione, come già l’esistenza di Dio e la differenza morale tra bene e male, ci raggiunge per via di Rivelazione. Il testo dunque dona forza a una verità per la quale basta osservare il mondo umano come si presenta e come funziona. Le menti salde trovano più motivi di stupore nella realtà ‘normale’ che nei ‘fenomeni’ adatti a chi ama il Circo e la Televisione. Le menti fragili amano il paradosso e, le menti malate, l’errore. I principi primi o ultimi che dir si voglia, cioè la verità di ciò che accade, sono già contenuti nel primo sguardo, nella prima consapevolezza; ma la prima percezione non esaurisce e soprattutto non giustifica. In questo caso si risale per discendere, e si discende per risalire. Così funziona il pensiero illuminato dalla fede. 
Facendo sintesi: la composizione dell’umanità in uomini e donne è un progetto che presenta la sua evidente consistenza in natura, ma ha la sua radice, la sua causa, nell'Intelligenza e nella Sapienza Divina. O, se si vuole: la natura costruisce ciò che Dio crea. L’affermazione è forte: occorre avvertire che con questo tipo di affermazioni, sembra che noi arretriamo al passato, in realtà stiamo riaprendo prospettive future. Tutte le generazioni hanno diritto alla verità. In specie la scienza, la genetica, l’anatomia, la medicina, la psicologia, attendono impazienti di essere riportate al Principio, così come l’intuizione dei principi attende sempre di essere ricondotta alla realtà e ai suoi inevitabili conflitti. Se è deplorevole, com’è deplorevole, che in nome della verità si rinneghi la ricerca scientifica, una ricerca scientifica senza verità è un danno per l’uomo e un orizzonte senza futuro.  La realtà è quello che è, e la verità è quello che è, entrambi devono coincidere. Già un certo Hegel aveva detto qualcosa del genere, ma la sua presa sui principi non era diretta e definitiva, e la sua osservazione della realtà troppo limitata alla geopolitica dell’inizio XIX secolo. Tubinga è una piccola città con l’università sulla collina. Per questo, occorre aggiungere, il marxismo che ne deriva, è dogmatico nei principi e velleitario sulla realtà. Privo di fondamento o ‘sfondato’. Questi fratelli hanno oscurato il cielo e guardato una terra senza luce. Osservo che si può essere geniali anche così e dire delle cose vere.
Ritornando al nostro tema, faccio almeno un esempio: se circa 3 milioni di adolescenti vengono sessualmente mutilate ogni anno, ci si domanda giustamente che cosa si deve fare, ma ci si domanda anche perché il Principio, creatore del sesso e della differenza, lasci fare, almeno nell'apparenza, una cosa così crudele e così stupida. Già san Paolo di fronte a coloro che a tutti i costi volevano circoncidere gli altri, li consigliava di mutilarsi … Allo stesso tempo ci si chiede quale tipo di mutilazione praticano le nostre società evolute se una percentuale sempre maggiore di adolescenti rifiuta il proprio corpo, piombando nel baratro dell’anoressia, fenomeno sconosciuto, per esempio, nell'Africa che conosco.
Sull'argomento, uomo e donna, la filosofia non è andata molto lontano e per diverse ragioni. Sia Hegel che Marx furono un problema per le loro donne e per i loro figli. Di fatto l’antropologia classica ha raggiunto il suo massimo livello affermando che l’uomo è ragionevole e responsabile ma il punto di vista resta, sostanzialmente, maschile. La filosofia è un caso per pochi e i dubbi quando si arriva ai barbari, ai selvaggi, agli schiavi e alle donne non sono certamente mancati … (sia in filosofia, che in teologia)
La Genesi, punta diritto sull'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, gioca dunque in straordinario anticipo: l’essere umano individuo è creato a immagine e somiglianza di Dio, è uno specchio vivente della divinità, un luogo, dove si conosce il Dio vivente, un luogo dove Dio si riflette luminoso; ma c’è di più, l’immagine più nitida di Dio è quella unica cosa che l’uomo e la donna sono chiamati a realizzare insieme con la loro unione fisica, morale e spirituale. Se non fosse per l’Eucaristia che si celebra sulla terra, bisognerebbe affermare categoricamente che l’atto sessuale, espressione di un amore autentico e condiviso, è la più alta espressione di umanità e di verità possibile sulla faccia della terra. Luogo di bellezza e di rivelazione. Filosoficamente, umanamente parlando, l’unione tra l’uomo e la donna, sfugge alle categorie organizzative, e ci introduce nella Trascendenza, appare come un fine e non come un mezzo. Le condizioni reali per questo non si realizzano facilmente. Ora è vero che la teologia, gestita nei secoli soprattutto dai chierici, ha puntato sulla distinzione tra eros umano e amore divino, il più delle volte opponendoli. Giustamente ora la teologia sta correggendo il tiro cercando di capire che cosa Dio cerca e che cosa trova nell'amore umano e come l’amore umano profondo sia in linea con il tema della carità, vertice di ogni rivelazione su Dio e sull'uomo. L’Eucaristia di Gesù per l’appunto. Quando papa Francesco parlava d’invidia del diavolo, riferendosi al preteso matrimonio Gay, forse voleva dire proprio questo.
Il cappello da cui estrarre cose è diventato stracolmo: ciascun uomo è immagine e somiglianza di Dio, si è somiglianti a Dio come maschio o come femmina. Maschio e femmina sono complementari al punto da realizzare nella loro unione l’immagine più alta del Dio vivente; all'uomo e alla donna nella loro unione è affidato il compito di continuare l’opera di Dio con la procreazione … il conflitto tra l’uomo e la donna deriva dal peccato, la messa in discussione di una realtà così elevata nell'ordine dell’esperienza viene dall'invidia del diavolo. Nell'Eucarestia, il diavolo, esce con Giuda. Ed è notte.
Le obiezioni sono prevedibili e inevitabili, anche in filosofia e in teologia ci sono gli emendamenti su cui discutere. 
Nel primo racconto Il maschio precede semplicemente la femmina pur destinati ad essere insieme l’unica immagine di Dio e destinati all'unità della ‘cosa sola’. Nel secondo racconto Eva è tratta da Adamo mentre Adamo dorme. La sorpresa è quella di Adamo. L’attrattiva è quella di Adamo, la solitudine colmata è quella di Adamo. Riesce molto facile pensare che il punto di vista, per quanto sia pervaso da principi, sia un punto di vista prettamente maschile. E’ insieme il limite e la bellezza del testo che raggiunge forti vibrazioni poetiche e metafisiche. E ancora, nel peccato la donna sta prima di Adamo e porta conseguenze più pesanti nel comune castigo. Mentre nel primo racconto l’unità domina sulla diversità, nel secondo, la donna è sottomessa all'uomo sia nella creazione sia nelle conseguenze del peccato.  
A questo punto i fondamentalisti si accontentano: c’è ancora chi nella catechesi spiega la psicologia di Adamo ed Eva, così come la psicologia di Satana … la ragione al contrario non è pienamente soddisfatta. Ma, del resto, un credente che legge il testo non pensa per niente di trovarvi tutto, essendo abituato a pensare che solo in Cristo, lo abbiamo visto, domande e risposte coincidono.
Oggi, dopo anni in cui si è coltivato un evoluzionismo talvolta superficiale e sbrigativo, la scienza genetica arriva ad affermare che la provenienza da una sola copia, tra parentesi, di origine africana, sia la tesi scientifica più plausibile. La donna primordiale o Eva genetica è adatta a generare l’uomo così come lo vediamo, almeno 150.000 anni a. C. Gli studiosi sostengono si tratti di un tempo congruo, sia per l’espansione dell’umanità sulla terra, sia per spiegare le differenze etniche e razziali. Dal nostro punto di vista, la razza è una cosa reale e totalmente positiva, non si combatte il razzismo ignorando la diversità, così come si combatte il razzismo parlando della comune origine. Riesce infine impossibile pensare ai singoli uomini e donne come prodotti della natura: la nascita di ogni uomo richiama l’intervento del Principio ed è un luogo adatto alla lettura della Genesi. Tutte le volte che i laici proclamano il valore di ogni Persona e prendono le difese dei deboli, cominciando dalle bambine e dai bambini, ci danno ragione. E sono in contraddizione quando proclamano l’arbitrio sulle nascite, incoraggiano l’aborto e il mantenimento di forme primordiali d’ingiustizia, come l’eliminazione dei deboli,dei malati.e degli anziani.
L’uomo adatto alla comunione genetica con la Eva primordiale, l’Adamo genetico, sembra di costituzione più recente, si parla di 80000 ac. Si vuole dire che, per avere l’umanità attuale, la scala dell’evoluzione doveva produrre un uomo e una donna adatti per la costruzione del grande progetto nel quale, volenti o nolenti, noi siamo contenuti. Ma la scienza non dice e non può dire quando si passa da questo finalismo preparatorio all'apparizione del ‘fenomeno umano’ così come direbbe Teilhard de Chardin.  Dunque la genetica oggi sembra negare la Poligenesi; la poligenesi afferma che l’origine dell’umanità avviene in diversi luoghi della terra e in modi diversi, da coppie diverse, adatte allo scopo. E questo spiegherebbe la differenza delle razze, delle lingue e delle culture. La genetica oggi dunque rispolvera la pagina della Bibbia, senza leggerne il testo, essa decifra soprattutto geni e cromosomi. Ebbene, la donna prima dell’uomo. Questo fatto è tuttora leggibile.
Che una donna decida o meno di stare con un uomo o viceversa, sta di fatto che tutti siamo stati gestiti, in media nove mesi, da una donna, da cui prendiamo tutto; anche l’apporto genetico del padre, è la madre a gestirlo. Grazie alla sessualità complementare tra uomo e donna esistono gli esseri umani. Discutiamo pure con apertura d’animo se l’omosessualità sia o meno contro natura, non è qui argomento. Certamente l’omosessualità è fuori da questa natura di cui stiamo parlando. L’unica reale, nella quale, o si cercano i principi, o che viene da principi che illuminano la realtà. Questo è un principio primo dato nell’ordine dell’esistenza reale, non è, né una ipotesi scientifica, né una illazione metafisica.
Senza per questo che la donna possa proclamare il possesso del bambino, come avviene nelle psicologie materne oppressive o deviate e purtroppo, in percentuali bassissime, nelle psicologie materne criminali. 
Lorielle ha 11 anni, è minuta ma piena di singolare energia; la trovi presente in tutte le attività, naturalmente danza, gioca, canta, viene alla catechesi; qualche volta sogna e ha paura. Lorielle è davvero buona. Lo sguardo è sempre vivace, ha due sorelle più grandi, stesso talento. La mamma se n’è andata. Il padre l’ha scoperta con un altro uomo. Il problema dura da almeno tre anni, Una nuova compagna del padre, più giovane della madre, ha fatto ingresso nella loro casa. Non mancano i conflitti. Il padre non vuole che le figlie diventino come la madre. Non riesce a perdonare. Le sorveglia con rigore. Le ragazze non mangiano abbastanza. Ogni tanto la mamma si fa vedere. La nuova inquilina ha partorito il quarto fratellino, piccolissimo. Le tre bambine dopo un’esitazione iniziale, hanno reagito nel migliore dei modi. Ieri Lorielle è arrivata con il piccolo fratellino legato sulla schiena. Abbiamo fatto il concorso a Quiz ed è uscita correndo a dare la risposta, con una disinvoltura sorprendente per uno come me abituato a vedere ciccio-bello. Si vedevano i cinque più cinque polpastrelli dei piedi uscire dai fianchi. E’ allora che ho guardato nei suoi occhi fuggenti e ho letto:
… e Dio disse: creiamo Lorielle a nostra immagine e somiglianza, voglio che danzi libera tra gli arbusti e i serpenti della brousse e nessuno le tolga la gioia di essere una piccola donna capace di fare tutto, capace anche di portare un bambino, non ancora donna.  voglio che nessuno profani il suo cuore, che adoperi il suo corpo; Lorielle è mia, e io sono un Dio geloso,  che fa tutto per amore … e Dio vide che era cosa molto buona 
 
In principio il LOGOS (4)
 
Ho sperimentato nei primissimi anni dell’esistenza una Chiesa che aveva raggiunto il suo equilibrio liturgico e dottrinale in lingua latina. 
Nel frattempo il mondo del dopo guerra innestava il suo ritmo travolgente, il più rapido e vorticoso cambiamento culturale della storia umana, che perdura fini ad oggi. Dentro questa tensione storica che prende il facile nome di Progresso, la Riforma Liturgica, con il Concilio, si presenta come un grande evento spirituale e culturale del mondo contemporaneo.  Nella liturgia latina il sacerdote alla fine della messa davanti all’altare, chinandosi devotamente, recitava sottovoce a memoria  In principium erat Verbum … Non dico questo per nostalgia, volevo ricordare la prima volta che il Prologo mi è entrato nelle orecchie … già allora mi sembrava di aver capito che il testo proclamasse  la divinità di Gesù e dunque che la celebrazione stessa fosse di natura divina, ma ero poco più che un bambino.  La pagina misteriosa e arcana introduce il Vangelo secondo Giovanni. Sebbene si conformi e combaci totalmente con lo sviluppo della narrazione evangelica, si ha l’impressione che il testo viva di forza propria; c’è anche chi ha ipotizzato che fosse già un Inno greco adattato alla liturgia dai primi cristiani. La parola LOGOS, che in greco ha un campo semantico esteso, che va dalla’conoscenza’ alla ‘parola’, aveva fatto già la sua luminosa apparizione nella filosofia greca al punto che il LOGOS era diventato il corrispettivo, il Principio o Arché, di un mondo intellegibile e ordinato. Si citano dunque, con i grandi Platone ed Aristotele, Eraclìto l’ ‘oscuro’ con il suo famoso frammento ripreso dagli stoici; questi ultimi fecero del LOGOS addirittura l’ ‘anima del mondo’. Agostino cita i neoplatonici incontrati a Milano prima della conversione, che parlano sì del LOGOS, ma che non dicono come Giovanni, che il Logos si è fatto carne. Su questa linea, che il cristianesimo ha assimilato profondamente e certamente sorpassato, ritornano pensatori come Spinoza, Hegel, Jaspers, Deleuze, per certi aspetti Heidegger e qualche ripetitore bresciano. Sono quelli che, con l’idea di aprire orizzonti, tornano a un passato già superato. In questo senso il 'ritorno a Parmenide' ha certamente il suo valore prima di leggere il Prologo. Occorre avvertire che la mentalità filosofica rifiuta il caos, rifiuta che qualcosa sfugga alla ragione e trova in ogni cosa un’essenza, un significato, anche nella confusione e nel male, fino a smarrirsi davanti all’infinitamente grande e all’infinitamente piccolo. Il limite della mente umana è che, mentre è fatta potenzialmente per conoscere tutto, non crea nulla. Se metti insieme una mentalità autenticamente filosofica con il dono reale della fede, che richiede da parte umana una conversione con lacrime e sangue, la miscela diventa esplosiva e si riaprono le scuole; in poche parole vale la pena di insegnare e di frequentare una scuola senza gettare il tempo, come avviene in molti casi.
Conosco l’obiezione che nasce del tutto spontanea: perché trasformare un testo biblico, il prologo di Giovanni, in un testo filosofico? L’obiezione ha un’importanza capitale. Infatti, è evidente che l’autore sta riscrivendo in Cristo la prima pagina della Genesi. Questo è senza dubbio il punto più alto dell’interpretazione, dunque, obiezione accolta. Ma, e viene il secondo punto, l’autore lo sta facendo in lingua greca, usando termini che nella cultura ellenistica hanno assunto un valore forte e la cui pratica è diffusa. … Logos, Verità, Luce, Principio. E di questo l’autore è ugualmente consapevole, sebbene, almeno per me, appare evidente che la sua paideia è ebraica e non greca. Voglio dire che mentre l’autore rivive il testo biblico dal di dentro, come un ebreo-cristiano convertito, egli assimila contemporaneamente il pensiero greco dal di fuori. Un fenomeno analogo lo troviamo in san Paolo che, pur essendo di formazione marcatamente rabbinica, assimila con facilità estrema le suggestioni della cultura e della filosofia del tempo. Basta leggere i discorsi di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni per capire che non è Platone a scrivere, ma Giovanni o chi per lui. Nei discorsi di Platone, Socrate, appare talvolta come un oracolo, mentre Gesù appare sempre come la Rivelazione perfetta e piena del Padre. Colui che viene dal Padre e ritorna al Padre prendendo per mano un mondo salvato, mosso dalla potenza dello Spirito. Meditare dunque sulla similitudine e sulla differenza.
Consapevole di avere riaperto la grande questione che campeggia e domina la cultura cristiana, vado alla sintesi:
Chi sigla il testo ha incontrato Gesù. Passato attraverso il crogiuolo della Croce e testimone della Resurrezione non ha dubbi di essere dinanzi alla piena Rivelazione di Dio. Scrivendo da Ebreo passato alla fede in Gesù proclama: perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la Grazia e Verità per mezzo di Gesù Cristo. Io traduco ‘legge’ come passaggio ‘grazia e verità’ come pienezza insuperabile.  Gesù è il principio primo ed ultimo, l’alfa e l’omega,  Conoscitore profondo del testo biblico l’autore procede dunque ad una duplice identificazione:
La prima identificazione è tra la Parola con cui Dio crea l’universo e Gesù stesso, Gesù che è Dio, la perfetta intelligenza di Dio. I commentatori oltre alla Genesi vi leggono l’influsso degli scritti sapienziali, anch’essi in greco, dove la Sapienza di Dio, architetto dell’Universo, è personificata. La presa di coscienza della Rivelazione come manifestazione della vita Trinitaria, la vita intima di Dio, ha qui il suo punto d’avvio. E’ una Rivelazione inattesa e del tutto nuova.
La seconda identificazione è con la tensione più alta della cultura umana nel momento storico dove la cultura  del LOGOS, la ricerca della verità, aveva portato gli uomini alla esigenza se non alla conoscenza di un principio superiore regolatore del mondo e della vita. C’è dunque un rapporto intimo tra il LOGOS e il cosmo, così come esiste una linea diretta di comunicazione tra il Logos individuale e il LOGOS divino. Ciò che gli Ebrei hanno ascoltato e ciò che i greci hanno cercato è Gesù. E, ancora, con una sintesi più stretta, Gesù è Elohim, Gesù è Jahwé, creduto e obbedito dagli Ebrei. Gesù è il principio o Logos che i greci hanno intravvisto usando la nuda ragione. Soprattutto Gesù è Gesù. Non per nulla il testo di Giovanni fa della Testimonianza il perno della Rivelazione, una Testimonianza circolare perché ciascuno rende la testimonianza a colui che rende testimonianza e da cui riceve testimonianza: il Battista di Cristo, il Cristo del Padre, il Padre dello Spirito, lo Spirito del Padre e del Figlio. E’ una manovra divina a tenaglia, siamo circondati. La trinità esce dalla sua pienezza ci avvolge e inabita. Dio si fa uomo e l’uomo diventa come Dio. O admirabile commercium …!
I commenti al Prologo sono innumerevoli come le stelle del cielo e accompagnano il percorso di duemila anni di storia del cristianesimo, ma certamente il commento al testo continuerà inevitabile a fiorire, essendo questa la pagina più alta della Rivelazione; certamente una teologia che non passa da questo testo è costretta al ritardo e, una cattiva comprensione del testo, disegna paesaggi lunari. 
Tra i cattivi commenti alcuni meritano la nostra attenzione. Ario scivola sulle prime righe in modo curioso, come su una buccia di banana; mosso dall’idea ‘rigida’ dell’Unicità di Dio, che peraltro nessuno mette in discussione, e con cui si illuse di potere organizzare tutto il senso profondo della Divina Rivelazione. E questo, contrariamente al Prologo, che nelle prime battute afferma l’Identità del Logos con Dio stesso, in modo voluto, insistente, e ribadito; sembra di vedere all’opera un fabbro che batte e ribatte il ferro per dargli una forma definitiva. Dire che il Logos è identico a Dio come LOGOS di Dio, significa introdurre per Rivelazione il mistero della TRINITA divina. La relazione divina tra il Padre e il suo Logos genera eternamente lo Spirito, parlare d’Amore ineffabile e pieno senza distinzioni in questo caso diventa facile. La rivelazione della divinità del LOGOS apre all’uomo la porta del grande Mistero.
Oh luce eterna che sola in te sidi, sola t’intendi e da te intelletta e intendente te solo ami e arridi  o Dio (PADRE), che sei autosufficiente nella tua pienezza, sei il solo che ti capisci(LOGOS) fino in fondo,  e siccome capisci e ti capisci in modo perfetto ti ami (SPIRITO SANTO) e sei nella pienezza della gioia.
esclama Dante in uno degli innumerevoli modi con cui nomina la Trinità nella Commedia; segno che ha capito, altrimenti osservo, ripeterebbe continuamente la formula rigida del catechismo, come fanno quanti non hanno capito e hanno paura delle eresie.  Tutte le teologie che hanno cercato di motivare in modo antropologico la spiegazione del mistero trinitario sono destinate a rivelare dei punti deboli, restano tentativi interessanti … che sia l’ascolto della parola come a priori, che sia il piano storico della salvezza, che sia la composizione dell’anima umana, che sia infine la esigenza di comunione o la bellezza; Agostino, giustamente famoso per il suo De Trinitate, direbbe che la parola basta. Ma una volta concepito il Mistero della Trinutà, trovarne le tracce in ogni dove diventa più che legittimo. Per i superficiali è nominalismo per Agostino è la sostanza stessa della verità di fede che raggiunge la parola come il vento una vela distesa. Occorrono spiriti forti per fare teologia, e la semplicità dei bambini. …. 
Nel testo in questione vi si leggono dunque intenzioni palesi e la risposta a ogni possibile obiezione. Questa posizione iniziale, volutamente solenne, prepara l’elemento sorpresa, quando si approda con crescendo poetico al versetto 14, dove si dice che il LOGOS SARX EGHENETO, il Verbo si è fatto Carne, i fedeli legittimamente dicono, Dio si è fatto uomo … qui, a questo punto, tutta la Chiesa del Dio Vivente fa un inchino; stando all’Apocalisse tutti i beati e gli angeli ripetono l’inchino, perché l’Agnello è degno di ricevere onore … L’ habitus teologico è quello di accostare il versetto 14 del Prologo al racconto dell’Annunciazione nel vangelo di Luca. Quando arrivi a Nazareth, entri nella grande Basilica e discendi alla casa di Maria, dove sta scritto: verbum caro hic factum est”  il Verbo qui si è fatto carne e i fedeli sostano in silenzio … è il silenzio e l’attesa dei secoli che si appunta in un luogo e in un grembo. Ancora la donna, la nuova Eva, reale come la prima Eva genetica, certamente più importante dell’Eva mitica. Eva si chiama Maria.
Il testo dice il contrario di quello che Ario dice e cioè, se ho ben capito, che ci fu un tempo nel quale il Verbo, il Logos non era.  Ma, nella mia palese ingenuità, non capisco perché qualcuno trovi contraddittorio affermare che solo Gesù è il Logos, che solo Gesù può salvare, che tutte le religioni e tutte le cose, più o meno consapevolmente, sono rette e condotte dal Logos divino. Per chi ragiona alla luce della fede, sta benissimo che Gesù sia l’unica salvezza del mondo e che tutte le culture siano portatrici di verità e veicoli di salvezza, e perché no, sempre grazie all’unico Dio che si è incarnato. E’ l’antica dottrina del Logos spermatikos, del Logos che agisce in ogni dove, lo stesso e medesimo Logos incarnato … sto parlando di Gesù. Non capisco le obiezioni. Ario infine è mosso da un’ideologia già presente tra gli Ebrei e ripresa dai Mussulmani. Il fatto che abbia trovato seguito da parte di una folta schiera di vescovi, imperatori con rispettive consorti, pii monaci e fedeli di ogni tipo, dice quanto sia facile sbagliare nelle cose di Dio. Le conferme al testo del Prologo, dentro il Vangelo e dentro il Nuovo Testamento sono strepitose: penso soprattutto a san Paolo e a tutto il senso della rivelazione neotestamentaria. La fede inesorabilmente dissente da Ario e da tutti quelli che l’hanno seguito. Oserei dire che c’è un solo errore della fede che si manifesta con sintomi molto differenti. Oggi si parla spesso di neoarianesimo, ma, sinceramente, l’eresia non mi appassiona e soprattutto non amo la professione del cacciatore di taglie. I bambini amano giocare all’ombra della grandezza, si accontentano.
 
Lucevitalogos (5)
 
[1] In principio era il Verbo(LOGOS),
    il Verbo era presso Dio
    e il Verbo era Dio.
[2] Egli era in principio presso Dio:
 
Per quello che era possibile ci siamo intesi; Eh dunque se
 
[3] tutto è stato fatto per mezzo di lui,
    e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste     ---
 
… vuol dire che l’autore ha il rasoio in mano: non solo sostiene che tutto è fatto per mezzo del Logos, come nella Genesi, ma esclude che possa esistere qualcosa senza di lui.  La riflessione è radicale, ciò che si oppone all’esistenza è il nulla, tema sul quale insisterà con uguale radicalità la teologia nei secoli. Nulla è escluso dalla creazione. Un addio definitivo al dualismo materia e spirito, a ogni sacralizzazione di recinti di luoghi di templi e di persone. Il contatto con il LOGOS è nudo. La verità si trova all’aria aperta, è in agguato ovunque, quando stringi in mano un pugno di terra, o raccogli un frutto dall’albero. Un invito agli scienziati a studiare con fiducia e umiltà, a smettere di imbrattare la creazione, tutto e ogni minima parte del mondo porta il segno vivente del Logos. Un invito ai poeti a non fingere. Un invito ii credenti a diventare Adoratori in Spirito e Verità nel grande tempio del Cosmo.
Ci siamo dunque mentalmente insediati nella posizione ottimale, quella del Principio Primo e invalicabile, quello da cui tutto proviene incessantemente. Dunque il testo si distingue dalla filosofia greca per l’idea della creazione dal nulla, si distingue dall’ebraismo perché il Logos è Gesù. Insediarsi non vuol dire avere la presunzione di sostituirsi o anche solo di capire totalmente; come mi pare avvenga nelle metafisiche ‘idealiste’ che portano le idee oltre confine, abbandonano il limite umano e il corpo, cioè abbandonando la filosofia. Il pensiero umano è divino come origine prima e come contenuto ultimo, ma, per intenderci, non è di natura divina, noi non siamo dio. La teologia è un’attività umana che ci prova e che conclude a determinate condizioni. Una condizione è il già e il non ancora, la provvisorietà nella verità, la ricerca nella certezza.
La Genesi qui ribadita, è anche chiarificata definitivamente; chi come Heidegger aspetta l’‘Essere veniente’, può liberamente andare alla fermata dell’Autobus. I tram non ci sono più, altrimenti ci si poteva attaccare.
A questo punto il testo fa un’affermazione di capitale importanza, poco visitata a mio avviso, tale da contenere in potenza ogni assetto umano di ricerca e di affermazione della verità, passata e futura:
[4] In lui era la vita
    e la vita era la luce degli uomini;
 
Mi pare si possa dire che la vita di ciascuno è nel Logos e che la vita risplende nella creazione dell’uomo. Tutto avviene nella luminosità e nella conoscenza. Il testo è semplice nell’enunciato ma criptico nel significato. L’uomo comunque non proviene da una caverna oscura ma dal Logos. Qualche commentatore vi ha visto un’allusione al misticismo gnostico. Noi preferiamo mantenere i termini luce e vita nel loro significato comune e palese, le parole anche qui sono parole. La vita e la luce sono nel Logos, possiamo dire pensati eternamente in Dio, ma qui si parla di creazione e di esistenza. Dunque la luce del Logos mantiene un legame intrinseco con ogni uomo, infatti il testo ribadisce che è lo stesso Logos ad agire sia nell’uomo che nel cosmo. 
Già gli stoici avevano giustamente pensato che il Logos stabilisce una legge, una regola universale, una legge naturale. Il credente che pensa non può sottrarsi per convenienze culturali a prendere coscienza che esiste nel mondo l’ordine stabilito dal LOGOS, Certamente è importante  cercare di non far coincidere questa legge universale e naturale con la nostra ristrettezza di idee. Ma, la diffusa opinione che siano la cultura o l’arbitrio individuale a creare regole per il comportamento e per il pensiero, troverà sempre la facile obiezione del lettore credente del Prologo. Fermo restando quello che sta scritto nel profeta e cioè … le mie vie non sono le vostre vie e i miei pensieri non sono i vostri pensieri.  Fare coincidere la legge del Logos con il nostro desiderio di ordine e di disciplina, per vivere senza fastidi, ci precipita nella religione degli scribi e dei farisei il cui Logos era la legge di Mosè adattata dalla loro ipocrisia.
Il testo propone un ulteriore grado di approfondimento affermando che il Logos mantiene il legame non solo con il mondo e con tutti gli uomini, ma con ciascun uomo … la sentenza è forte.
 
[9] Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. [10]Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
 
Leopardi con infelice sarcasmo, pensando i suoi avversari ignoranti del greco e del testo biblico, cita Giovanni capovolto, all’inizio della Ginestra … Gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce … la luce è l’illuminismo e la tenebra la fede religiosa. Imperdonabile per un ex credente e un ex teologo come lui. Basti osservare che staccare la spina dal LOGOS è molto facile, ma staccare il LOGOS dalla sua creatura è impossibile. Il legame è ontologico. Per questo l’angoscia di Leopardi e di Nietzsche diventa, rispettivamente, ateismo accettato stoicamente in Leopardi e ateismo militante fino alla follia in Nietzsche; mentre in Agostino la stessa inevitabile angoscia diventa il riconoscimento della necessità che l’uomo ha di Dio..Fecisti nos ad Te inquietum et cor nostrum… Naturalmente è solo una costatazione, non si può certo negare agli uomini la libertà, o impedire loro quello che Dio permette. Come diceva quel tale, non si possono uccidere tutte le mosche. Certamente l’ateismo può avere molteplici e complesse motivazioni, ma dal punto di vista del Prologo è un distacco dal Principio che alla fine diventa impossibile, nessuno rientra nel nulla.  Dante è abbagliato da questa verità e arriva a dire che anche l’Inferno con le sue bestemmie eternamente levate al cielo, rende costantemente gloria alla giustizia divina. Chi legge il Vangelo di Giovanni scopre anche la cosiddetta Ironia Giovannea che risplende nel ‘segno’ della guarigione del cieco nato. Gli avversari del Logos, che da vita e che è luce del mondo, sono messi alla berlina. Del resto ridicolizzare i laici per un credente che pensa, sarebbe cosa molto facile ma non rientra nelle regole della carità.  
La riflessione sul tema della vita e della luce ci porta istintivamente al tema dell’anima. Per restare al tema biblico siamo al corrispettivo dell’immagine e somiglianza di Dio e del soffio vitale. Dire immagine somiglianza, dire soffio vitale o anima (che sono sinonimi) garantisce il tema dell’autonomia umana. L’autonomia della personalità e del pensiero è creata e voluta da Dio, ma evidentemente è potenziale e prende significato dalla sua origine e dal suo fine. Voler garantire un’assoluta autonomia del pensiero e dell’azione considerando eteronomo, cioè puramente esterno, tutto ciò che non proviene da questa autonomia decisa da un arbitrio limitato, è il problema chiave del pensiero moderno. Il campione è Kant, il soggettivismo è inevitabile. Kant è rigido, il suo pensiero non fluisce da e per, come avviene nella realtà. E’ un segmento che parte dal muro dell’Io … il problema forse è l’illuminismo, che scinde il pensiero dalla vita e che innalza l’autonomia umana a principio primo, quando invece è principio, ma secondo.
In questo caso siamo davanti ad una filosofia che rifiuta la metafisica.  Per reazione si sviluppano metafisiche senza filosofia. San Tommaso d’Aquino, abituato al Dialogo costante con il LOGOS, propone una filosofia che sfocia nella metafisica e che riceve da l LOGOS tutta la vita e tutta la luce possibile. Detto in breve basta il fremito dell’erba, la luce radente dell’alba, il canto del primo uccello, e la voce di un bambino per riaccendere il sacro fuoco dell’Essere e la sintonia con il LOGOS che sta in Principio.
Ma, il LOGOS si è fatto Carne.
 
Logos e carne (6)
 
Il catechismo preferisce dire che Dio si è fatto uomo, traduce cioè con un’interpretazione estrema e corretta il testo originale che afferma: il Logos si è fatto carne. Sufficientemente intesi, per quanto possibile, sul primo termine, esploriamo fugacemente il secondo. Carne nella Bibbia vuol dire uomo con un significato variegato e complesso, significato che si ricava volta per volta leggendo il contesto; significato che va dalla realtà concreta di un singolo essere umano all’umanità in generale; carne è l’uomo nella sua fragilità se non alla sua opposizione allo Spirito e infine nel suo peccato. L’uomo reale e mortale dunque che nasce e si corrompe, definizione dentro la quale si colloca anche, e lo abbiamo visto, la differenza fondamentale tra uomo e donna, ma anche la difficoltà di essere uomo e di essere donna, la difficoltà e la bellezza dell’incontro, la divisione e la rottura sempre latente. Insomma con la parola carne siamo planati in pieno nel mondo in cui viviamo, l’unico mondo reale; avverto che per Leibniz, il quale tratta, a ragione, con un Dio perfetto, è l’unico mondo possibile e dunque il migliore. Contestato dall’enciclopedico Bayle, con la più facile delle obiezioni, l’esistenza del male, Leibniz rispose con i Saggi di Teodicea, dove il tema è la giustizia divina. La sua professione di fede protestante e un rigido determinismo naturale lo rendono, ai nostri occhi ‘cattolici’, apprezzabile ma non conclusivo. Certamente tutta la teologia che, dopo Auschwitz, insiste sull’assenza, sulla debolezza, sulla fragilità di Dio, è una teologia che estende su Dio il potere del male, che proietta sul divino la fragilità umana, è sotto sotto una forma di comprensibile risentimento che prelude all’ateismo, come nel caso di Nietzsche. In poche parole si tratta di una cattiva teologia. Del resto il vittimismo ha origine nel rapporto conflittuale con Dio e attraversa tutti gli spazi dell’esistenza umana, diventando una colossale forma di ricatto. Le società decadenti amano le vittime e non fanno niente per riscattarle, consacrano le minoranze e le lasciano dove sono.  Le portano in piazza, ma quando è sera, rientrano a casa da sole.
Il catechismo e la liturgia dicono che Dio ha assunto la natura umana.  Gli addetti ai lavori sanno che il concetto di natura umana è facile da capire e da condividere, ma quasi impossibile da spiegare.  Dal nostro punto di vista filosofico è una generalizzazione che allude a una misteriosa dimensione ontologica. Chi ci ha provato, in modo davvero geniale per essere la prima volta, è Platone, il quale considera i singoli uomini come partecipazione e imitazione dell’uomo-idea. Il tema in Platone vale per l’uomo come per tutte le cose esistenti.  Platone vuol dire che tutte le cose sono pensate e hanno un legame con un mondo intelligente, diciamo pure che fino a questo punto è impossibile non dargli ragione. La conseguenza diventa problematica, tornando all’uomo: la natura è una e tutte le altre sono copie?  Aristotele giustamente si oppone a questa conseguenza affermando che ogni realtà è portatrice di un’identità, di un’idea, di un’essenza, di una natura. Il limite di Aristotele a sua volta è di non spiegare con sufficienza da dove vengono le cose che hanno una natura e portano il segno di un’intelligenza. Lo abbiamo già detto che manca ai greci l’idea di creazione.
Il cristianesimo risolve l’enigma. Basterebbe l’esistenza di un essere umano per avere una natura umana.  Dire che tutte le cose sono create nel Logos vuol dire a un tempo che le cose, ciascun uomo, è portatore di una identità, di una umanità, e che allo stesso tempo la radice di questa identità è una idea, un pensiero divino. Il problema è stabilire che relazione hanno gli esseri umani tra di loro. Il legame è evidente a livello fisico essendo gli uomini legati inscindibilmente a una catena biologica e genetica, ma l’uomo non si spiega soltanto a livello biologico; qual è dunque il legame tra gli spiriti umani? In questa questione risalta il limite della nostra conoscenza. I mistici propongono l’idea che la vera conoscenza nasce da un contatto sempre più profondo con la divinità. Infine la conoscenza più alta è la conoscenza in Dio dei beati e se si vuole la conoscenza angelica. I medievali incerti sull’antropologia della carne, soprattutto sulla realtà dell’uomo e della donna, sono maestri nella relazione ultima con la divinità. Ma, sono illazioni, non visioni.  La diversità e l’unità del genere umano offrono  comunque segni efficaci. Come Dio abbia presente tutta intera l’umanità e come abbia cura di ciascun essere umano, è un segreto che appartiene alla divinità. 
A noi basta sapere che Dio, presente in ogni cosa è alla radice di ogni persona umana, crea per se l’uomo Gesù, come dice il catechismo vero uomo e vero Dio.  L’Incarnazione è un fatto che dice innumerevoli cose. E’ evidente che esiste una sintonia profonda, impensabile a priori,  tra il Logos e gli esseri umani. Se il viaggio di Dio per farsi uomo è quello dall’Infinito al finito, dobbiamo dire che incarnarsi è stato un viaggio facile. Questa facilità e sintonia rendono la vita dell’uomo potenzialmente una vita esaltante. L’ateismo ha concepito il rapporto con Dio nelle regioni del senso di colpa, della cattiva infinità, del limite ontologico; l’autentica teologia propone al contrario un’esplorazione a tutto campo nello spessore ontologico del limite e della comunicazione. Uno deI male dell’ateismo è di trattare con Dio come se non fosse Dio. 
Sarte considera l’idea idea di progetto o di natura come un invenzione metafisica da cui ci si deve liberare in nome di un umanesimo dell’ esistenza, dove è l’uomo con le sue decisioni e con la sua responsabilità a costruire la sua natura; dunque egli rigetta l’idea di natura in nome della libertà e della responsabilità radicale. Sartre dice questo in una conferenza tenuta nella Parigi umiliata e liberata nell’ottobre 1945, rifiutando in tal modo sia l’ideologia marxista sia il cristianesimo e creando il brivido di un pensiero nuovo, dopo la catastrofe della guerra. Lo seguì anche in questo Simone de Beauvoir il ‘castoro’, traendone le conseguenze: si è donne per motivi culturali e non ontologici. Faccio notare che il femminismo di questo tipo ‘ideologico’ estremo è falso e contraddittorio … infatti, mentre le donne proclamano la loro uguaglianza e la loro dignità di donne, ne annullano l’identità. Altra cosa è liberare le donne dalle oppressioni di secoli e offrire loro, come a tutti, la possibilità di esprimere la loro natura e la loro dignità. L’unica scusante che io trovo, ai due stravaganti pensatori del Café des Fleurs, è il trauma della guerra. Del resto il pensiero postmoderno degli anni sessanta e settanta è stato formulato da autori che erano adolescenti durante la guerra, è un pensiero traumatizzato che ha più assonanza con la psichiatria che con la filosofia. Vedi Foucault, Deleuze, Althusser, Lacan. Cerco di pensare quale pensiero e quale riflessione umana possono esprimere le generazioni che stanno sperimentando le violenze del terrorismo e l’escalation di guerre inutili e distruttive, o un’intera generazione il cui mondo si esaurisce nella postazione internet senza alcun contatto con la realtà.
Lo stile dell’Incarnazione viene chiamato dai teologi KENOSI. Il verbo Ekenosen è usato da Paolo nell’Inno ai filippesi e vuole indicare l’abbassamento e l’umiliazione di Gesù. Nell’inno si dice chiaramente che Gesù è in forma (natura) divina e appare in forma (natura) umana. E’ il primo grado dell’abbassamento. Il secondo grado è l’obbedienza al Padre. Il terzo grado è l’obbedienza fino alla morte. Il quarto grado è la morte sulla croce, come un malfattore. La lettera di Pietro aggiunge che nella sua morte Gesù è disceso agli inferi per liberare i prigionieri, aggiungendo un quinto grado nella discesa. L’annientamento è tale che Gesù sembra avere perso addirittura la sua prerogativa di essere Dio. Infatti, a seguito dell’abbassamento e dell’umiliazione per obbedienza Dio, è il Padre che lo esalta in modo tale che Gesù diventa la causa di salvezza definitiva dell’umanità. Il quadro è grandioso e prepara le ampie panoramiche delle lettere della prigionia, Efesini e Colossesi. Gesù viene dal Padre per ritornare al Padre; ritorna al Padre afferrando per mano l’umanità e tutta la creazione; in questo viaggio sperimenta tutto della condizione umana eccetto il peccato. Gesù entra in contatto col male con amore totale per i peccatori, ma non accetta compromessi cono il male, come una teologia mancante ancora una volta vorrebbe sostenere. L’autore della lettera agli Ebrei colora poi l’esistenza terrena di Gesù delle tinte della compassione fino alle suppliche, ai gemiti e alle lacrime.
Anche qui occorre fare attenzione alle diffuse teologie della ‘debolezza’ che proiettano problematiche storiche e umane in Dio. Una certa teologia ortodossa si orienta a pensare che la kenosi sia Trinitaria, che l’annientarsi cioè sia un modo d’essere all’interno della Trinità. Ma, osservo, che in questo modo facendo torto ancora una volta alla pienezza divina, si finisce con il sacralizzare e rendere perenne il dramma del male. Mi sembra inoltre che esista una sindrome del popolo russo incline alla catastrofe e incapace di uscire da una minorità storica. Ancora oggi, la nazione più ricca della terra, non riesce a governarsi. Ancora più radicale e sinistro l’uso filosofico che Hegel fa del venerdì santo nella sua filosofia. Il venerdì santo diventa il simbolo della dialettica radicale, dell’antitesi radicale, che sta alla radice del passaggio allo spirito assoluto. Nel vangelo, l’annientamento non esiste, non esiste né in filosofia né in teologia. Altra cosa  l’abbassamento, la Kenosi.
Leone Magno con limpida comprensione latina pronuncia la sentenza … Totus in suis, totus in nostris … totalmente nella sua dimensione divina, totalmente nella nostra condizione umana.
Ma, c’è un luogo umano, oltre l’autocoscienza di Gesù, nel quale si realizza il massimo di comprensione dell’Incarnazione. I luoghi per i credenti sono innanzitutto delle persone e il primo nome che risuona è Maria. Maria è il luogo, il grembo, il cuore, dove la verità diventa bellezza.
 
 
AVE 7
Il punto di partenza può essere solo quello che Dio ha scelto. Esistono ‘tagli’ teologici e ‘prospettive’ teologiche, ma, alla fine, vanno ricondotte al punto di partenza. La teologia autentica può essere una sola. Un esempio positivo è san Bonaventura, quando nell’Itinerarium Mentis in Deum, rivela di essere stato ispirato da san Francesco e dalla visione dell’Averna; nel seguito poi, rientra in pieno nel percorso delle Scritture con una Sapienza che gli ha meritato il titolo di Dottore della Chiesa, Doctor Seraphicus. Osservazioni simili possono essere fatte per  Von Balthasar e la sua relazione con la mistica Adrienne von Speyr, e per i discepoli degli innumerevoli fondatori con i loro ‘carismi’. Ma ci sono anche i ‘tagli’ più problematici come nel caso della Teologia della liberazione che prende atto di situazioni storiche concrete di grave e palese ingiustizia, ed entra relazione con l’ideologia marxista, nelle sue diverse edizioni storiche. Chi s’informa, scopre che non è la stessa cosa essere marxista in Guatemala, tra Bologna e Rimini, a Parigi, a Tirana, a Mosca o a Pechino. La beatificazione di Oscar Romero è un grande atto di riequilibrio e di riconoscenza pubblica per un martire assassinato durante la celebrazione eucaristica a causa della sua sete e fame di giustizia. Recentemente, è stato esposto un presepe con due san Giuseppe. Acc. …  è in arrivo la teologia gender. Anche questa è una prospettiva per sostenere la quale bisogna che l’umanità intera venga rigirata come un calzino. A proposito, gender non è quello che tutti pensano, … e ti pareva: è il Vaticano, brutto cattivo, che sparge nel mondo false dottrine sulla dottrina gender, dicendo che è una falsità, falsificando in tale modo, la falsa prospettiva di un capovolgimento della falsa visione dell’uomo. Era solo per dire che  trattare con alcune categorie ipersensibili diventa sempre più difficile, devi continuare a ripetere che non ce l’hai con loro, che rispetti tutti ecc ecc.
 
L’evento:
Gesù, il Logos fatto carne, è nato da donna, nato sotto la legge. E’ maschio primogenito. Si è maschi primogeniti tra figli ebrei anche quando si è figli unici. La formula paolina è povera ma efficace, contiene tutto. Certamente fa pensare l’assenza di Maria negli scritti di Paolo; la questione è bilanciata dal fatto che Luca, medico carissimo, è collaboratore intimo dell’Apostolo e della diffusione del suo Vangelo. I protestanti reagirono al devozionalismo mariano, cominciando dalle reliquie dei santi, passando per Maria e risalendo fino al Papa. Operazione rischiosa con qualche aggiustamento, apprezzato anche dai cattolici, come il commento al Magnificat di Lutero, il Magnificat di Bach, la Cantata 147 … è comunque uno spostamento dell’asse d’interesse, dal Vangelo alla Lettera ai Romani… un evidente disequilibrio dalle conseguenze profonde. Per affermare tutto ciò abbiamo un solo testo, l’Annunciazione secondo Luca. Il testo è rinforzato dalle sobrie considerazioni del Vangelo secondo Matteo, che si mette nella prospettiva di Giuseppe e nella Teologia del ‘compimento’ della Legge. Luca racconta l’episodio.
L’angelo viaggia alla velocità del pensiero e della volontà di Dio. Gabriele vuol dire ‘forte di Dio, forza di Dio’. A missione compiuta, non senza ragguardevoli meriti acquisiti con Zaccaria e con l’Antico Testamento, saranno i devoti a passarlo di grado, facendolo arcangelo con Michele, che è il capo. La cosa bisogna capirla, gli angeli non sono interessati né al monsignorato né al cardinalato.  Che sia un viaggio, una missione, si capisce dal fatto che la sequenza di avvicinamento è perfetta. Oggi si direbbe che è una zoomata  ,,,  inviato da Dio a Nazareth a una fanciulla o vergine,  promessa sposa a un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe e, … finalmente, il nome, Maria.  Omaggio allo scrittore, il testo è trasparente, vi sono solo le parole necessarie. L’ammirazione dello scrittore indica l’ammirazione e la devozione di Gabriele. L’angelo è giustamente sorpreso, abituato a pensare le cose in Dio, nell’accostare la creatura che Dio a prescelto, in carne ed ossa. Ne Il cielo sopra Berlino si allude poeticamente alla situazione. Dopo una velata esitazione, frutto di logica, Maria si rende disponibile. L’angelo le spiega chi sarà il Figlio e come ella sarà oggetto dell’opera dello Spirito. L’angelo offre a Maria il segno e una sentenza che domina letteralmente l’autentica teologia; il segno è Elisabetta al sesto mese, la sentenza è Nulla è impossibile a Dio. E’ l’Angelo a parlare. Quando K Jaspers sulla soglia del mistero, ispirato da Spinoza, afferma essere impossibile anche solo immaginare l’Incarnazione, decide di non essere credente; il testo risponde con una duplice negazione che si rinforza all’estremo … nulla è impossibile è più forte di tutto è possibile.
Quello che in seguito avviene è il grande mistero.  Il Verbo Incarnato, Gesù, è tessuto nove mesi nel grembo della madre, per opera dello Spirito Santo. I biologi obiettano, Dio nion chiede parero e crea. Maria realizza quotidianamente il massimo di vicinanza e di partecipazione al mistero. Concepisce con il corpo e con il cuore. Si realizza in lei il massimo di sintonia tra il Logos e la carne, come dice Dante, straordinario teologo: il suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nessun occhio, nessun intelletto ha visto più limpidamente di lei realizzarsi il piano di Dio. La Chiesa, che ne ha fatto il modello della sua stessa natura e missione, non ha risparmiato le lodi, le suppliche, ma anche la ricerca.  La verità qui diventa bellezza, tenerezza, armonia, amore di corrispondenza. In teologia Maria è definita Theotòkos, che vuol dire Madre di Dio. E’ evidente l’iperbole, ma, data l’unità profonda nel mistero di Cristo dell’’umanità con la divinità, Maria è Madre della Persona di Gesù. Qui si va per intuizione. Che sia senza peccato e già salvata è evidente nella devozione e dalle parole dell’Angelo che la dice ‘piena di grazia’. Duns Scoto scolpisce la sentenza Potuit decuit ergo fecit… poteva farlo, era opportuno, lo ha fatto; si riferisce all’Onnipotenza di Dio e all’Immacolata Concezione. Qui il commento di Lutero è volgare, parla della ‘botte piena di birra’,… birraio, teologo a tempo perso. Nei testi di Luca il diavolo non striscia e non tenta, è semplicemente assente. Maria è la nuova creazione in atto, segno che il mondo andrà per il meglio. Massimiliano Kolbe muore cantando il Magnificat con due occhi infiammati che spaventano i suoi aguzzini costretti ad usare il veleno per sopprimerlo. Massimiliano non cambia teologia ad Auschwitz, Maria è là, Gesù è là, con milioni di vittime. Una dopo l’altra entrano nella luce. Maria è la perfetta discepola che segue Gesù dopo averlo guidato: a muovere i primi passi, a pronunciare le prime parole, custoditi entrambi da Giuseppe simbolo di una autentica paternità. Conoscere il Vangelo vuole dire entrare nel mistero della vita di Nazareth, la vita nascosta, la vita quotidiana, che rende la terra un anticipo della vita eterna, dove tutto è santificato della vita più semplice e più autentica. Paolo VI, genio della fede, intuì la profondità di questo passaggio, indicandolo con parole indimenticabili, parlando di Nazareth come della scuola dove si impara a vivere con Dio e con gli uomini. Gesù cresce e inizia la sua vita pubblica, lascia la casa paterna. Condivide la necessità che ogni uomo decida autonomamente quello che deve fare e non regredisca all’età dell’infanzia quando si tratta di diventare adulti. Regressioni psicologiche, regressioni morali, economiche, decisionali, che spiegano molte cose, la crisi di una intera generazione che fatica e che rifiuta di crescere … una società che non cresce ritorna ad un grembo che è troppo piccolo per la vita, un grembo che è giusto fatto per nove mesi …  meno dell’uno per cento degli anni di vita.
Maria segue Gesù da lontano, appare nei Vangeli con i fratelli di Gesù. Argomento per i commentatori che amano il pettegolezzo e leggono Chi.
Lei Maria stava sotto la croce con il discepolo.
A Pentecoste è tra i discepoli. Che sia risorta con Cristo è altrettanto evidente. E’ certamente patetico il tentativo di localizzare i luoghi dove può essere ascesa in anima e corpo con Gesù. Una Mariologia coerente è ovvia, il mistero è grande, il passaggio necessario, la bellezza estrema. Il Vangelo con Maria prende il colore della gioia e della speranza estrema. Vengono poi le apparizioni, reali, possibili, fantasiose, paradossali. Ce n’è per tutti. E’ importante comunque che non si cambi la pagina del Vangelo. Il rosario è una preghiera che unisce lo spirito orientale della ripetizione mnemonica con la contemplazione visiva dei misteri della vita di Gesù. E’ una perfetta scuola di teologia perché ci invita a seguire Gesù con lo sguardo di Maria. La preghiera è sempre accompagnata da una grazia e qui, a questo punto, è il popolo che insegna. Per guidare il popolo è sufficiente una scintilla pura di verità, ma è la gente che capisce la profondità del mistero.
L’appuntamento è per le otto di mattina. Avendo costatato che gli uomini decidono tutto, anche nella comunità parrocchiale, ho deciso di fare un pellegrinaggio mariano solo con le donne. La meta è a ottanta km nel grande santuario mariano di Dassa, famoso in tutta l’Africa dell’Ovest. C’è un inconveniente, sempre prevedibile da queste parti. Il Pullman ha un problema tecnico. Antoine l’autista mi assicura che la soluzione è a portata di mano. Passano tre ore. Desolato, ogni ora che passa, raggiungo le donne che si sono radunate, una cinquantina. Mi rispondono che è Dio che decide e non noi. Nel frattempo cantano, danzano, fanno skecht, pregano. Quando l’ora è ormai impossibile non c’è nessun problema, si parte, la giornata è dedicata alla Madonna. Arriva il pullman, salgono cantando. 1,45 h di viaggio sempre cantando. Filastrocche, canto solista coro, ban di ogni tipo. Sempre la stessa gioia e la stessa carica di vivere. Sono seduto al primo posto e mi raggiunge nell’orecchio la voce di una donna poco oltre i trent’anni, delicatezza e forza allo stato puro. Quando la corale delle donne canta in Chiesa la tensione è sempre viva, il ritmo sostenuto, le voci compatte, una vitalità davvero singolare. Sono donne ch faticano e accettano la vita com’è. Arrivato al santuario, visita rapida, messa, pranzo, via crucis, rosario, si riparte alle ore 17; durante tutto il viaggio, le donne cantano senza sosta, cambiano le voci soliste. Arrivati a destinazione quando il sole comincia a tramontare, si avviano in corteo verso la Chiesa sempre cantando e danzando. Mi ringraziano calorosamente per la giornata. Il giorno dopo, domenica i ringraziamenti continuano. Ave Maria.
 
 
ROMA 8
 
 
La Lettera ai Romani è certamente il testo più impegnativo del Nuovo Testamento. In esso sono fissati i principi per i quali gli uomini ottengono il dono della salvezza e il dono della vita nuova in Cristo. Siccome è un testo teologico, occorre dire in partenza che la Teologia delle origini, per intenderci quella che troviamo dentro il Nuovo Testamento, non può stare senza la narrazione della vita di Cristo e della prima Chiesa. I fratelli Ebrei hanno il loro Pentateuco, allo stesso modo i primi cristiani, non si può dire se casualmente o avvedutamente, raccontano nei primi cinque libri del Nuovo Testamento, 4 Vangeli ed Atti degli Apostoli, ciò che sta alla base della loro visione del mondo e della loro vita rinnovata in Cristo. La questione è ancora una volta cruciale e di vitale importanza.  Evitarla vuole dire perdersi. Teologia, ossia riflessione ed esplicitazione razionale, non possono mai staccarsi da ciò che Gesù è, da ciò che Gesù ha fatto, da ciò che Gesù ha detto, da ciò che Gesù risorto sta facendo per noi e per il mondo intero in questo momento e per sempre. I teologi che non raccontano niente, aprono e chiudono scatole vuote. Gli stessi Vangeli e gli Atti degli Apostoli sono opere narrative e teologiche allo stesso tempo, mentre raccontano, rivelano e spiegano. Il Nuovo Testamento è il libro che fiorisce dalla Chiesa delle origini o Chiesa Apostolica: il testo, con i suoi 27 scritti, è rapsodico; per intenderci non è un progetto ma un risultato,  riporta la testimonianza degli Apostoli, un libro che la Chiesa del II secolo ha fissato nel suo ‘canone’ o regola, seguendo evidenti criteri intrinseci di autenticità, che il lettore attento scopre agevolmente. Si vuol dire che il testo porta un’intenzione, rivolto a credenti che vogliono crescere nella fede, e, nell’obbedienza alla fede. La leggenda del  ‘vero’ vangelo, della Chiesa che nasconde i libri, del Vaticano che trama di nascosto, è una tesi adatta per i romanzi che si vendono negli aeroporti e nelle soste dell’autostrada (già detto) insieme ai videogiochi e ai busti di Mussolini.  In questo la Chiesa Cattolica, che agisce in pubblico, mantiene una dirittura e una limpidezza straordinarie. Non si è cattolici solo per appartenenze geografiche, si è cattolici per scelta.
Paolo è certamente l’autore della Lettera ai Romani. In questo testo dettato al segretario Terzo, Paolo si inarca consapevole dell'occasione che si presenta di poter distendere il suo pensiero in modo definitivo e articolato. Talvolta capita di leggere su Paolo delle cose assurde e non vere che un ‘cresimando’ sarebbe capace di ridimensionare. Per intenderci Paolo non è il fondatore del cristianesimo. Non è il primo degli Apostoli. Non ha creato una dottrina sua, alternativa agli altri Apostoli o teologi delle origini, come abbiamo già visto, con Giovanni. Pur essendo un autore complesso, non è difficile, pur essendo radicale, non è squilibrato; pur essendo carico di sincero affetto per i collaboratori, non è omosessuale. Tutte queste dimensioni, sparse nei suoi scritti, con il rinforzo della narrazione degli Atti, fanno di Paolo uno degli uomini più conosciuti e più influenti dell’antichità, superato solo da Gesù e da Seneca, suoi contemporanei. Non è mia intenzione qui porre la questione dell’autenticità di tutti o di parte dei suoi scritti, delle 13 lettere a lui attribuite.
La difficoltà della Lettera ai Romani risiede nella sua ampiezza, una lettera che si legge esattamente in 55 minuti. Il testo è articolato, afferma una tesi attraverso un procedimento dialettico, dove è forte l’influsso rabbinico e dunque è abbastanza facile se non comune fermarsi a uno dei momenti di questa dialettica senza vederne lo sviluppo complessivo. Nella Lettera ai Romani Paolo si rivolge ai cristiani di Roma che sono di origine ebraica, ma allo stesso tempo si rivolge ai cristiani convertiti provenienti dal paganesimo. I primi sono cristiani che hanno accolto Cristo con entusiasmo ma che faticano a lasciare la tradizione ebraica, e ci sono dei motivi. I secondi sperimentano il drastico passaggio da una vita immersa nei vizi a una vita esigente e piena di luce. Occorre ricordare che la comunità ebraica di Roma era la più consistente all’epoca. Superiore forse agli stessi abitanti di Gerusalemme. Si parla di almeno 40000 ebrei e di una decina di sinagoghe, in una città che raggiuge il milione di abitanti. Naturalmente sono ipotesi. Alcuni di questi ebrei erano presenti il giorno di Pentecoste a Gerusalemme e sono tornati a Roma convertiti al cristianesimo. La presenza dei nuovi cristiani causa reazioni violente tra i connazionali,  tra parenti e amici. I disordini sfociano in tumulti. E’ Svetonio mella Vita dei Cesari a riferire la cosa, sebbene non sia un autore contemporaneo; i tumulti dice, avvengono a causa di un certo Chresto. E’ l’unica velata testimonianza che troviamo sul cristianesimo negli storici latini del primo secolo. Svetonio ricorda che Claudio preso da un momento di impotenza e d’ira davanti alla litigiosità degli ebrei, proclama nel 49 l’espulsione di tutti gli ebrei in massa da Roma. In verità c'è chi suppone che l'Imperatore subisca l'influenza di Agrippina e che il vero problema si l'irriducibilità di ebrei e cristiani dinanzi ai culti pagani. Il provvedimento è solo in parte efficace perché gli ebrei sono già alla corte imperiale, istruiti e intraprendenti come d’abitudine. Tra gli espulsi figurano Aquila e Priscilla, originari del Ponto, che Paolo incontra a Corinto e con i quali lavora, intrecciando tende ma soprattutto annunciando il Vangelo. Saranno i due coniugi a correggere la predicazione di Apollo, che arrivava nelle sue argomentazioni fino al battesimo di Giovanni. Al momento in cui Paolo scrive la Lettera ai Romani, circa nel 55, i due sono già rientrati a Roma. A Roma Paolo conta sulla presenza di molti amici che evidentemente lo aspettano, e tra questi ci sono anche suoi parenti. La parte finale della lettera apre uno squarcio di vita intensa e articolata. Grazie ai saluti finali dettagliati si contano almeno 8 comunità cristiane che si radunano nella case. Il problema del rapporto con l’Ebraismo, oltre che per la presenza di una comunità ebraica super organizzata e autorevole, nasce dal fatto che i cristiani provenienti dal paganesimo, sempre più numerosi, assumono un atteggiamento anche ostile nei confronti della legge e della tradizione ebraica. Inoltre si suppone che nel periodo di assenza dei cristiani ebrei espulsi i credenti di origine pagana abbiano messo il cappello in testa. Ritornando insieme agli ebrei espulsi i cristiani di origine ebraica si trovano a disagio per la nuova piega presa dagli eventi. Si può pensare che i referenti della lettera, dunque ebrei convertiti e pagani convertiti, potevano essere circa quattro - cinquecento contando i membri delle loro famiglie. Ma si trattava indubbiamente, e lo si ricava dal tenore della lettera, di gente impegnata e anche versata nelle Scritture. La situazione è dunque complessa. Paolo rivela di essere informato puntualmente sulla situazione e rivela altresì il reiterato progetto di viaggiare per Roma. E’ dunque sufficientemente chiaro lo scopo dello scritto e anche chi sono i destinatari. Gli atti raccontano che Paolo raggiunge Roma nel quarto viaggio, si pensa nel 62; imprigionato in Israele a causa dell’ostilità degli ebrei di Gerusalemme, appella a Cesare, essendo cittadino di Tarso e cioè cittadino romano.  Arrivato a Roma, posto a domicilio coatto, Paolo chiede di incontrare i capi della comunità ebraica per dire che non ha niente contro di loro; nondimeno egli suscita un’accesa discussione sul contenuto dell’Annuncio cristiano, e così ha termine la narrazione degli Atti. La tradizione aggiunge poi dati significativi. A Roma predica anche Pietro, assistito da Marco suo segretario. Marco, nipote di Barnaba segue Paolo nel primo viaggio, ma, forse snervato dal ritmo imposto dai due apostoli, ritorna indietro. Paolo si rifiuta di prenderlo con sé nel secondo viaggio dividendosi da Barnanba. Marco doveva avere delle capacità particolari, probabilmente conosceva bene il greco ed era capace di tradurre. Ciononostante nelle ultime lettere attribuite a Paolo figura ancora tra gli stretti collaboratori dell’Apostolo insieme a Luca.  Secondo la Tradizione, Marco è autore dell’omonimo vangelo sotto dettatura di Pietro e proprio per la comunità di Roma uscita dalla prima grave persecuzione. Infatti, la tradizione dice che Paolo e Pietro sono vittime della persecuzione di Nerone. Paolo decollato e Pietro crocefisso con la testa in giù, entrambi martiri. Questo e non altro è alla base della successione apostolica romana e del primato del papa. Vescovo, primo inter-pares.  Tra le vittime di Nerone figura lo stesso Seneca. Occorre aggiungere, se ce ne fosse bisogno, che la Roma imperiale, con la sua ricchezza e la sua bellezza anche ostentata, con le sue scuole e la sua cultura, è una città corrotta. Una corruzione spettacolare nel circo sanguinario e immorale. Il più grande impero del mondo è gestito da imperatori avvolti in trame incestuose e omicide. E’ importante dire questo quando si legge Paolo e soprattutto la Lettera ai romani. Quando l’Ortodossia con i suoi Patriarcati rivendica origini apostoliche o motivazioni di carattere teologico e politico, non riesce più convincente della lettura del Nuovo Testamento e della presenza della tomba di san Pietro a Roma. Roma è la città che raccoglie l’ultima testimonianza di Pietro e Paolo.  Nonostante momenti di grave crisi e di decadenza vergognosa e senza riparo, il ruolo storico del Papato raggiunge delle espressioni eccezionali, soprattutto nel XX secolo fino ad oggi.
Quando affermo che la lettera ai Romani è un testo dialettico prendo le distanze dalla dialettica hegeliana che comunque proviene da una cattiva lettura del Novo Testamento.  La dialettica fatta di tesi antitesi e sintesi è lineare, posto il principio prosegue con logica necessaria. Pensare che tutto, compreso l’Assoluto, proceda secondo uno schema triadico fa torto alla realtà. Nella fede cristiana Gesù è il compimento e non un passaggio. In Dio non c’è ombra di mutmento. I Mussulmani ci hanno provato prima di Hegel con Maometto, facendolo terzo e superiore, dopo Mosè e Gesù. Di fatto è palesemente inferiore sia a Mosè sia a Gesù.  Forse è bene che i Mussulmani non se ne accorgano, sarebbe per loro un trauma peggiore dell’esplosione dell’atomica. La faccenda per noi è troppo complicata al momento, bisognerebbe pensare a un dono pari a quello che i primi cristiani hanno ricevuto per potersi staccare dall’ebraismo. MAWU NA BLO, Dio farà, dicono gli amici africani. Leggendo le argomentazioni paoline, lo stile della sua dettatura è fortemente influenzato dalla componente rabbinica. Le argomentazioni spesso sono ad hominem, fatte per la discussione viva, l’uso delle scritture è disinvolto, lo scopo dell’argomentazione domina sul percorso, contrariamente a una logica greca e matematica dove il percorso è normativo come le conclusioni. La dialettica di Paolo è inoltre a spirale crescente, i temi sono cioè ripresi continuamente in prospettive sempre diverse per arrivare ad una conclusione. Osservazioni analoghe le abbiamo trovate nei testi di Giovanni, sia Paolo sia Giovanni sono ebrei cristiani.
La riflessione è ha la sua grande importanza, Paolo prende posizione dinanzi all’ebraismo e al paganesimo, è una posizione dura. Lo scopo è di affermare che la salvezza è necessaria, non è opzionale. Tutti hanno peccato in Adamo. Come tutti hanno peccato in Adamo tutti hanno in Cristo la salvezza mediante la fede.  Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia. L’attributo più alto di Dio è la misericordia. La fenomenologia della corruzione umana, caratteristica del mondo pagano, è descritta facendo ricorso alla categorizzazione dei vizi praticata soprattutto dagli stoici e arricchita dalla riflessione ebraica sulla legge. E’ evidente comunque che il tema dominante è quello del rapporto tra Nuova e Antica Alleanza. Lo spazio dedicato all'ebraismo è esorbitante. Il risultato è che Paolo dopo aver dichiarato che non ci si salva con la Legge, afferma che sia i pagani sia gli ebrei sono accomunati nel medesimo peccato. Non si spaventi il lettore leggendo che la Legge stimola il peccato e che allo steso modo è una cosa molto buona, il discorso per un rabbino è normale. In sintesi: i pagani proclamano la misericordia di Dio per una salvezza inattesa, gli ebrei che si convertono proclamando la fedeltà di Dio alle sue promesse. Sintetizzare con la lettera ai Romani non è facile, tali e innumerevoli sono gli argomenti che sprizzano luminosi dalle parole di Paolo. Ad un certo punto tutto si ricompone in armonia prima delle esortazioni finali, a vivere la vita cristiana; san Paolo parla della vita nuova in Cristo, è la vita nello spirito, in attesa del ritorno al Padre. Questa è decisamente la parte più originale della lettera, quella che meglio riflette sull’esito terrestre della salvezza portata da Cristo. Qui si scopre che il tema della Grazia non è stato inventato, né dal catechismo né dalla Chiesa, ma è il tema originario del Nuovo Testamento, tanto in Paolo che in Giovanni. Per Lutero sinceramente ci dispiace. La grazia è il dono che trasforma i discepoli di Cristo. Si respira nella Lettera ai romani, tesa e radicale, come tutti gli scritti di Paolo, l’esito rasserenante della presenza nel mondo della salvezza e della misericordia di Dio. Quando scrive Paolo non sorride. Siamo pronti dunque ad addentrarci nella lettura …
 
L’ira di Dio 9
 
 
 
L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia. Anche i credenti più ferrati e i teologi più consumati, faticano a reggere l’ incipit del versetto 18, al capitolo primo della Lettera ai Romani. Paolo lancia una vera e propria invettiva contro il paganesimo, contro la corruzione e contro il peccato. Il tono è profetico, pane al pane e vino al vino. A questo si aggiunge che Paolo non si vergogna del Vangelo, cosa sempre così facile. Lo dice chiaramente nel preambolo che riassume in poche parole tutto il contenuto della Lettera ai Romani :
 
[16] Io infatti non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo, prima, come del Greco.
[17] In esso infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà… 
I paralleli ci sono, nell’Antico Testamento, nei Vangeli, negli scritti attribuiti a Paolo e a Giovanni, come vedremo. L’esito estremo di questa invettiva è il giudizio finale, l’inferno, ma il male costruisce il suo inferno già sulla terra …
E’ utile a questo punto citare integralmente il testo:
[18] In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, 
[19] poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 
[20] Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; 
[21] essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. 
[22] Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 
[23] e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 
[24] Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, 
[25] poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. 
[26] Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. 
[27] Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. 
[28] E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno,
Il testo ha una sua dignità filosofica. Paolo vi sostiene che si arriva a Dio attraverso la conoscenza delle creature, che gli attributi di Dio come la Sapienza e la Potenza sono manifesti fin dall’inizio nella Creazione. Dunque, la prima giustizia è riconoscere e ringraziare Dio come Creatore. Paolo riprende il testo di Sapienza 16, dove si parla espressamente di analogia e dove l’autore stigmatizza il politeismo, soprattutto egizio, dicendo però che in questo traviamento religioso gli  uomini sono in parte scusabili, essendo le cose che Dio ha fatto tanto belle. Quando Paolo entra ad Atene, freme di sdegno vedendo la città piena di idoli e di statue. Sull’Areopago, circondato dai filosofi, soprattutto epicurei e stoici, ci prova, partendo da un’ara al ‘Dio ignoto’ che ha trovato nel suo sconsolato peregrinare per le strade di Atene. Certamente Paolo era prevenuto, ma l’esperienza di Tarso, città in cui era cresciuto, non era meno shockante per un ebreo monoteista osservante. Il  ‘Dio nascosto’ di Isaia diventa nel discorso di Paolo il Creatore nel quale ogni uomo si muove  a tentoni avendo da Lui il l’esistenza, il respiro, la vita e ogni cosa. Non si poteva dire meglio dal punto di vista filosofico, soprattutto davanti agli stoici che avevano chiara l’idea di una relazione ontologica dell’individuo con la sorgente dell’Essere, il Logos; Dio è altresì il Principio da cui ha origine l’umanità, altro tema caro agli stoici. A questo punto Paolo cerca di inserire Cristo e la Risurrezione, ma l’esito non è consolante … ti ascolteremo un’altra volta. E’ un’illusione diffusa tra i religiosi, soprattutto teologi, pensare che gli esseri umani siano interessati ai loro argomenti. La grandezza di una mente teologica è innanzitutto la resistenza, se poi per grazia di Dio riesce a sfondare la ‘corazza’, nascono le scuole, e la vita ricomincia.
Il testo Romani 18ss è da meditare, ma non d’adoperare come una clava, e ci sono le ragioni. La prima è che niente ci assicura che siamo esclusi dal giudizio severo di Paolo; chi, se non un ipocrita professionista, può pensare di essere immune dal peccato. Inoltre vale la parola di Gesù, dove dice che nel giudizio prevale la Misericordia. Infine dobbiamo ricordare che l’intento di Paolo è di racchiudere tutti sotto il peccato per fare di tutti l’oggetto della salvezza in Cristo. Di un problema, quello del male, egli prende le manifestazioni estreme. Quando parla ai pagani direttamente e non in una lettera, come abbaiamo visto, i toni sono positivi. Nondimeno il testo ha la sua oggettività. Il male radicale è innanzitutto una questione interiore, una questione mentale, un distacco profondo da Dio, la manipolazione della coscienza è conseguente. Il rifiuto di riconoscere Dio, il negare la sua presenza e il vivere contro la sua legge. Come ricorda Maritain in un suo pamphlet:  ‘il pesce si corrompe a partire dalla testa’ … Nel testo di Paolo c’è di più. Paolo afferma che Dio ha abbandonato i peccatori nel disordine della loro mente depravata ed essi sono piombati nella corruzione sessuale andando contro natura, cambiando l’ordine della natura nei rapporti sessuali, donne con donne e uomini con uomini. Faccio notare che questa idea che sia Dio ad abbandonare alla corruzione è tipica dei commentatori Biblici. Troviamo una traccia di questo nella preghiera del padre Nostro, sulla bocca di Gesù. Dio indurisce il cuore del Faraone. Il fatto di piombare in un male che diventa addirittura una ‘seconda natura’, di cui ci si vanta, nella convinzione di avere ragione, è secondo Paolo, segno del castigo di Dio.
L’unico riparo che abbiamo nel giudizio è la Misericordia, i cattivi maestri sono mortali. Le affermazioni di Paolo sono severe e tagliano la questione in modo netto. L’idea di Paolo è comunque che ci si può convertire e ci si può salvare in Cristo. Cristo ama il peccatore non il peccato. Cristo è necessario, questo si scopre scoprendolo, per usare un gioco di parole. Dello stesso avviso sarà Agostino dopo qualche secolo; Agostino considera la comune opinione, quella che rifiuta semplicemente l’omosessualità, come il segno che esiste una ‘morale oggettiva e universale’ valida per tutti gli uomini. La riflessione ci dice che l’omosessualità costituiva problema ieri come oggi. A questo punto siamo solo sulla soglia della corruzione, Paolo affonda il coltello e procede oltre:
… sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, 30maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. 32
Si possono contare almeno 21 scansioni discendenti sul tema, la fenomenologia della corruzione. Faccio notare la gamma variopinta del male. Altri testi di Paolo e altri testi biblici aiutano a descrivere il panorama.
Il Nuovo Testamento fornisce parecchi elenchi di peccati (Rm 1,28-32; 1Cor 6,9-10; Ef 5,3-5; Col 3,5-9; 1Tim 1,9-10; 2Tim 3,2-5). La lettera ai Gàlati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie nonerediterà il regno di Dio. 
 
Lo stesso Gesù nel vangelo dichiara che il male dell’uomo, dinanzi all’ipocrita ritualismo ebraico, che lava le mani e pulisce il piatto, esce dal cuore dell’uomo. I cuori sono impuri non gli alimenti.
[21] Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,  [22] adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.  [23] Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo". 
Il sigillo estremo della corruzione non è la fragilità umana, che qui è palese; il sommo della corruzione è la malvagità della mente per cui non solo si fa il male, ma si approvano quelli che lo fanno.
32E, pur conoscendo il giudizio di f Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa.
Se vogliamo vedere la stessa cosa dal punto di vista positivo, che è quello specifico di Paolo, dobbiamo dire che il presupposto della vita cristiana, e il presupposto per un’umanità dignitosa, immune dalla corruzione, è la ‘conversione’.
La lettera ai Romani sostiene un’altra tesi sorprendente. Gli osservanti della legge, i nazionalisti della legge, i suoi grandi commentatori, sono nella stessa situazione dei pagani. Essi stessi nel loro orgoglio e nella loro presunzione hanno bisogno di essere salvati. Questa problematica inserita in una dialettica che già abbiamo cercato di cogliere e di illuminare, è trattata in modo esorbitante nella Lettera ai Romani. Ciò rivela non solo la provenienza ebraica dell’autore ma anche il fatto che è ben difficile superare una mentalità radicata nell’idea di un Popolo che giustamente si sente eletto, sebbene l’elezione alla fine abbia un significato ben lontano da ciò che pensano scribi e farisei. Dietro l’osservanza della legge e dietro il rigore c’è l’invidia con tutti i mali che ne seguono. Altra cosa l’osservanza della legge di chi è sincero davanti a Dio, il ‘resto d’Israele’, come Maria, Giuseppe, Simeone, Anna, Zaccaria, Elisabetta, Giovanni Battista, Nicodemo, Gamaliele. Quando Gesù scrive in terra dinanzi all’adultera, tutti se ne vanno dai più anziani ai più giovani. L’ultimo superconservatore che ho incontrato, che osservava il minimo errore liturgico e che esigeva il perfetto allineamento dei candelabri, mandava messaggini sconvenienti alle ragazzine. Il testo di Paolo sulla Legge merita senz’altro un’analisi più approfondita, tale è la vastità e la profondità che esso contiene. Dispiace solo costatare che gli Ebrei non conoscono Paolo e tantomeno Gesù. Questo costringe i cattolici in ‘dialogo’, partendo dal Papa, ad esercitare la pazienza e la carità prima della verità. Alla fine l’Apostolo dopo aver rivelato tutti i limiti e l’insufficienza della legge non la getta, ma la assimila all’evento Gesù. Paolo pur consapevole della durezza del rifiuto, profetizza un futuro nel quale Israele, entrerà nella Nuova Alleanza. Considerando l’andamento delle cose del mondo ci vorranno ancora dei secoli. Se l’ateismo pratico e teorico è una maledizione per l’uomo è anche vero che una pratica religiosa dove non c’è conversione sortisce il medesimo effetto. Dunque, dobbiamo parlare di quel dono straordinario che è la conversione, il tema centrale della vita di Paolo, ma con lui di ogni credente che accede all’area dell’autenticità.
Ma prima è necessario stigmatizzare un aspetto della corruzione che grida vendetta al cospetto di Dio. Il pensiero va alle giovani generazioni che subiscono gli effetti di una cattiva pedagogia, talvolta palesemente criminale. Bambini maltrattati e usati come oggetti sessuali, abbandonati; le campagne favorevoli all’aborto e alla sua legalizzazione, le disinvolte manipolazioni genetiche a sfondo commerciale, le cessazioni arbitrarie dell’esistenza. Il traffico di esseri umani. Le manodopere a basso costo. Penso alla costruzione delle armi al loro commercio che favorisce guerre, altrimenti impossibili, e sempre stupidamente distruttive. Penso allo spaccio, all’uso della droga e a tutti i pretesti e le tesi sulla sua liberalizzazione, come se fosse possibile una struttura morale per un ragazzo o una ragazza che si spinellano e che bevono alcol senza controllo. Penso al permissivismo sessuale, dove il sesso perde ogni connotazione personale e umana, diventando necessità e schiavitù; e ancora la pornografia, la prostituzione, il disordine sessuale che è alla radice di un’ossessiva propaganda gender e alle false pretese degli omosessuali. Penso alla violenza, al ricatto, all’usura, alla corruzione degli amministratori, dei politici, penso al cattivo esempio di chi gestisce i media, ostentando falsi valori cercando in tutto soltanto il denaro e il successo … penso a tutto questo e l’elenco potrebbe continuare … ma, contrariamente a quello che si può pensare in queste facili rassegne, in cui è facile che a forza di frustare i cavalli si cada da cassetta, il pensiero va innanzitutto all’infelicità, alla frustrazione, all’inutile sofferenza che il male porta con se per chi lo vive e per chi lo compie, al di là e prima di ogni presa di posizione pro o contro.  Questo e non altro è l’unico punto grande d’incontro con un Dio che non castiga ma che perdona …
Vorrei anche precisare che esiste una tendenza surrogatoria a far convertire in qualche Santuario dove il sole cambia di colore e dove nelle foto appaiono tracce sicure di angeli e madonne … la ricerca cioè del segno di Giona. Così diverso dalle conversioni dove l’unico segno sono le lacrime e il gemito, il rimorso angosciante, l’impossibilità reale percepita con lucidità di uscire da una situazione di peccato con le proprie forze. In questo luogo di sincerità estrema  e di coraggio della verità, il fenomeno delle conversioni è un fenomeno esaltante; il convertito non cerca lo spettacolo l’esibizione, la televisione … il convertito avverte costantemente la voragine aperta su cui è sospeso e l’abisso della Misericordia che lo salva. Fanno sempre impressioni i santi, dotati spesso di doni mistici che attirano le folle, pensosamente rivolti a Dio, consapevoli di essere figli dell’ira, trasformati dalla ‘grazia’ in figli di Dio. Così Paolo, così Agostino, così Francesco, così Angela Merici. Recentemente ci sono state conversioni televisive. A battezzare in questo caso deve essere il Papa. Cambiato il Papa la conversione è rientrata. Al contrario raccontano le cronache che, durante l’occupazione dei tedeschi a Roma, il rabbino capo Isrel Zolli si convertì al cristianesimo prendendo il nome di Eugenio. Quando era bambino, entrato nella casa di un amico cattolico, vedendo la Croce esclamò … ‘ma è quello che ho letto nel profeta Isaia…’. Rabbino capo di Trieste e di Roma, versato nelle Scritture e nella tradizione ebraica. Durante il servizio in Sinagoga ha la visione … Gesù gli dice ‘questa è l’ultima volta’. Ho incontrato episodi analoghi tra i feticier africani.  La moglie e la figlia hanno sogni premonitori e comprendono che qualcosa sta avvenendo. Consapevole del suo ruolo in un momento tragico, Zolli mantiene il riserbo, ferma il primo sacerdote per strada e gli chiede il battesimo, senza spostarsi dal suo ruolo di responsabilità nei confronti dei confratelli ebrei. Comincia il suo calvario, sospettato dagli ebrei e sospettato dai cristiani, come Paolo quasi duemila anni prima. Sarà insegnante di ebraico alla Gregoriana vivendo una vita appartata di preghiera e di studio. I fratelli ebrei rimuovono l’episodio come d’abitudine. Scopro che Teresa d’Avila è di origine ebraica.
 

10 in principio la vita spirituale

L’esperienza africana con i suoi limiti, nonostante la mancanza di sintonia con il clima, riserva continuamente emozioni forti.  Capisco ogni giorno di più che il rapporto con il Dio Vivente, attraverso Gesù, nella forza dolcissima dello Spirito, rappresenta il vertice di ogni esperienza umana. Il ‘già’ di questa esperienza è come un fuoco continuo, un vulcano acceso, … il Dio vivente! La semplicità e la forza di ciò che si vede intorno accompagna la riflessione. Soprattutto la gente d’Africa. Alla luce di questo assunto vissuto in modo positivo, e senza sostituirmi agli altri, mi accorgo che continuiamo a mentire a noi stessi  e al mondo intero, … perché non dire semplicemente che il nostro ateismo concreto, la nostra solida distanza da Dio, il nostro peccato pieno di mille nuove giustificazioni ideologiche, è l’origine di tutti i mali ? … Perché fingere e mentire continuamente? So benissimo che in questi temi abita spesso la nevrosi, il risentimento, la militanza farisaica, e, paradossalmente, la mancanza di fede. Io penso che Lutero abbia assolutizzato una fede impossibile per mancanza di fede o, forse, per mancanza  del semplice coraggio di mettersi da parte, e lasciar fare a Dio. In Africa si traducono Bibbie in tutte le lingue senza creare problemi. Naturalmente non posso sostituirmi neanche a lui. Certamente mi domando oggi per che cosa protestino i protestanti?  Ma una volta fatta la patente e messo a punto l’apparato spirituale, con una totale semplicità, lavorando sulla nuda pietra (torna il sogno di Giacobbe) si arriva al dunque. Perché aspettare cinque minuti prima di morire? Dunque, nessuna deriva psicologica, manichea, apocalittica, medito e parlo di questo mentre il fuoco dell’amore di Dio brucia dentro, senza alcun calcolo previsionale,  e, soprattutto, senza alcun merito. Devo dire che, tra tutti quelli che studiano o insegnano teologia, provo una immensa tenerezza per gli studiosi di spiritualità e di teologia mistica, oltre a una certa dimessa compassione per i colleghi, gli insegnanti di filosofia, che giocano a fare moda al ribasso, alle prese con gli omosessuali e senza slanci autentici di spiritualità, o se vi piace, di metafisica … presentarsi come maestro spirituale mi è sempre sembrato sproporzionato, … usare le parole laddove le parole servono a ben poco, naturalmente, dico, dopo averle usate bene. Ovviamente questo è un mio limite. Rifletto comunque che,  soli, nelle cose di Dio, è facile e normale sbagliare; tutti noi infatti seguiamo le inclinazioni manifeste della primissima infanzia; una conversione radicale, nel senso di un posizionamento davvero nuovo e originario davanti a Dio, per quello che siamo e per quello che Egli ci chiama ad essere, riesce forse abbastanza raro.  I libri non parlano di questo, per libri non intendo certamente il Vangelo e , nell’insieme, la Parola di Dio, dove il tema nasce e si sviluppa, da Abramo a Gesù, a san Paolo… ecc.

Avverto che provengo da quindici giorni di fuoco: mi è stato affidato anche quest’anno il compito di guidare i nuovi consacrati della diocesi di Abomey: per la precisione sono otto diaconi e dodici nuovi sacerdoti. Come sempre ho reagito positivamente alla proposta, dovendo parlare di Gesù e della loro vita e non di me stesso. Si tratta di esperienze di grande responsabilità, la nuda croce non sarà mai assente da ogni cosa che diciamo.  Tra le molte cose che mi sono passate dentro, con estrema docilità, una affermazione capitale: tutti i motivi per cui quotidianamente ci lamentiamo, tutti i problemi che ogni giorno ci troviamo ad affrontare nella nostra vita, sono tutti motivi per cui è necessaria la presenza di Gesù e l’azione della Chiesa nel mondo. Gesù è la risposta di Dio, non un problema della fede … la Chiesa, in Cristo, mette infallibilmente gli uomini in contatto con Dio, nel dialogo sì, ma non nell’incertezza e nel dubbio. Con questo la Chiesa non pretende di esaurire il mistero di Gesù e dunque il mistero di Dio … siamo nell’ordine della fede e non della visione. E questo non per meriti nostri ma perché Dio vuole così, … già, il Dio vivente. Inoltre mi sono ispirato al documento indirizzato dal Vescovo al nostro presbiterio: tutte le attività del ministero sono sorgenti della sua gioia e della sua santificazione. Parlo naturalmente dell’annuncio della Parola, della vita liturgica e di una pastorale vissuta nella carità e nel coraggio apostolico.

Quest’anno c’era anche una novità: sono diventati diaconi e sacerdoti alcuni giovani che ho incontrato quattro anni fa appena giunto in Benin e di cui sono diventato un amico e un fratello maggiore.

Ma il fuoco brucia e il vulcano getta magma rovente ogni volta che si celebra l’Eucaristia … tutto ciò entra in contatto diretto con la nostra debolezza costante e senza riparo, con il nostro dualismo morale; una vera ragione, questa, per  piangere a dirotto. La vita spirituale talvolta è borderline, personalmente sono pieno di profonda comprensione per chi sbaglia, i superficiali non capiscono. Intorno all’altare in questi gironi sta ruotando l’esperienza di 3J, (jeux, joie, JESUS) inventata l’anno scorso da sr Paola. Trecento bambini e i loro animatori,  gioia ed entusiasmo travolgenti. Cantare pregare con loro, un anticipo di quello che ci aspetta alla fine. Stiamo aspettando con impazienza don Marco. L’Eucaristia acuisce la vista e il desiderio di raggiungere altri, con il vangelo, il cibo, il lavoro,  ecc… sono come pecore senza pastore,... Gesù insiste con la sua divina compassione e mi dice di chiedere senza stancarmi. Quello che sto facendo.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 13 Luglio 2015 21:43)

 

Dante politico

Clicca sull'immagine per leggere il documento

 

la dimostrazione dell'esistenza di Dio

 

 

Cours de Nouvelle Évangélisation

 

 

 

l'ecole de athenes

 

FEDE, RAGIONE E FUTURO…

Mario Neva

Mi è stato chiesto di mantenere aperto il dibattito su alcune affermazioni che riguardano il magistero di Papa Benedetto XVI, affermazioni nelle quali sostengo che Benedetto XVI, il papa tedesco, occupa un ruolo strategico nella storia della Chiesa Contemporanea, avendo egli sanato definitivamente il dissidio con la modernità e avendo sancito la fine del postmoderno e delle sue presunte profezie sulla dissoluzione dell’occidente. In tutto questo egli è anche la sintesi vivente di un comune sentire di coloro che credono e pensano dentro la Chiesa Cattolica. Procedo dunque al chiarimento. Continua...

 

Socrate

 

Introduction à la Philosophie

 

 
 
Filosofia del diritto... ovvero:
 
Da dove le leggi traggono la loro origine e la loro necessità... ? 
Un omaggio e un impegno per i bambini che lavorano, fanno la guerra, vengono abbandonati ed offesi...
un omaggio alla Giustizia...dmn
 
 
Note pour une philosophie
 

Introduzione alla lettura della enciclica LUMEN FIDEI       Descartes un filosofo penetrante e riduttivo

                     Introduzione Lumen Fidei                                      

                                                                              in un momento cruciale della storia dell'occidente

 

Finalmente, Face to God...dunque: Parlare di Dio, stare con l'intelligenza aperta davanti al Dio vivente, affrontando il senso di colpa, il dissenso e il risentimento della contemporaneità,  l'abitudine allo sfregio e l'apparente ovvietà. Non ritengo che i grandi autori citati (Agostino, Anselmo, Tomaso, Bonaventura) abbiano detto tutto quello che si deve dire sulla vita e sull'uomo: piuttosto ritengo che sul tema di Dio e del rapporto con lui si possa solo cercare di capirli, il solo modo di pensare di superarli è quello di non conoscerli o di parlarne per sentito dire. Dunque: come ascendere, dimostrare, parlare di Dio. All'obiezione pigra secondo cui ciò è semplicemente impossibile o inutile rispondo facendolo. Il mio inglese, adatto ai libretti di istruzione per la lavatrice, diventa letterario grazie a BS. Opera di pensiero insomma, fuori delle righe, in lingua...io ho già ottenuto un riconoscimento straordinario solo pensando e scrivendo, in perfetta solitudine... se qualcuno vuole appropriarsene è libero di farlo. In caso di  uso nella tesi pregherei di citare la fonte. In qualche modo occorre anticipare la perdita del senno e in qualche modo ci  si prepara alla visione, dopo la morte, si intende.

open Face to God

 
 

Leggere Dante

  Leggere Dante

 

PLATO (427-347) and his influence on Western Philosophy

Aristotele

PLATO (427-347)              Aristotele (384-322)

and his influence

on Western Philosophy

 

      Ancient Western Philosophy                              Socrates consideration                           Fede e ragione 

  Ancient Western Philosophy            Socrates (460-399B.C) … considerations               Fede e ragione

 

Philosophie antique

Philosophie antique

 

l’Année de la Fo

l’Année de la Foi

 

 

      Sofocle -  Edipo re

 

 

    Célébrer l’Eucharistie 
        dans le Monde      

  Célébrer l’Eucharistie  dans le Monde

   

 

 

        

   Paroisse Saint Moïse
           Bohicon
 

Bollettini ceret

Clicca sulle immagini per aprire i documenti

      

Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Ottobre 2013 23:30)

 

Conferenze

clicca sulle immagini per aprire i documenti

 

 

Biografie

Clicca sulle immagini per aprire i documenti

 

 

Clicca sulle immagini per aprire i documenti

 

 

 

PUBBLICAZIONI di don Mario Neva

 

Amato Masnovo (1880-1955). Un percorso filosofico

Il volume offre un approfondito studio su Amato Masnovo, massimo esponente del neotomismo italiano nella prima metà del Novecento. A partire da una ricostruzione accurata del percorso biografico e culturale dei primi cinquant'anni di vita di Masnovo, Mario Neva ne analizza la produzione scientifica, in parte a carattere storico - sulle origini del tomismo e del neotomismo - e in parte a carattere teoretico, sui rapporti tra metafisica e criteriologia. Ne emerge, nitida, la figura di uno studioso, di uno storico, di un filosofo che, senza mai abbandonare il riferimento sicuro della fede, si aprì al confronto con le correnti di pensiero che animavano in quegli anni il dibattito culturale: l'idealismo, l'esistenzialismo e il marxismo. B.MONDIN

Autore: Mario Neva

Editore: Vita e pensiero (collana Strumenti/Filosofia/Contributi)

Data di Pubblicazione: Gennaio 2003

ISBN: 9788834309469

Dettagli: p. 408


Disagio Giovanile e Suicidio

Il volume analizza con lucidità il fenomeno in crescita del suicidio giovanile, mette in risalto l'importanza di un corretto approccio sociologico-statistico e medico-terapeutico, mentre afferma la necessità di un intervento educativo volto alla prevenzione. Già a questo livello il saggio appare utile come strumento informativo, pedagogico e pastorale. Esso contiene, attraverso l'analisi del suicidio giovanile, inteso come caso estremo e irreparabile, una visione, una interpretazione della civiltà umana. Il percorso che si apre è drammatico e fecondo. M. Neva, autore di questo saggio, sostiene che, a partire da questo fondo oscuro e radicalmente negatore del senso della vita, che è il suicidio, è possibile dire la parola definitiva per il superamento del pessimismo metafisico che pervade in modi complessi e contraddittori il pensiero ufficiale d'Occidente. Il tono teoretico di alcuni tratti dello scritto è reso umano dall'irruzione dei giovani, ai quali è spazio di espressione.

Autore: Mario Neva

Editore: Paoline Editoriale Libri (collana Persona e società)

Data di Pubblicazione: 2003

ISBN: 9788831525435

Dettagli: p. 148


La ricerca del 'senso' tra l'essere e il nulla

Il volume, attraverso la suggestiva analisi di alcune opere di autori famosi, riapre in maniera solo apparentemente rapsodica il capitolo dell'interpretazione della modernità, dal seicento ai nostri giorni. L'esito è quello di una introduzione e di uno stimolo alla lettura, sullo sfondo di una esigente e rigorosa ricerca del senso dell'umana esistenza, ricondotta alla sua radice metafisica e teologica. (Settembre 2003)

 

 

 

 

 

Autore: Mario Neva

Editore: IPL

Data di Pubblicazione: 2003

ISBN: 9788878364424


Grandi libri d'europa

contributi di: Mario Neva, Andrea Malpeli, Lucia Mor, Nicoletta De Vecchi Pellati, Simonetta Valenti L'Occidente, prima ancora che essere un problema, terra di tramonti o spazio di frenetico dominio nichilista, è un immenso valore storico-culturale; solo i millenni, forse, potranno cancellarlo o, meglio, ridurlo ad impalpabile e inconsapevole presupposto. Il valore in questione risplende di luce propria nelle più importanti opere letterarie. Il volume Grandi libri d'Europa raccoglie contributi che attraversano agilmente e con perizia le opere maggiori di Cervantes, Goethe, Manzoni e Baudelaire. La pienezza espressiva del Don Chisciotte, dei Promessi sposi, del Faust e dei Fiori del male, cammina di pari passo con la profondità dei contenuti. Dalla lettura di quelli che ormai sono considerati dei 'classici', emerge la riflessione sui grandi temi dell'esistenza, che spinge ad esplorare imprevedibili orizzonti estetici, metafisici e religiosi, di cui ancora oggi la modernità vive.

Edirore: IPL

Data di Pubblicazione: 2004

ISBN: 9788878364448


Modernità e storia

contributi di: Mario Neva, Antonio Ballarin Denti, Sergio Zaninelli, Sandro Fontana, Giovanni Gregorini

 

Un'interpretazione della modernità a partire dalla rivoluzione scientifica e industriale fino ai nostri giorni. Una serie di scritti che appaiono in modo rapsodico ma, letti nell'insieme, rivelano l'istanza di coniugare l'indagine su grandi momenti della storia con un discorso complessivo, inserito nella totalità del pensiero e della fede. Un tentativo e uno stimolo per pensare di nuovo e per aggirarsi con strumenti soppesati e calibrati nel complesso e articolato mondo nel quale viviamo.

 

 

Editore: IPL

Data di Pubblicazione: 2007

ISBN: 9788880256212

Dettagli: p. 212


Afferrato da Cristo. Paolo di Tarso

Il testo riprende e amplia il percorso di approfondimento su San Paolo fatto dall’autore nei seminari tenuti presso la Fondazione Cocchetti rispettivamente sulla Lettera ai Romani (2006), le due Lettere ai Corinzi (2007), Paolo e gli interpreti (2008).

In questo saggio, che esplora la vita e l’opera di Paolo di Tarso, l’autore si mostra pienamente consapevole di toccare un aspetto fondamentale del cristianesimo delle origini. Dopo aver ricomposto le coordinate necessarie per la conoscenza del Paolo “oggettivo”, propone una interpretazione frutto di una ermeneutica che cerca lo spirito vivo dentro la lettera della parola scritta. Derivano alcune tesi caratteristiche come l’unità di pensiero e azione in Paolo, la coerenza intrinseca e lo sviluppo organico della sua visione del mondo, la verticalità del pensiero paolino centrato sulla struttura umano-divina del Vangelo di Cristo. Non mancano rilievi importanti sul rapporto del cristianesimo con la storia, il mito e la cultura.

Originali le sezioni degli “interpreti” e la “biografia teologica” alla luce della conoscenza di Paolo.Un’opera tersa, tesa, corredata da strumenti di lavoro per chi desidera approfondire.

Autore: Mario Neva

Editore: IPL

Data di Pubblicazione: 2009

ISBN: 9788878364578

Dettagli: p. 215


 

 

scritti precedenti non pubblicati su U.Spirito, M.Horkheimer, Albert Camus, E.Gilson, J.Maritain, Duns Scoto, C.Tresmontant (Laurea), Leone Magno, San Francesco Angela Merici, La Secolarizzazione, Il ministero della Parola, Etnologia,

 

CONGRESSO TOMISTICO INTERNAZIONALE,Concordanza tra Agostino e Tommaso nella problematica della conoscenza secondo Amato Masnovo.Intervento al Congresso Tomistico Internazionale. Roma CTI80, Vol. III

 

TESI DOTTORALE 1985  II voll. pp.1020.  UNIVERSITA’ URBANIANA

Neva, Mario,Contributo gnoseologico-metafisico di Amato Masnovo alla fondazione del neotomismo

Brescia 1985  Estratto Filosofia 72 pp.

 

1996 CARTESIO, AAVV, Gruppo Dialogo. Numero unico in occasione dell’anniversario della nascita del filosofo francese.(1596)

 

AAVV, Infinito suonata a quattro mani, Commentari dell’Ateneo. Brescia 2002.