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GIORNATA MISSIONARIA A NADOTA
LA PAROLA DI DIO E COME UNA SPADA AFFILATA A DUE LAME

 

COME SONO BELLI SOPRA I MONTI I PIEDI DI COLORO

CHE ANNUNCIANO LA BUONA NOVELLA

 

Evangelizzare
 

In merito alla giornata missionaria, pur considerandomi un pro tempore in Africa, spendo qualche osservazione. La prima è che senza alcuna previsione in merito, mi trovo in uno dei luoghi più tranquilli della terra. Forse perché non c’è il petrolio, non c’è il turismo sessuale; se non qualche sprovveduto pensionato con il codino grigio, che viene a cercarsi la seconda donna di quarant’anni in meno, e a fare improbabili commerci; senza riflettere sul fatto che qui i ricoveri non esistono, e che le donne giovani sono molto vitali e non sposano un vecchio per amore. E tutto per una ragione economica: la pensione qui, con una schiava in casa che fa tutto, vale quindici volte. Un posto tranquillo, soprattutto se considero la situazione del Continente africano in generale, del medio Oriente, dell’Asia, dell’Europa e dell’America, e faccio un semplice paragone davanti alla rubrica aggiornata e quotidiana dell’ANSA.it. Questo non vuol di re che i rischi non esistano. Non occorre la persecuzione o la guerra per avere degli omicidi in missione, basta il furto di qualche bandito sprovveduto, o, cosa più grave, il fastidio di qualche politico che non accetta osservazioni o intralci a traffici illeciti, come in Burundi. Qui l’insicurezza è dappertutto, la vita è esuberante e i rischi lo sono altrettanto. Rischi di salute tra zanzare, tifo ed epatiti. Rischio di incidenti. Olga, la nostra insegnante di francese, tornando dalla Nigeria su un Pullman, con la madre anziana, ha capottato tre volte, rimanendo illesa con la madre tra alcuni morti. Mi sono organizzato per i furti. Rifiuto l’idea della pistola, anche perché considero dei pistola quelli che le fanno e quelli che le vendono, e mi domando come mai certi specchi non funzionino e non parlino dalle nostre parti. Ho pensato al mitra di padre Jack, che sparava in aria per evitare le bande di Tirana; ma qui in Benin le armi sono sotto controllo e poi sparando in aria rischio di colpire uno dei passeri che continuamente, notte e giorno, mi tengono compagnia e mi ricordano che il senso della vita è un altro. E dunque ho pensato a un sistema medio. Prima di porgere l’altra guancia bisogna che gli altri ti colpiscano … ebbene, la mia difesa-offesa si sta concentrando su questo punto intermedio. Speriamo bene: quando dico che non ho niente la gente non mi crede. Anche perché  non sanno che quando aiuti non lo fai perché sei ricco, ma perché hai deciso di non esserlo. Quando poi riesci ad aiutare mille persone, nei casi più difficili e impensati, la soddisfazione è così fugace che non vale il rifiuto di un solo caso perché la richiesta supera le tue oggettive possibilità. Oggi è molto pericoloso parlare della propria vocazione, quando dici che stai cercando di fare la volontà di Dio, che dunque esiste una volontà di Dio, e che è normale e fonte di gioia seguirla, gli altri ti guardano con sospetto. Comunque la Missione non ha senso se non è Gesù a mandare, se Gesù non è presente, se Gesù non ti parla, se Gesù non ti ascolta. Il messaggio del Papa va soprattutto in due direzioni: parla della vita consacrata a servizio della missione e parla del punto di partenza della missione che sono i poveri. Quello che sta mancando alle missioni sono le persone che si consacrano totalmente alla causa del Vangelo. Da queste esperienze, che ancora si vedono da queste parti, nascono gli impegni degli altri al servizio, al matrimonio, all’educazione, alla scuola, al lavoro … è una catena, un fuoco e qualcuno deve accendere la scintilla. Trovo assai improbabile e problematico il desiderio di fare le cosiddette ‘esperienze in missione’; normalmente le missioni si riducono ad agenzie prematrimoniali tra i volontari, quando la cosa va bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rifletto poi sul fatto che  la scelta dei poveri è altrettanto importante. Evangelizzare i poveri vuol dire sollevarli dalla ristrettezza e qualche volte dalla grettezza delle preoccupazioni quotidiane. I poveri hanno il vantaggio di essere destrutturati, vivono alla giornata e se trovano il Vangelo autentico sono i primi a prenderne tutta la forza e tutta la bellezza. Naturalmente io sono realisticamente pessimista sul nostro mondo strutturato male: per essere chiaro voglio dire che arricchire vendendo pistole, abortire, aiutare la gente a morire, costruire e conservare bombe atomiche, incoraggiare l’omosessualità, affittare gli uteri, parlare di gender, fare turismo sessuale, trafficare gli esseri umani, praticare la pedofilia e giustificarla, frequentare e organizzare i centri massaggi, mettersi sulle chat-online, accusare e condannare gli innocenti ecc … il tutto sia nella stessa linea di una decadenza irreparabile, di una distruzione inevitabile e progressiva del mondo. E’ lo stesso tema variegato della perdita di senso  e di armonia che decompone il mondo. Concludo la riflessione mentre qui il tramonto è rosso fuoco e i giovani si stanno dilettando con i loro ritmi incalzanti. Ogni volta che noi mettiamo il dito nella piaga, qui un dito non basta, è perché abbiamo scoperto il rimedio, e ogni male del mondo è un luogo di annuncio della misericordia e dell’amore del Dio vivente. La verità bisogna sempre dirla, tutta. Un motivo in più per la Missione.